Papu Gomez svela: "Avrei voluto giocare nel Napoli. Squalifica? Aiutato da uno psicologo"
Il 'Papu' Alejandro Gomez, ex attaccante dell'Atalanta di Gasperini, all'età di 37 anni si è rimesso in gioco dal Padova in estate e lo ha raccontato ai taccuini di SportWeek: "Perché qui in Serie B? Per rinascere", esordisce. "È una scelta di vita, non mi interessavano i soldi. Al direttore Mirabelli ho detto: ‘Guarda, io voglio solo giocare e sentirmi importante’. Non sono qui per fare passeggiate".
L'argentino si è soffermato sulla squalifica che ha dovuto scontare per due anni per doping: "Mi sono fatto aiutare da uno psicologo. Avevo troppo tempo libero, non ero abituato. Prima c’era la routine: allenamenti, partite, ritiri. E poi, da un giorno all’altro, mi sono ritrovato ad avere 35 anni, portare i bimbi a scuola e non sapere cosa fare. Ho iniziato col padel, poi ho esagerato, mi mettevo anche tre partite di fila. Non era sano. Lo facevo per non pensare, volevo scappare dai miei tormenti".
Tutto a causa di un antibiotico: "Ero arrivato a casa tardi dopo la partita. Durante la notte mi è venuto un attacco di tosse - racconta -, a quel punto ho preso lo sciroppo di mio figlio. L’ho fatto in buona fede, senza pensarci più di tanto. Qualche giorno dopo c’è stato un controllo antidoping a sorpresa: mi ero dimenticato di dichiarare l’antibiotico, e sono stato trovato positivo".
E sulla durata dello stop obbligato, Papu Gomez non ha mostrato particolare corrispondenza: "Hanno sbagliato completamente, non si può fermare due anni un giocatore per una sciocchezza come questa".
Lontano dai campi, l'ex Atalanta ha provato a cimentarsi con altro: "Ho iniziato a leggere. Per lo più libri sulla nutrizione sportiva, anche qualcuno psicologico per scavare dentro se stessi".
C'è una squadra di Serie A nella quale non ha militato, ma dove avrebbe voluto giocare? "Il Napoli. Per la passione, il sentimento dei napoletani. E poi per Diego, sono cresciuto con le sue giocate in azzurro".
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