Caporale: “Cambio modulo non è la panacea di tutti i mali, nel Napoli è lampante una cosa"
Carlo Caporale, giornalista e conduttore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
In questa pausa per le Nazionali, su cosa deve lavorare soprattutto Max Allegri?
“In questo momento, con una rosa un po’ dimezzata, deve curare soprattutto quei giocatori che devono crescere di condizione, devono al più presto mettersi al passo con i compagni e provare a dare un contributo importante alla squadra. Poi, quando rientreranno tutti, chiaramente ci sono quegli aspetti che in qualche modo abbiamo sottolineato e che devono essere oggetto di miglioramento per cercare di incrementare il livello prestazionale della squadra e, di conseguenza, anche il cammino in campionato e la classifica, facendo più punti di quanto non si sia fatto in queste prime cinque partite, che sono naturalmente ancora un breve tragitto rispetto alle 38 dell’intera stagione di Serie A. Però si è creato già un dislivello tra le prime e il Napoli. Cresce poi, quando non ottieni dei risultati brillantissimi, un po’ di malcontento generale, la tua autostima e il morale non sono ai massimi. Quindi sono tutte situazioni per le quali è preferibile far sì che possa registrarsi un’inversione di tendenza e speriamo che questo avvenga naturalmente fin dalla prima gara alla ripresa, che non è semplicissima”.
Al rientro dalla sosta il Napoli avrà nove partite in 27 giorni. Può bastare un cambio di sistema di gioco per tornare a vincere con continuità?
“Io penso che ormai i sistemi di gioco abbiano un’importanza, ma non più come una volta. È molto più importante l’interpretazione che la squadra fa delle gare, i cosiddetti principi di gioco che applica durante la gara stessa, come li applica, come si legge la partita da parte dell’allenatore e, di conseguenza, anche da parte dei giocatori, che vengono guidati dalla panchina ma poi ci devono mettere anche un po’ del loro, perché l’allenatore non è sempre in campo e quindi a volte i giocatori devono essere bravi a rendersi conto dei vari momenti di una gara. Sono tutti aspetti che concorrono poi a quel discorso che facevamo prima dei miglioramenti e bisogna in qualche modo far sì che vengano affrontati e metabolizzati dalla squadra. Il sistema di gioco è un aspetto, ma non lo ritengo fondamentale. Tra l’altro anche il cambio che in qualche modo viene ipotizzato ha dei pro e dei contro, quindi è tutto da dimostrare che poi sia la panacea dei mali del Napoli. Ritengo che ci siano altri aspetti più importanti. Ad oggi forse quello più lampante è l’equilibrio tattico del Napoli: c’è una squadra che quando alza il baricentro e quindi si propone più in chiave offensiva spinge di più, crea di più e anche subisce di meno. Di contro, quando si abbassa troppo, i suoi numeri sia difensivi sia naturalmente offensivi scendono in maniera preoccupante. Io credo che questo sia l’aspetto più importante sul quale lavorare e si può migliorare in tanti modi, ma io lo ripeto: soprattutto con l’atteggiamento, al di là del sistema di gioco”.
Alcuni tifosi ritengono che Di Lorenzo dovrebbe lasciare la Nazionale per evitare ulteriori rischi e gestire meglio le energie. Cosa ne pensi?
“Io penso che un professionista, un giocatore del calibro di Di Lorenzo, sia in grado di capire quando è il momento di rinunciare alla Nazionale, gestirsi in un’altra maniera. Lui in questo momento si sente ancora valido. Dire in maniera così, da fuori, ‘devi rinunciare alla Nazionale’ mi sembra non un modo corretto. Io credo che queste siano decisioni del tutto personali, che un giocatore deve prendere in seguito a una serie di riflessioni anche intime e magari confrontandosi con i suoi rappresentanti, con l’allenatore della squadra, con i compagni. Però ritengo che nel momento in cui un giocatore se la sente, naturalmente poi va gestito in tutte le situazioni dall’allenatore della Nazionale e dall’allenatore della squadra di club, ma lui si sente di dare un contributo e riesce in qualche modo a darlo. Noi vediamo ancora Modrić e Cristiano Ronaldo giocare a oltre 40 anni. Di Lorenzo ha sempre dimostrato di essere uno di quei giocatori che ha una fibra particolare. Mi sembra che queste decisioni spettino unicamente al giocatore”.
Ti è piaciuto anche il Di Lorenzo leader che dopo la partita dell’Italia ha difeso il gruppo davanti alle telecamere?
“Assolutamente sì. Io ricordo il Di Lorenzo che comunque ci metteva la faccia nell’anno orribile del decimo posto, dove c’era da giustificare cose simili, forse anche peggiori, come prestazioni e come risultati. È un giocatore che ormai ha un curriculum, una carriera, un’esperienza che è assolutamente sotto gli occhi di tutti e quindi non dobbiamo essere noi da fuori a spingerlo verso una decisione piuttosto che un’altra”.
De Bruyne ha brillato con il Belgio contro l’Italia. Quali sono stati secondo te i fattori determinanti per la sua prestazione?
