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Casale: "Voglio il Napoli di Milano, coraggioso e che cerca il risultato"

Casale: "Voglio il Napoli di Milano, coraggioso e che cerca il risultato"
Oggi alle 18:50Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Pasquale Casale, ex attaccante del Napoli, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania.

Oggi è Napoli-Arsenal. I Gunners partono favoriti: per fermarli, Allegri ha parlato di una gara tecnicamente perfetta e di una grande prestazione difensiva. Sei d'accordo?
"Sì, io vorrei vedere una squadra con la stessa mentalità di Milano, che è una squadra che cerca di fare il risultato, di segnare, mettere in difficoltà l'avversario. Chiaramente dipende anche molto dall'Arsenal, però sono sicuro che faremo una bellissima partita, anche perché il Napoli ci è abituato, anche nel passato, non tanto l'anno scorso ma negli altri anni. Queste partite al San Paolo sono sempre state delle partite che hanno dato soddisfazione al pubblico, quindi abbiamo sempre e quasi sempre fatto bella figura. E quindi sono felice anche perché Allegri penso che abbia fatto anche degli errori nelle ultime partite, qualche errore di formazione, la gestione di alcuni cambi. Insomma, penso che stasera chiuderà il cerchio e vedremo un Napoli tatticamente molto più attento e meno lezioso in fase di costruzione rispetto alle altre partite. Quindi sono fiducioso che il San Paolo, il Maradona e il pubblico possano dare una spinta forte alla squadra e quindi sono sicuro che faremo un'ottima prestazione."

L'Arsenal utilizza diversi match analyst anche per l'Under-19. In Italia si fa abbastanza per lo sviluppo dei giovani?
"Sai, io ti dico una cosa: l'ho visto la prima volta in Cina e non è che ci vogliono immaginare i match analysts e vedere che è un grande giocatore della Piemontese in B. Questa perfezione è importante per analizzare il giocatore. Però per dirti, magari nei ruoli medi, i giocatori che fanno un lavoro scuro, i ruoli più particolari, tattici, con questi match analysts, magari va a spulciare tutto, tutti i movimenti, tutte le situazioni non viste al grande pubblico, ma per quei giocatori che tatticamente sono importanti ma che si vedono poco all'attenzione. Però per i grandi talenti, insomma, basta poco. Il problema dei nuovi italiani, io continuo a dire, vado controcorrente: i ragazzi giocano poco. Troppo presto hanno gli allenatori, che se ne dica, che si dica che mancano gli allenatori del settore giovanile. Io, ma come la gran parte dei giocatori degli anni '80-'90, abbiamo avuto il primo allenatore a 15-16 anni. L'ho avuto con De Lella e dopo due anni ho giocato in Serie A. A volte mi pongo il problema: non è che questi ragazzi, cominciando da scuola calcio, dove cerco di farli giocare più che metterli in fila, come qualcuno ha descritto, alla cassa dei supermercati, a volte vedi questi ragazzi che per ore e ore intere si allenano facendo le file interminabili e giocando poco. Noi giocavamo di più. Se noi non alziamo la quantità di ore nella fase proprio iniziale, nell'inizio dell'attività, non avremo la qualità che avevamo prima. Perché alla fine i parametri sono quelli. Io vedo anche nel mio paese, dove negli anni '80 avevamo 6-7 giocatori professionisti, la Ternana, l'Avellino in Serie A, 4 nell'Avellino, per esempio, in Serie A hanno giocato. E non c'era il settore giovanile, non c'era neanche il campo. Però giocavamo due, tre, quattro ore, in maniera ossessiva pure. Il pallone non ce lo portavamo a letto, ma poi era sempre presente. Io penso che il problema è che il pallone è poco presente nel settore giovanile. Però, come dici tu, gli aspetti troppo tecnocratici, è poco del gioco."

Quindi anche secondo te i giovani dovrebbero giocare di più, soprattutto nelle prime fasce d'età?
"La qualità dovrebbe entrare lì, però ti dico una cosa: io, per le mie esperienze, ho fatto giocare moltissimi giovani in C1. Ricordo il primo anno dove ci giocavano 10 che venivano dal vivaio del Napoli, nelle riprese della prima gara, noi titolari. Per imporre le mie idee, che loro giocano la ripresa 3, ci misi magari una settimana. Quindi i calciatori di talento fanno presto a prepararsi alla tattica, all'organizzazione del gioco particolare, ma se non sviluppano il talento dal punto di vista individuale diventa difficile avere dei giocatori di qualità che possano arrivare a certi livelli. E poi è anche logico, perché poi giocando imparano quelle che sono le zone del campo, imparano come occupare. Imparano anche a sbagliare, a capire perché magari certe giocate non le possono fare. Imparano a dribblare, che è la cosa più difficile da insegnare. Nelle scuole di calcio insegnano con i paletti, ma immagina tu se Messi ha imparato a giocare con i paletti, o Maradona. Quindi, alla fine, se non c'è un aumento del livello di gioco, ma in maniera della competizione che c'era tra i ragazzi, tra i pali, tra i marciapiedi, tra gli alberi dei campi di gioco, insomma, imparavi a dribblare, a evitare l'albero, a evitare magari la macchina a metà della strada. Io giocavo per tutto. Sotto casa mia c'era una strada in salita, io giocavo in salita e secondo in discesa. Quante induzioni avevi che non puoi avere in un campo di calcio normale."