Esonero Allegri? Bucchioni: “Sarebbe prematuro! Ma ha dimenticato come si leggono le partite”
Enzo Bucchioni, direttore di Italia 7, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tematica sul Napoli live dalle 7 su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania, per analizzare il difficile momento degli azzurri dopo il pareggio per 3-3 contro la Roma. Il giornalista ha difeso Massimiliano Allegri dall'ipotesi di un esonero immediato, pur criticando duramente la gestione tattica della partita contro i giallorossi. Secondo Bucchioni, il Napoli ha mostrato segnali incoraggianti per oltre settanta minuti, ma l'allenatore non è riuscito a rispondere adeguatamente alle mosse di Gian Piero Gasperini. Nel corso dell'intervista, spazio anche alle difficoltà di una rosa ritenuta troppo anziana, all'eredità lasciata da Antonio Conte e all'imminente sfida contro la Juventus.
Cambiare allenatore potrebbe servire a dare una svolta alla stagione del Napoli?
“Credo che sia prematuro un'idea di questo genere, anche perché Allegri ha un contratto lungo, molto oneroso e le società devono pensare anche a questo. Poi hai un allenatore che, per la storia che si porta dietro, è ancora di prima fascia, quindi speri che riesca a trovare la chiave per risolvere la situazione. Pensi di poter ripartire da quei settanta minuti e più durante i quali il Napoli ha mostrato un buon gioco, ha messo sotto la Roma, che è una delle squadre, se non la migliore, di questo inizio di stagione. Metti assieme tutte queste cose e dici: aspettiamo, vediamo la prossima partita. Magari invece di giocare alla grande settantacinque minuti arriviamo a ottanta, novanta, cominci a vincere le partite e ti rimetti in carreggiata. Mettere ora l'interrogativo sul futuro di Allegri dopo appena otto giornate sinceramente non me la sento. È vero che sei indietro in classifica, sei lontano undici punti dalla vetta”.
Allegri ha conquistato meno punti di Rudi Garcia, ma continua a godere della fiducia della società. Perché?
“C'è un motivo anche qui, secondo me, perché Rudi Garcia ha preso una squadra sulla cresta dell'onda, una squadra che aveva appena vinto lo scudetto e che avrebbe dovuto continuare. Di solito quando vinci si dice che vincere ti aiuta a vincere e quindi sull'onda di quell'entusiasmo avresti dovuto ripartire con la stessa energia, lo stesso gioco. Invece lui è andato a incidere sul sistema e non doveva toccare nulla. Lo spogliatoio non l'ha gradito. Sono tante situazioni che ti hanno portato a dire che la squadra poteva fare di più e l'allenatore non riusciva a entrare in sintonia, non riusciva a farla esprimere. Qui la situazione è ben diversa, perché Allegri ha una squadra vecchia, il Napoli ha una media d'età di oltre trent'anni, una società che non ha voluto fare mercato per i motivi che abbiamo spiegato tante volte. Quindi hai preso un allenatore al quale hai detto: fai del tuo meglio, sei bravo a rigenerare i gruppi, a valorizzare i singoli, a creare empatia. Fai tutto questo per cercare comunque di tirare fuori una stagione dignitosa. Non hai preso Allegri chiedendogli di andare a vincere lo scudetto. Poi lui non è stato neanche fortunato, diciamo la verità. A volte un po' di fortuna ti aiuta. Un allenatore che basa il suo lavoro sui giocatori e non sul gioco, quando vengono a mancare McTominay e Anguissa va in difficoltà. Ora io mi attaccherei, pensando al futuro, proprio a quegli squarci di grande gioco che ho visto sabato contro la Roma. Se il Napoli è in grado di esprimere questo gioco, questa qualità, questa intensità, vuol dire che non è tutto da buttare”.
Cosa non ha funzionato nella gestione della partita contro la Roma?
“Ho in mente soprattutto il primo tempo, quando la Roma non ci ha capito nulla perché le marcature uomo contro uomo non hanno funzionato per i continui cambi di posizione dei giocatori del Napoli. Allegri la Roma l'ha studiata bene, aveva capito cosa fare per metterla in difficoltà. Questa è la qualità di un allenatore che studia gli avversari come pochi altri. Poi mi è piaciuto molto meno quando è stato il momento di rispondere alle mosse di Gasperini. Secondo me il problema che è nato sabato è che Allegri ha tardato nelle sostituzioni e ha fatto arretrare troppo la squadra, invece di mettere dentro giocatori freschi per poter continuare a fare il gioco che aveva fatto fino al settantesimo minuto”.
