Borrelli: "Possono piacere o no, ma ADL e Ferlaino hanno fatto la storia del Napoli"
Francesco Emilio Borrelli è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.
Massimiliano Allegri sta per arrivare a Napoli. Che impatto avrà sulla piazza azzurra?
"Mi perdonerete, ma non riesco a essere un commentatore su alcune vicende di carattere calcistico. Io mi auguro che possa fare il meglio per la nostra squadra e soprattutto per il bel gioco del calcio, perché adesso abbiamo bisogno di una forte motivazione e soprattutto di superare quello che è il continuo stillicidio di polemiche e di paragoni. Veniamo da due stagioni che, al di là di chi è più tifoso o chi meno, ci hanno portato alla vetta della classifica e a vedere molto spesso anche un bellissimo gioco. Forse bisogna ritrovare lo spirito di squadra e di entusiasmo. Stiamo parlando di una squadra di calcio che continua a essere ai vertici. Dopodiché l'allenatore, io mi auguro che sappia fare bene il suo mestiere. D'altronde, se non sanno fare bene il loro mestiere, non so che cosa facciano gli allenatori."
Ieri sera allo stadio Maradona si è tenuto un evento molto importante con la nazionale palestinese. Quanto è stato significativo?
"Credo che sia stato un momento molto importante. Vedere giocare la nazionale palestinese mi ha fatto estremamente piacere. Ovviamente ero anche contento per la Nazionale Cantanti, per tutto il clima che si è creato e per i 15mila biglietti venduti. Credo però che ci sia una sorta di blocco sulla questione della Palestina, tranne quando avvengono fatti eclatanti. Invece è uno Stato, speriamo che venga riconosciuto prima o poi, e un popolo che merita il nostro sostegno, merita la nostra amicizia e soprattutto merita di essere sostenuto. Almeno per quanto mi riguarda, io continuerò a farlo nel mio piccolo e nel mio grande. Per me è stata una bella emozione stare tutti quanti assieme. Ovviamente per me è stato particolare anche il legame con la famiglia del piccolo Domenico, che era lì presente ed era uno dei soggetti beneficiari della raccolta fondi."
Come si esce dalla crisi del calcio italiano?
"C'è una cosa: quando io ero giovane, le squadre di calcio erano composte al massimo, se non sbaglio, da due o tre stranieri. Adesso noi vediamo di fatto il Mondiale ogni anno nel nostro campionato e l'investimento sui giovani del nostro Paese è praticamente nullo. È evidente che l'ultima volta che abbiamo partecipato con successo a un Mondiale era quando c'era ancora una generazione di calciatori che proveniva dalla dura fatica di diventare professionisti nel nostro territorio, dai pulcini delle squadre. Oggi non c'è più niente di questo. È un business estremo. Non dico che non dovrebbero giocare gli stranieri nel nostro Paese, però oggi probabilmente dovremmo farlo con un numero minore e con delle regole. Che senso ha fare un campionato italiano quando i primi a non giocare sono proprio gli italiani? Credo che bisogna ritrovare un po' di equilibrio e anche di sforzo da parte delle società, che non è che siano esterofile, ma è molto più comodo andare a cercare all'estero giovani promesse, come furono Pelé o Maradona per fare un esempio, che arrivano da situazioni difficili, li paghi poco all'inizio, piuttosto che formarli nel nostro Paese. Questo è un errore che si ripercuote nel calcio come in tutte le attività del nostro Paese. Cerchiamo di fare i furbi e poi alla fine ci ritroviamo dissanguati all'interno del Paese stesso."
Quanto è merito di Aurelio De Laurentiis nella crescita del Napoli e della città?
"Guardate, io penso che ci sia una cosa che bisogna riconoscere. Noi abbiamo avuto due presidenti che hanno rappresentato la storia del Napoli, anche perché sotto la loro presidenza sono arrivati i quattro scudetti: Ferlaino e De Laurentiis. Adesso possono piacere oppure no, possono stare simpatici o antipatici, tutto quello che vogliamo. Il tema vero è che sono stati due presidenti che hanno fatto bene il loro mestiere, portando ai vertici la nostra squadra, che è una delle pochissime del Sud e delle isole che ha conquistato titoli importanti nel campionato e nel mondo. Questo ci deve far riflettere su quanto sia difficile, come diceva De Crescenzo, se sei sempre meridionale di qualcuno, farti strada in qualsiasi sistema. Oggi noi non possiamo che ringraziarli. Io non mi aggrego mai ai cori di antipatia o a tutti quelli che diventano allenatori e spiegano a De Laurentiis come si deve comportare. Il suo carattere è noto. Poi si dice che deve spendere di più o di meno, ma è tutto relativo. Intanto la squadra l'ha messa in campo lui, questa e quelle precedenti, non altri."
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