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Allegri, quando la risoluzione? Da Milano: "Non c'è un dirigente con cui parlarne"

Allegri, quando la risoluzione? Da Milano: "Non c'è un dirigente con cui parlarne"
Oggi alle 04:00Radio Tutto Napoli
di Davide Baratto
Il giornalista Luca Serafini, vicino al mondo Milan, spiega il motivo dietro la problematica risoluzione del contratto di Massimiliano Allegri

Luca Serafini, giornalista che da anni segue le vicende di casa Milan, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.

Perché Allegri non si è ancora liberato dal contratto con il Milan? “Perché al Milan in questo momento manca una struttura dirigenziale completa e stabile. Non c’è ancora un direttore sportivo, non c’è un allenatore definito e la dirigenza è stata praticamente azzerata. Non esiste quindi un interlocutore chiaro con cui Giovanni Branchini e Massimiliano Allegri possano parlare per risolvere la situazione in modo rapido e pacifico. Il problema non riguarda solo Allegri, ma anche giocatori, mercato e programmazione della squadra. In questo momento a Milano manca proprio una guida operativa, e questo rende difficile qualsiasi trattativa e ne rallenta la risoluzione. La situazione si sbloccherà, ma non ci sono tempistiche certe”.

C’è il rischio che il Napoli cambi obiettivo a causa dei tempi lunghi? “No. La scelta di un club come il Napoli e di un allenatore come Allegri non può essere condizionata dai tempi immediati. Si può già iniziare a programmare la prossima stagione e il mercato, in attesa che il contratto venga formalizzato. Prima o poi la situazione si sbloccherà e Allegri sarà libero di firmare. Non è questo ritardo a poter cambiare le decisioni del Napoli o di Aurelio De Laurentiis”.

Perché il Milan ha avuto un crollo nel girone di ritorno? “Le cause sono diverse e non riguardano solo l’allenatore. In generale si tratta di una combinazione di: gestione complicata dello spogliatoio, mancanza di equilibrio interno, risultati che hanno abbassato la motivazione, ambiente poco stabile e poco compatto. Allegri, nella sua visione, ha cercato soprattutto di dare solidità difensiva a una squadra che in passato subiva troppi gol, quindi l’obiettivo era prima di tutto ridurre le reti incassate. Il mercato non ha sempre seguito le sue indicazioni, e questo ha portato a soluzioni tattiche adattate, con un assetto più prudente e un attacco meno valorizzato. Nel finale di stagione, però, è subentrato un crollo psicologico e ambientale: poca motivazione, tensioni interne e mancanza di unità".

Allegri ha inciso negativamente o positivamente sul Milan? “La valutazione non è univoca. Da un lato, Allegri ha cercato di dare ordine e solidità a una squadra che aveva problemi difensivi evidenti. Il suo approccio è coerente: prima non subire gol, poi costruire il risultato. Dall’altro lato, la squadra ha avuto difficoltà a esprimere gioco e continuità offensiva, anche a causa di limiti strutturali della rosa e di alcune scelte di mercato non perfettamente allineate alle sue idee. Il giudizio finale dipende quindi dal punto di vista: pragmatismo e risultati da una parte, spettacolo e continuità di gioco dall’altra”.

Allegri è un allenatore adatto al Napoli o è un tecnico “finito”? “No, non è un allenatore finito. È semplicemente un tecnico con una filosofia diversa rispetto agli allenatori più “giochisti”. Allegri è un allenatore orientato al risultato: valorizza i giocatori, costruisce una fase difensiva solida e lascia maggiore libertà agli interpreti offensivi. Non impone un sistema rigido indipendente dalla rosa, ma si adatta alle caratteristiche dei giocatori. Nel caso del Napoli, con una squadra di qualità e una società strutturata, può fare bene. Probabilmente non offrirà sempre uno spettacolo simile a quello di Sarri, Spalletti o Conte, ma può essere efficace e competitivo”.

Che tipo di allenatore sarebbe Allegri in un contesto come Napoli? “Un profilo adatto a una squadra che vuole vincere. Il Napoli ha bisogno di continuità e gestione, e Allegri è un allenatore pragmatico che punta al risultato. Non è un tecnico che “mette dieci giocatori davanti alla porta”, ma privilegia equilibrio e organizzazione. In una società solida, con giocatori di qualità e una struttura stabile, può essere una scelta coerente dopo cicli importanti già vissuti con allenatori come Spalletti, Conte e Sarri”.