Nel suo editoriale ha scritto che Allegri forse ha dimenticato come si leggono le partite. Perché?
“Sono sorpreso, perché Allegri ha sempre fatto questo. Era la sua specialità preparare le partite, capire i difetti degli avversari e poi gestirle, leggere le situazioni, intervenire, cambiarle. Dentro una partita ci sono tante altre partite diverse. Sul 2-0, quando Gasperini fa delle mosse e mette dentro energia, l'ho visto anch'io seduto in poltrona, non ero sulla panchina del Napoli, c'erano alcuni giocatori che avevano un po' la lingua fuori. Allora cosa devi fare? Era chiaro che la Roma avrebbe attaccato per cercare di recuperare, anche in maniera squilibrata. Arretri, ti metti undici giocatori dentro l'area e prima o poi il gol lo prendi. Dovevi mettere dentro dei giocatori di palleggio. Hai in panchina Lobotka, lo metti dentro, magari togli Lang, non lo so, ti metti a fare il 4-4-2 in modo da difendere più alto, chiudere le linee di passaggio e difenderti palleggiando. Era questa la strategia che dovevi adottare a un certo punto della partita. Magari togliendo anche Hojlund e mettendo Vergara per andare negli spazi. Insomma, qualcosa di diverso andava fatto. Non aspettare che De Bruyne non riuscisse più a correre. Comunque non mi è piaciuta la gestione delle sostituzioni. Soprattutto non mi è piaciuta l'idea di andare a difendere dentro l'area. Infatti poi hai visto quello che è successo. E non sei stato neanche in grado di gestire il nuovo vantaggio sul 3-2. Queste sono cose non da Allegri. È lì che devi lavorare, lì che devi crescere nella gestione complessiva del gruppo”.
Juric ha definito favoloso il Napoli visto contro la Roma. Allegri sta provando a proporre un calcio diverso dal passato?
“Quella storia delle quattro punte sarà un po' provocatoria, perché lui vive con sofferenza queste accuse che gli vengono da tante parti, quando gli dicono che è un catenacciaro e che fa un calcio vecchio. Lo vive con sofferenza, lo vedo da tanti atteggiamenti. Un po' ha cambiato, ma so perché ha cambiato: perché si è ritrovato una squadra, il Napoli, che da tanti anni fa un certo tipo di calcio e non poteva dirgli: ora vengo io, cambiamo tutto, giochiamo in maniera utilitaristica. Il Napoli ha sempre giocato in maniera brillante, riparto da Benitez, Sarri, Spalletti, anche Conte, aggressione alta, ripartenze. Non puoi snaturare una squadra, perché molti giocatori sono gli stessi. Lui in certi momenti della partita fa quel tipo di calcio che non gli appartiene, ma poi dov'è la contraddizione? Quel tipo di calcio deve continuare a farlo anche quando ti difendi. Se attacchi e poi, quando vai in vantaggio, fai il fortino da vecchio calcio degli anni Settanta, questa squadra non è in grado di difendere in quel modo. Primo perché non ha grandi difensori e poi perché non c'è proprio la mentalità. È cambiato anche il calcio. Oggi, con le regole cambiate, certe cose non le puoi più fare. Avete visto Beukema che figura ha fatto? Gli arbitri non fermano più il gioco. Il gioco è più rapido, scorre, quindi quel tipo di difesa non funziona più. Devi cambiare tutti e due i modi di giocare, non puoi cambiare soltanto la fase offensiva. Il Napoli ha perso sette punti in situazioni di vantaggio, più tre in Champions. È proprio la capacità di difendere che manca”.
Le difficoltà attuali del Napoli dimostrano che Antonio Conte aveva individuato i problemi della rosa?
