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Curcio difende Allegri: “Dargli addosso ora è precipitoso. Deve osare di più, ma non vuole giocare in difesa”

Curcio difende Allegri: “Dargli addosso ora è precipitoso. Deve osare di più, ma non vuole giocare in difesa”
Oggi alle 18:45Radio Tutto Napoli
di Antonio Noto
Sergio Curcio difende Allegri dai giudizi affrettati e indica nel recupero degli uomini chiave la svolta per gli azzurri.

Sergio Curcio, giornalista e allenatore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.

Che momento sta vivendo il Napoli e quale bilancio fai delle prime cinque giornate del nuovo corso di Max Allegri?
“Ci andrei piano nel dare giudizi, ne ho letti troppi e anche molto frettolosi. Consideriamo che praticamente siamo dall’inizio di stagione con un Anguissa a mezzo servizio, con un McTominay che ha pagato anche nelle prime partite che ha giocato sicuramente il fatto di questa anomalia cardiaca di natura benigna che comunque chiaramente lo ha condizionato nei suoi minuti giocati. Chiaramente quando togli due giocatori di questo calibro, poi magari faremo un inciso per capire, uno deve rinnovare, l’altro ha chiesto un adeguamento al contratto, come si pone il futuro del Napoli anche per questi due giocatori. È chiaro che Allegri ha dovuto fare di necessità virtù, con un Neres che non è al meglio della condizione, Alisson si è infortunato, Buongiorno non è neanche nel roster in questo momento, quindi credo che sia una situazione quanto mai precaria per poter dare dei giudizi definitivi. Tu mi hai presentato anche come allenatore, ho fatto tanto settore giovanile, ma ti dico che dare addosso ad Allegri in questo momento per qualcosa che indubbiamente non quadra ancora credo sia precipitoso. Anche perché Allegri, al di là di quelle che sono le voci e le dicerie di troppe persone, io non ho visto un Allegri che voleva difendersi: a Milano non l’ho visto, col Como non l’ho visto, perché bisogna anche tenere conto di quelle che sono le pressioni che ti danno gli avversari in determinati momenti della gara. A Firenze, ti dico la verità, ho rivisto la partita, perché all’inizio rimani male da tifoso, da persona che avrebbe voluto vedere il Napoli vincere come fece nella scorsa stagione, ma il concetto è questo: poi rivedendo la partita si è visto che il Napoli l’ha giocata. Allora indubbiamente ci sono dei dubbi su questo Napoli, ma stiamo parlando di un Napoli al quale mancano i due giocatori che possono fare la differenza da centrocampo in su con le loro incursioni. Non abbiamo Neres e Alisson sulle fasce laterali, quindi aspettiamo la ripresa del campionato e soprattutto aspettiamo che Allegri ci faccia capire quali sono le sue intenzioni. Una cosa mi sento di dire: probabilmente il tecnico deve essere in grado di osare qualcosina in più quando la squadra sarà al completo, perché è una squadra che secondo me, vedendo queste giornate di campionato, se togliamo l’Inter, se togliamo la Roma che sta facendo un inizio di torneo molto importante e se togliamo anche quello che ci ha fatto vedere il Como nelle prime giornate, salvo poi perdere una partita contro il Frosinone di Alvini che noi andremo a incontrare appena alla ripresa del campionato, io ti dico che il Napoli mi sembra assolutamente con gli stessi problemi, soprattutto anche in attacco, che per esempio si ritrovano il Milan e la stessa Juventus. Visto che noi adesso ci permettiamo anche di criticare, mi pare che tu abbia giustamente sottolineato la prestazione di Højlund con la Nazionale, bisogna capire alla ripresa del campionato quali giocatori saranno in grado di poter sostenere quello che Allegri va dicendo, cioè: il nostro campionato comincia alla ripresa contro il Frosinone”.