“Mi verrebbe da fare una battuta: l’Italia. Diciamo che l’Italia ci ha messo del suo, soprattutto nel primo tempo. Poi che De Bruyne possa ancora oggi essere un giocatore importante, messo nelle condizioni migliori, gestito bene, e possa essere altro che d’aiuto in Nazionale e nel club, lo può negare solo uno che non vede le partite in maniera attenta oppure che ricorda il De Bruyne di dieci anni fa, che naturalmente non può essere quello. Ma non riesce a capire ugualmente la sua qualità, anche quando magari in qualche partita è sembrato non essere al meglio con la maglia azzurra, ma poi in fin dei conti ti ha fatto quelle due-tre giocate non banali, non così visibili tutte le domeniche, che possono fare la differenza, perché a volte l’hanno fatta questa differenza. È un giocatore di una classe, di una qualità tale che ancora in mezzo al campo può essere un fattore e lo ha dimostrato in questo caso contro la Nazionale italiana”.
Da Noa Lang e Lorenzo Lucca ci si aspetta molto di più. Quanto sarà importante il loro contributo nelle nove partite in 27 giorni che attendono il Napoli?
“Di Lucca e di Lang a Radio Tutto Napoli abbiamo parlato quasi tutta la settimana, cercando di capire i margini di miglioramento, il momento dei ragazzi, le ragioni delle loro difficoltà. Insomma, le abbiamo rivoltate come un calzino dentro e fuori per capire i margini anche di una loro crescita. In questo momento, visto che il mercato è chiuso, è fondamentale, perché siamo attesi da nove gare in 27 giorni, di cui tre in Champions, ci sarà anche un turno infrasettimanale di campionato. Se non si usano i giocatori, se non si ha una rosa valida in tutti i reparti, in tutte le posizioni in campo, poi forse fai fatica, perché rischi di compromettere magari, insistendo su pochi giocatori, la salute di alcuni, come è successo l’anno scorso. Quindi è importantissimo il loro apporto. Il problema è capire se questo apporto arriverà in una misura apprezzabile. Io non voglio esagerare, non mi aspetto che improvvisamente scoppino in modalità fuoriclasse entrambi, ma che diano un contributo tangibile mi sembra auspicabile e probabilmente è anche tempo che questo avvenga. Perché, a proposito di tempo, io credo che sì, adesso ci sono tutte queste partite, sicuramente Allegri terrà presente e li metterà in campo, dopodiché in sottofondo si sente tic-tac, tic-tac, che è il timer che scandisce il tempo che manca alla prossima sessione di mercato. E se questo valore non si apprezzerà nella misura in cui abbiamo detto che sia soddisfacente per il bene del Napoli, io spero e auspico, per il bene di tutti, compresi i giocatori stessi, che poi a gennaio si prendano delle decisioni in modo da provare a rettificare certe cose che evidentemente, se non sono andate bene, sono da rettificare. Poi, ripeto, l’augurio principale è che i due invece comincino a dare segnali importanti”.
Beukema e Badiashile si sono visti poco finora. Ti aspetti che possano trovare maggiore spazio, anche in caso di passaggio alla difesa a tre?
“Sì, non si sono visti in campo anche perché hanno avuto delle problematiche fisiche. Di Beukema noi possiamo dire che è vero che non ha avuto un feeling particolare con Conte e quindi non è stato un titolarissimo. Poi, se andiamo a vedere le statistiche, ha giocato comunque dall’inizio poco più del 50% delle partite e, tutto sommato, sì, probabilmente ci si aspettava qualcosina in più, ma male male non mi sembra che abbia fatto. Insomma, è stato sempre credo mediamente sopra la sufficienza, poi qualche partita è andata meglio, qualche altra un po’ meno. Però mi sembra un giocatore che abbia tutti i margini e le qualità per dare un contributo, sempre che abbia recuperato, stia bene e possa avere anche un po’ di continuità. Badiashile è quel giocatore che tre anni fa il Chelsea acquistò per oltre 40 milioni di euro e che ha avuto poi purtroppo in Inghilterra, dopo quel primo anno, un’esperienza travagliata, costellata da tanti infortuni e mancanza di continuità. Poi quando non giochi, gioco forza perdi punti nella scala gerarchica dei vari tecnici che hanno allenato il Chelsea, quindi poco spazio, ha giocato poco. Per lui questo è abbastanza importante: è a Napoli per rivalutarsi, per rimettersi in gioco e dimostrare che, anche perché è ancora piuttosto giovane, ha ancora quei numeri che lo hanno fatto poi apprezzare dalla Premier, dal Chelsea, perché quando ha giocato in Francia, all’inizio della carriera, era ritenuto sicuramente un talento importante. Ci auguriamo di vederlo. Restano degli interrogativi maggiori rispetto a Beukema, però chiaramente anche lì credo che Allegri gli darà delle chance e spetterà al giocatore naturalmente metterle a frutto”.
Che effetto ti fa vedere l’immagine di Napoli proiettata nel mondo grazie all’America’s Cup?
“Io su questo avevo pochi dubbi. Poi l’organizzazione ha testimoniato già di esserci. Queste sono le prove generali, la vera Coppa America sarà tra un anno e sicuramente arriveremo ancora più pronti come città, come organizzazione, a fare meglio. Ma credo che già lo standard di queste regate preliminari mi sembri oltremodo accettabile. La cartolina di Napoli esiste in tutto il mondo, richiama tanti appassionati e tanti turisti nella nostra città. Insomma, un grande evento che ha avuto come scenario quello del nostro Golfo. Ma dobbiamo anche ringraziare chi sicuramente ha lavorato, sponda italiana e sponda napoletana, per portare l’evento, ma anche i detentori di New Zealand che poi alla fine hanno prescelto Napoli, perché spettava unicamente a loro la scelta finale. Quindi evidentemente c’è qualcuno nel mondo che apprezza particolarmente la nostra città e ha capito soprattutto anche le potenzialità”.
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