Bucchioni: "Se il Napoli perde con la Roma, rischia già di compromettere il campionato!"
Napoli-Roma può rappresentare un passaggio decisivo per la stagione degli azzurri, chiamati a dare continuità ai segnali di ripresa mostrati in Champions League contro il Bodø/Glimt. Della sfida del Maradona, delle difficoltà della squadra di Allegri e del futuro societario del club ha parlato il giornalista Enzo Bucchioni, intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tematica sul Napoli e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
Oggi il Napoli ha più motivazioni della Roma per vincere? "Non c'è dubbio: questa è una partita da vincere a tutti i costi. Significherebbe dare un segnale a se stessi e alla classifica, ma anche all'esterno. Il Napoli deve dimostrare qualcosa, perché finora ha perso le partite più importanti in campionato, contro Como e Inter. Questa è uno scontro diretto: eri partito con l'idea di poter essere uno dei candidati allo Scudetto, mentre adesso sei molto indietro. È un'occasione per riavvicinarti alla zona che conta. Mi aspetto una grande prestazione dal punto di vista caratteriale, se davvero il gruppo si è ricompattato, se l'allenatore ha cominciato a incidere nello spogliatoio e nelle scelte e se i giocatori lo seguono. In Champions League abbiamo visto dei miglioramenti, non tanto nella fase difensiva quanto nell'atteggiamento della squadra. Sono rientrati alcuni giocatori di riferimento e abbiamo visto De Bruyne in una posizione più consona alle sue caratteristiche. Ci sono diversi elementi che fanno pensare a una possibile svolta per il Napoli, ma adesso bisogna dimostrarlo. La sfida con la Roma è la prima occasione utile. L'avversario sta molto bene ed esprime un grande calcio. Sarà un test per capire se il Napoli è tornato a quei livelli e se può rimanerci, con uno spogliatoio sano, motivato e desideroso di fare bene. Tutto questo può diventare un grande carburante dal punto di vista emotivo".
In questo inizio di campionato, che Napoli sta vedendo? "Innanzitutto, è stato fortemente penalizzato dagli infortuni, ma questo non può diventare una giustificazione. Ognuno fa il calcio che ritiene più adatto e Allegri propone il suo. La perdita di giocatori importanti come McTominay e Anguissa ha inciso molto. Per un allenatore che mette al centro del proprio lavoro i giocatori, la loro collocazione e le motivazioni, senza partire necessariamente dal gioco, queste assenze pesano più che per un allenatore maggiormente legato a un sistema di gioco. Abbiamo visto che, appena sono tornati alcuni giocatori di riferimento, i miglioramenti sono stati evidenti. Il recupero di De Bruyne, per esempio, è un aspetto importante. Mi aspetto che Allegri trovi una collocazione ormai ottimale per questi calciatori. Una delle cose che facevamo fatica a capire era la mancata sintonia tra Allegri e De Bruyne. L'allenatore è sempre riuscito a entrare in sintonia con giocatori di questa qualità, affidando loro le chiavi della squadra e individuando la posizione giusta, gradita anche al calciatore. È successo, per esempio, con Modric. Un giocatore come De Bruyne può aumentare le possibilità della squadra, la qualità e la personalità. È questo che mi aspetto da Allegri. Mi aspetto anche miglioramenti nella fase difensiva, che al momento è ancora carente. Può sembrare strano che una squadra allenata da Allegri non difenda bene, ma bisogna considerare che, fino alla scorsa stagione, il Napoli difendeva in modo diverso, aggredendo alto e andando a pressare il portatore di palla con meccanismi differenti da quelli richiesti da Allegri, che predilige una difesa più orientata sull'uomo e un blocco basso. Sono sistemi diversi, che richiedono tempo per essere assimilati. Anche l'Atalanta, per esempio, incontra difficoltà nel passare dalla difesa a uomo alla difesa a zona, secondo le richieste del proprio allenatore. Il Napoli deve migliorare questi aspetti: l'assetto sembra già più efficace, adesso bisogna lavorare sulla fase difensiva e sull'atteggiamento. Voglio vedere cattiveria, aggressività e la volontà di non mollare mai, qualità che le squadre di Allegri hanno sempre avuto".
