Badiashile, l’esperto di calcio francese: “Ve lo presento, per caratteristiche ricorda Tomori”
Alain Valnegri, esperto di calcio francese, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "L'ho seguito fin dagli esordi al Monaco, quando debuttò a soli 17 anni con Thierry Henry in panchina. In quella stagione il Monaco rischiò addirittura la retrocessione in Ligue 2, ma lui fu una delle poche note positive. L'anno successivo, a 18 anni, si parlava persino dell'interesse del Real Madrid. È un centrale mancino, molto agile, bravo nelle letture e nell'anticipo. Non è un difensore particolarmente potente dal punto di vista fisico, ma è veloce nei movimenti, ha un discreto gioco aereo e possiede anche una buona qualità nell'impostazione e nel lancio lungo. Negli ultimi anni, però, ha giocato poco e non so se sia dipeso dagli infortuni, dalla concorrenza o da altre situazioni interne al Chelsea. Di sicuro oggi è alla ricerca di una nuova sfida."
Può essere uno di quei calciatori che in Premier trova poco spazio ma in Serie A riesce a rilanciarsi?
"Credo sia proprio questo il ragionamento che stanno facendo i direttori sportivi. Quando valuto un giocatore del Chelsea guardo soprattutto le presenze in Premier League: sono quelle che ti fanno capire se è riuscito ad affermarsi oppure no. Ricordiamo che il Chelsea ha giocato spesso con la difesa a tre e, se non è riuscito a ritagliarsi spazio, evidentemente qualcosa è mancato. Dal punto di vista tecnico e atletico le qualità le possiede. Bisogna però capire bene la natura dei tanti problemi muscolari che ha avuto: parliamo di un numero elevato di partite saltate nelle ultime stagioni. Se il Napoli riuscisse a impostare un'operazione in prestito con diritto o opzione, il rischio sarebbe comunque limitato, perché il potenziale del ragazzo è importante."
A quale difensore della Serie A lo paragonerebbe?
"Per caratteristiche mi ricorda giocatori come Lucumí, Tomori o anche, per certi aspetti, Koulibaly, almeno come modo di interpretare il ruolo. È un centrale molto mobile, che ama uscire in anticipo e non è il classico difensore da blocco basso. Naturalmente non bisogna esagerare con il paragone con Koulibaly, che è stato un difensore dominante e aveva una leadership completamente diversa. Badiashile è più leggero, meno autoritario, ma la tipologia è quella."
Come giudica il mercato delle big italiane?
"Alcune società stanno lavorando bene. Il Como, ad esempio, mi piace molto: ha disponibilità economica, ma soprattutto sta facendo un mercato intelligente e funzionale. La Fiorentina ha cambiato tanto e probabilmente chiuderà con un piccolo passivo. La Roma dovrà capire chi riuscirà a trattenere, perché perdere giocatori importanti significherebbe indebolirsi. In generale, però, il vero problema è che girano pochi soldi. Quando la Premier League compra in Italia il mercato si muove, altrimenti tutte le società fanno molta più fatica. Perfino il Napoli, che ha i conti in ordine, si ritrova bloccato da parametri economici che meritano probabilmente una riflessione."
Quale futuro vede per il calcio italiano?
"Se non si lavora sulle idee sarà difficile crescere. La Spagna, al di là di Real Madrid, Barcellona e Atletico, ha costruito il proprio rilancio valorizzando i vivai. Così aumenta il livello del movimento e, di conseguenza, la Premier torna a comprare nel tuo campionato. In Italia, invece, si lavora troppo attraverso i procuratori e troppo poco sulla crescita dei giovani."
Dove nasce il problema nella valorizzazione dei talenti italiani?
"Per me il nodo è il passaggio dal settore giovanile al calcio professionistico. Se prendiamo tutte le Nazionali dall'Under 17 all'Under 21 degli ultimi anni, troviamo tantissimi ragazzi che hanno vinto Europei o disputato finali mondiali. Poi però quanti di loro giocano davvero in Serie A? Pochissimi. Fabbian, Casadei, Liberali e tanti altri sono esempi evidenti. Vent'anni fa la Serie B era piena di giovani destinati ad arrivare ad altissimi livelli; oggi, invece, molti vengono prestati senza un progetto tecnico oppure restano bloccati nelle seconde squadre. Se un ragazzo è bravo deve giocare subito, anche sbagliando. È così che crescono i campioni."
Esistono formule migliori per valorizzare i giovani?
"Assolutamente sì. Ci sono società che cedono un ragazzo mantenendo una percentuale sulla futura rivendita o un diritto di recompra. In questo modo il club che lo acquista lo sente davvero suo e lo valorizza. È una strada molto più intelligente rispetto ai prestiti continui. L'importante è dare continuità ai giovani, perché senza minuti in campo il loro valore inevitabilmente si perde."
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