Miccoli: "Volevo essere come Diego, per me era come Gesù! Conte? A Torino mi suggerì una cosa"
L'ex attaccante del Palermo Fabrizio Miccoli ha rilasciato un'intervista alla Gazzetta dello Sport ha raccontando l'amore calcistico che provava nei confronti di Diego Armando Maradona che vide dal vivo in un Lecce-Napoli: “La prima volta che vidi Diego…Come se avessi visto Gesù Cristo. Mi colpì perché era altruista, giocava più per gli assist che per i gol. Volevo essere come lui. Ero in macchina quando ho saputo della sua morte. Accostai, restai fermo e muto per dieci minuti. In una cassetta di sicurezza conservo l’orecchino che la Finanza gli sequestrò all’aeroporto di Roma. Lo comprai all’asta per 25mila euro. Non l’ho mai portato, avrei voluto restituirglielo. Il tatuaggio di Che Guevara l’ho fatto perché ce l’aveva anche lui”.
Cosa accadde quando fu acuistato dalla Juve? “A Torino molti mi consigliarono di firmare per la Gea di Alessandro Moggi. Me lo suggerì anche Antonio Conte, leccese come me. Il procuratore però ce l’avevo, era Caliandro e non volevo tradirlo. Non lo so, se ciò che successe dopo avvenne per ripicca. Moggi padre mi punzecchiava sui tatuaggi, sull’orecchino, sui capelli, e quando ritornai dal prestito alla Fiorentina, ci fu un episodio sul pullman. Loro avevano vinto lo scudetto e un giorno ci portarono in Comune per una premiazione. Io venni lasciato solo a bordo, ad aspettare, una situazione umiliante. Mi cedettero al Benfica".
A Palermo come Maradona a Napoli.
L'ex calciatore di Perugia, Juventus, Palermo, Benfica e Lecce ha pou raccontato come si sentiva nel periodo in cui vestiva la maglia dei rosanero. Fu proprio in quel periodo che iniziarono i guai grossi per Miccoli: “Dovevo essere più accorto. Mia moglie lo diceva: 'Attento a chi frequenti'. Mi sentivo come Maradona a Napoli, pensavo di essere al di sopra di tutto”
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