Il 3-4-2-1 può essere la soluzione più adatta per questo Napoli?
“Io, non avendo il polso della situazione e non vedendo i giocatori quotidianamente, non mi voglio sbilanciare. Però una cosa la voglio dire: la Supercoppa l’abbiamo vinta con due giocatori dietro a Højlund e uno dei due era Neres. Quindi io il 3-4-2-1 o il 3-5-2, a seconda poi dei tipi di gare che andiamo ad affrontare, soprattutto dei tipi di avversari, credo che sia nel DNA di Allegri e forse anche di questa squadra, al di là del fatto che il presidente ama il 4-3-3. Però, caro Antonio e cari nostri ascoltatori, capite che io sono contro i numeri, perché i numeri sono l’immagine più falsa che si può dare di una squadra, soprattutto nel calcio moderno. Io ormai parlo di un calcio di situazioni e le situazioni mi dicono che probabilmente il Napoli, con il ritorno di Anguissa e di McTominay, che spero ritornino al meglio anche nella convinzione mentale di giocare per il Napoli, perché ricordiamo che uno ha chiesto un adeguamento di contratto e l’altro è in scadenza di contratto, quindi abbiamo anche quest’altra situazione che merita di essere osservata con grande attenzione, credo che possa avere una varietà di sistemi di gioco, al di là della difesa a tre o a quattro. Però credo che abbia condizionato molto il discorso sulla difesa a quattro che sta schierando Allegri prima l’infortunio di Buongiorno, che chi lo sa, lo vedremo sicuramente all’inizio del 2027, e poi anche l’infortunio di Marianucci e il fatto che poi si è preso un giocatore, Badiashile, che si sapeva non essere pronto per essere impiegato subito. Quindi è chiaro che Allegri è stato frenato anche da queste situazioni oggettive e qui non si tratta di difendere un allenatore, ma di situazioni reali che secondo me hanno pesato moltissimo anche sul fatto che il Napoli abbia solamente sette punti dopo cinque partite di campionato. Perché, come ho ricordato prima, mi sa che con l’Inter forse se avessimo avuto un difensore più pronto da mettere in campo quando Chivu ha schierato anche Bonny per recuperare il risultato, probabilmente non ci saremmo trovati a prendere un terzo gol in maniera quasi banale. Quindi bisogna recuperare questi giocatori. Poi dopo potremmo fare un’analisi molto più approfondita di carattere tecnico e di carattere tattico su quelle che sono le idee di Allegri, però ho una sensazione: Allegri assolutamente non voglia giocare in difesa. Il fatto che lui abbia vinto in Italia tanto mi fa pensare che non possa essere bollito, come adesso vanno dicendo molti, che probabilmente lo fanno per antipatia, perché certamente Allegri non ha un carattere da simpaticone. Ma voglio sapere quali sono gli allenatori a Napoli che hanno destato simpatia, a cominciare da Sarri, che ha un bel carattere, per proseguire con Conte, ma anche Spalletti all’inizio. Soprattutto Luciano Spalletti. Molti lo considerano in maniera negativa per quello che ha fatto, cioè abbandonare il Napoli, lasciare, non voler firmare il terzo anno di contratto e poi chiedere la libertà al presidente. Ma la verità è che lui con il presidente a un certo punto non si è proprio preso e aveva preferito declinare l’invito del terzo anno, lasciando il Napoli scudettato, e credo che potesse essere anche una scelta ragionevole per lui”.