“È evidente che sia così. Qualcosa ha sbagliato anche Conte, facendo comprare dei giocatori che non si sono rivelati all'altezza. Penso a Lucca, tanto per dirne uno. È evidente che sia una squadra a fine ciclo o, se non è a fine ciclo, è una squadra usurata. Tanti giocatori sono ancora quelli dello scudetto di Spalletti, poi ne hanno vinto un altro. Sono stagioni molto lunghe, attorno alle cinquanta partite, è un calcio intenso che hanno giocato per anni. Quindi è una squadra che ha dato tanto. In certe situazioni, in certe partite, i valori tornano fuori, ma non puoi chiedere a questa squadra una continuità di rendimento su trentotto partite di campionato. Ci sono delle criticità. Rrahmani ha tirato la carretta per anni. Se sei in un momento in cui non è quel Rrahmani dominante di due o tre anni fa, è tutto molto normale. È una squadra che è la più vecchia del campionato, oltre trent'anni di media. Tutte situazioni che alla fine ti presentano il conto”.
Anche i nuovi acquisti stanno deludendo le aspettative?
“Se Lucca fosse un'alternativa credibile a Hojlund, che peraltro è giovane, sarebbe comunque una soluzione. Se Lang fosse quello che avevamo visto in Olanda, determinante, avresti un ricambio in più. Gli stessi difensori che sono arrivati hanno fatto un po' di fatica. Beukema non è neanche la metà di quello che abbiamo visto a Bologna. Quelle che dovevano essere energie, risorse, non lo sono state. Questa squadra è vecchia, quindi Conte aveva capito tutto questo. Per fare il suo calcio ci vuole energia, ci vogliono giocatori motivati. Qui un po' di fame manca, perché ci sono giocatori che hanno già vinto parecchio, gente che ha vinto due scudetti. Cosa gli puoi chiedere? Di buttarsi nel fuoco? Non ci si buttano, anche perché mancano le forze, le energie, proprio anche inconsciamente. Conte è uno che l'asticella la vuole alzare tutti i giorni, quindi non è più la sua squadra, ma fa fatica anche chi ha preso la sua eredità, anche con un calcio più conservativo. Non puoi chiedere ai giocatori di giocare novanta minuti con l'intensità vista contro la Roma. Devi avere la capacità di difenderti con la palla tra i piedi. Nessuna squadra gioca novanta minuti schiacciando l'acceleratore. Puoi farlo per alcuni momenti, poi ti riposi, ma in maniera attiva, con la palla tra i piedi, non facendoti schiacciare nella tua area”.
Il calendario sempre più fitto sta incidendo anche sugli infortuni?
“È un grandissimo tema, però credo che le società e le squadre debbano abituarsi a convivere con questa situazione, perché tanto il calcio non torna indietro. Lo vedi cosa sta succedendo in Premier League: le grandi squadre hanno rose da trenta giocatori. Il problema è tutto lì. Il nostro calcio non se le può permettere, perché aumenterebbe il monte ingaggi e tutto quello che comporta un aumento della rosa. Anzi, in Italia stiamo diminuendo il monte ingaggi per comprimere i costi, perché il nostro calcio non produce utili. Con questo calcio, dalle quarantacinque alle cinquanta partite l'anno, e c'è chi ne gioca ancora di più, è chiaro che i giocatori oggi si usurano prima. Devi avere dei ricambi, un turnover più massiccio. È questo il destino. Squadre come il Napoli, molto vecchie, o anche la Juventus, con tanti giocatori che non sono mai riusciti a entrare o non sono da Juventus, fanno fatica e poi si infortunano anche più facilmente. Quando chiedi a un giocatore di andare oltre, è come con le macchine: alla fine fondono”.
Quanto peserà lo scontro diretto tra Juventus e Napoli?
“Secondo me, alla fine, in questa situazione tirare avanti e non perdere diventa più importante. Allegri ragiona così, perché andare a Torino, provare a vincere e poi perdere sarebbe un processo. Immagina cosa succederebbe. È comunque un punto a Torino contro la Juventus. Vedrai se mi sbaglio. Secondo me la storia della squalifica e il fatto di non provare a farsela ridurre c'entrano anche con questa partita. Perché andare a Torino, con tutte le tensioni, ripresentarsi nello stadio dove secondo me non sarebbe neanche accolto bene, con le contestazioni che ci sono state per quel tipo di calcio... Si è tirato fuori anche per questo, per isolare un po' la squadra e lasciarla più serena. La sua presenza, secondo me, avrebbe turbato un po' l'equilibrio. Poi magari a vincere ci proverai. Però credo che, in questo momento, non perdere sia più importante”.
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