Forse il Napoli deve ritrovare proprio quella cattiveria che ha sempre contraddistinto le squadre di Allegri. Potrebbe essere utile anche sentirsi messi in discussione? "Sì, assolutamente. Quella contro il Bodø/Glimt era una partita simile, per certi aspetti, a quella che il Napoli dovrà affrontare contro la Roma: una gara da vincere assolutamente, perché altrimenti si sarebbe compromesso il percorso in Champions League e la possibilità di raggiungere almeno i playoff. Quando le squadre sono con le spalle al muro e devono assumersi le proprie responsabilità, devono venire fuori i giocatori di grande personalità e carattere. La vittoria in Champions League è un esempio di quello che deve essere il Napoli. Ci sono delle similitudini con la partita contro la Roma proprio sotto questo aspetto. Pensate a cosa succederebbe se il Napoli dovesse perdere: sarebbe una catastrofe, perché rischierebbe di compromettere gli obiettivi di campionato già dopo otto giornate. Sarebbe inaccettabile. Bisogna considerare anche le polemiche e tutto ciò che ruota intorno al calcio di oggi, soprattutto in Italia. È una gara che non puoi assolutamente perdere, e i giocatori lo sanno. I problemi nascono quando mancano personalità e carattere, ma il Napoli ha calciatori di livello. Torniamo al discorso iniziale: ci sono momenti decisivi, in cui le grandi squadre devono capire che non possono sbagliare. Credo che il Napoli abbia queste qualità e che l'allenatore sappia quali tasti toccare. Il problema è che la Roma, in questo momento, gioca un calcio straordinario. Le difficoltà non riguardano tanto la capacità di comprendere l'importanza della partita, quanto gli aspetti strettamente tattici. Contrastare la manovra offensiva della Roma, con Malen e tutti i movimenti proposti da Gasperini, sarà la sfida più difficile per il Napoli. Servirà una grande prestazione non soltanto sul piano caratteriale, ma anche su quello del gioco: bisognerà saper difendere, chiudere gli spazi e ripartire. La Roma, in alcune situazioni, concede spazi per le ripartenze. Il Napoli dovrà interpretare la partita nel modo migliore sotto tutti gli aspetti".
Voglio stuzzicarla sulle parole di De Laurentiis. Lei crede davvero che qualcuno possa aver offerto 3,5 miliardi di euro per il Napoli e che il presidente abbia rifiutato questa proposta? "Me lo sono chiesto anch'io leggendo le notizie arrivate poco fa e circolate sul web. Nel mondo e nella vita può succedere di tutto. Esistono personalità che vanno oltre il denaro, anche se, a prima vista, una situazione del genere sembra incredibile. De Laurentiis è sempre stato molto attento a questi aspetti. Si tratta di tanti soldi, ma bisogna chiedersi se De Laurentiis abbia davvero bisogno di venderе oppure se sia già a un livello tale da potersi permettere di tenere il Napoli, che per lui è una sorta di giocattolo. Sinceramente, non riesco a immaginare De Laurentiis senza il Napoli. È un grande imprenditore cinematografico, ma la società azzurra gli ha dato qualcosa che prima non aveva: una popolarità enorme, una passione e un seguito che vanno ben oltre il suo settore di provenienza. A volte queste cose non hanno prezzo. Se lo chiedete a me, probabilmente venderei il Napoli domani. Penso, però, che De Laurentiis abbia già molti soldi e che per lui contino soprattutto la passione e la possibilità di continuare a fare ciò che gli ha garantito una visibilità straordinaria. Era già un personaggio importante, ma più di nicchia. Il calcio, invece, ti apre molte porte e ti dà una visibilità internazionale. Il Napoli ha milioni di tifosi in tutto il mondo: prima non credo che ci fossero altrettante persone a seguire i film di De Laurentiis, con tutto il rispetto. Mi interessa soprattutto capire che cosa potrebbe succedere in futuro. Quando De Laurentiis dice che, se dovesse vendere, lo farebbe a un napoletano, forse lascia intendere che ci sia qualcosa su cui si sta ragionando. Si parla dell'imprenditore Gianluigi Aponte, proprietario di MSC, con il quale esiste l'idea di costruire lo stadio e il centro sportivo e di sviluppare nuove opportunità di business. Potrebbe essere il punto di partenza per un accordo più ampio, che comprenda anche il Napoli. Non lo so, ma se De Laurentiis ha fatto una dichiarazione del genere, probabilmente non l'ha fatta a caso. Non è il tipo di persona che lancia certe idee senza pensare a quello che potrebbe succedere dopo".