Quanto è importante la mano dell’allenatore e che idea ti sei fatto del Mancini-bis alla guida dell’Italia?
“Il discorso sul fatto tecnico, proprio sulla scelta dei giocatori, è chiaro che Mancini deve impostare un discorso a medio-lungo termine, quindi avere subito dei risultati mi sa che sarà molto difficile, perché deve prima inquadrare anche chi tra questi giocatori potrà far parte del gruppo di coloro che andranno a giocarsi le qualificazioni per il campionato europeo. Queste partite credo che debbano dare delle indicazioni, ma non possono essere decisive per dare un senso e soprattutto un senso compiuto a questa Nazionale che deve essere rifondata. Dobbiamo dire che, al di là di qualsiasi giocatore importante come Donnarumma o Tonali, bisogna trovare quelli che possano diventare dei leader di questa squadra. Chiaramente Mancini, chiamando anche molti giovani che erano all’esordio, io onestamente il fatto che lui abbia mandato Romano subito in campo, dandogli un compito veramente notevolissimo perché si è dovuto prendere o doveva prendersi la responsabilità di fare l’equilibratore di questa Nazionale, avrei un attimino aspettato per tanti motivi. Ma è chiaro che credo che il futuro di questa Nazionale non possa mai essere più nero e più cupo di quanto non sia stato negli ultimi tre Mondiali in cui non abbiamo partecipato. Se volete un parere personale, io non avrei scelto Mancini, il Mancini-bis come giustamente dicevate, per motivi anche di opportunità. Però, sapendo tutto quello che sta vivendo in questo momento il calcio italiano, compresa questa situazione che è una vera e propria battaglia politica, diciamolo chiaro, tra il CONI, la politica ufficiale col ministro Abodi e Malagò, che è stato eletto a furor di popolo e che tuttora gode della fiducia dei presidenti dell’Associazione Calciatori, dell’Associazione Allenatori, della Lega di C e della Lega di B, guardate che non è un momento facile. Perché alla fine il calcio è vero che si gioca sul campo, ma purtroppo le scelte federali, le scelte oggettive vengono fatte fuori dal calcio. È un fatto politico e onestamente ritengo tuttora che Malagò sia l’unica persona di spessore e di grande personalità che possa cercare di portare quelle giuste direttive e soprattutto quelle riforme che servono al calcio italiano per poter diventare nuovamente competitivo. Questa squadra, ripeto, ho sentito invece qualche giornalista che sta tirando la volata, per esempio si fa il nome di Galliani, e onestamente hanno veramente ucciso e mortificato Mancini ed è stata eccessiva una cosa del genere. Ripeto, sta parlando uno che non avrebbe scelto Mancini per motivi di opportunità, però ho sentito delle critiche assurde per un allenatore che ha fatto quattro giorni di allenamento chiamando un numero enorme di ragazzini alla prima convocazione, quindi direi che serve tempo”.

All’Italia serve tempo, ma Mancini deve anche trovare rapidamente delle gerarchie e una formazione di riferimento?
“Serve anche, secondo me, che lui abbia le idee un po’ più chiare. Secondo me questa è una fase sperimentale dove stabilire anche le gerarchie, perché se noi andiamo ad analizzare bene la Nazionale negli ultimi quattro anni, quante formazioni sono cambiate anche negli undici titolari? Non esiste un undici ideale dell’Italia. Ci sono le variabili tattiche, ci sono le invenzioni, però non so se questo è ancora il tempo di sperimentare per Mancini, magari deve trovare anche una quadra. Lui adesso deve conoscere, è diverso. Lui non ha il polso di quelle che sono le caratteristiche e, ti dico anche, il carattere, la personalità dei giovani che ha chiamato. Quando Maldini ha mandato i ragazzi in campo veniva da una serie di partite giocate per le qualificazioni all’Europa League e quindi aveva già un’idea chiara dei giocatori che mandava in campo, Mancini non ce l’ha. Allora ti ripeto per l’ennesima volta: non lo avrei preso, ma diamogli tempo. Mi parla quel poco di allenatore che sono stato io, perché deve conoscere e soprattutto, avendo fatto selezioni anche se a livello regionale e non nazionale, ti dico che trovare la quadra è molto più difficile per una selezione, per una Nazionale, per una rappresentativa di quanto non sia il lavoro che si fa quotidianamente con una squadra di club. Io credo che bocciarlo, come l’ho sentito, sia una cattiveria, una cattiveria assurda”.