De Laurentiis non vuole vendere il Napoli, non intende farsi da parte e vuole continuare a essere protagonista. Forse, però, sa che per realizzare i progetti relativi allo stadio e al centro sportivo ha bisogno di un sostegno economico. Nessuno vuole mandarlo in pensione: avere un presidente come lui, oggi, non è scontato, pur con tutti i pro e i contro del suo modo di gestire la società. Potrebbe aver bisogno di un partner per costruire ciò che ha promesso? "È proprio per questo che, in conclusione del discorso precedente, dicevo che bisogna seguire questa pista. De Laurentiis è stato un grande presidente: ha vinto gli Scudetti e ha portato il Napoli a un livello che, secondo me, nessun altro aveva raggiunto, neanche Ferlaino. Quest'ultimo è stato bravo a prendere Maradona, ma in quel caso gli Scudetti sono arrivati anche grazie a un campione straordinario. A De Laurentiis vanno riconosciuti il lavoro e i risultati ottenuti. Adesso, però, vuole ampliare il progetto e costruire un Napoli ancora più grande. Si tratta di sviluppare le strutture e le infrastrutture, investire nel settore giovanile e creare un centro sportivo che permetta di coltivare i talenti. L'obiettivo è collocare il club a un livello ancora più alto non tanto sul piano sportivo, dove ha già raggiunto il vertice, quanto sul piano organizzativo, avvicinandolo ai grandi club internazionali. Per farlo, ha bisogno di un socio, di qualcuno che condivida lo stesso progetto e metta a disposizione le risorse necessarie. Credo che questo possa essere il futuro del Napoli. Ripeto: De Laurentiis non ha fatto quella dichiarazione a caso. Se dovesse concretizzarsi un accordo con un altro grande imprenditore come Aponte, mettendo insieme le risorse e le capacità di entrambi, il Napoli potrebbe trarne soltanto beneficio. De Laurentiis non perderebbe necessariamente il suo giocattolo: resterebbe protagonista, o coprotagonista, di un'operazione che avrebbe una dimensione sia sportiva sia economica. Il club potrebbe così compiere un salto enorme. È una critica che ho sempre rivolto a De Laurentiis: è stato bravissimo a ottenere risultati e a gestire la società, ma non ha costruito una struttura organizzativa paragonabile a quella dei grandi club internazionali. Il Napoli è rimasto, per molti aspetti, una società a gestione familiare, con De Laurentiis nel ruolo di un capo famiglia straordinariamente capace. Se il Napoli vuole gettare le basi per un futuro che duri altri 50 o 100 anni, deve cambiare rotta. E questa potrebbe essere quella giusta, perché De Laurentiis, da solo, non ha realizzato una trasformazione del genere in vent'anni e difficilmente la realizzerà in futuro senza un partner. Se arrivasse qualcuno con una visione e risorse adeguate, il progetto potrebbe finalmente compiere un ulteriore passo avanti".
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