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Dazn, Iori: "Maradona e Messi legati da sempre, ora Leo su un altro pianeta mentalmente"

Dazn, Iori: "Maradona e Messi legati da sempre, ora Leo su un altro pianeta mentalmente"
Oggi alle 20:20Radio Tutto Napoli
di Antonio Noto
A Radio Tutto Napoli, Alessandro Iori parla di Conte e Mancini per l'Italia, di Messi al Mondiale e del Belgio di Lukaku e De Bruyne.

Alessandro Iori, giornalista e telecronista di Dazn, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.

Che idea ti sei fatto sul nome di Antonio Conte per la panchina della Nazionale italiana?
"Si racconta che Conte e Mancini ci abbiano regalato probabilmente le ultime due estati belle al seguito della Nazionale. Quella del 2016 è stata una cavalcata vera, interrotta ai rigori contro la Germania, ma era una nazionale povera tecnicamente che però dava tutto in campo dal punto di vista dell'organizzazione, dello spirito, della compattezza, dell'intensità. Una squadra fatta a immagine e somiglianza di Antonio Conte e quindi, nonostante l'eliminazione ai quarti di finale, fu comunque una nazionale apprezzata. Roberto Mancini ci ha regalato l'ultima grande vittoria, quella dell'Europeo di cinque anni fa, però ci ha regalato anche una fuga dalla panchina della Nazionale che non è stata esattamente elegante. Bisogna vedere cosa prevale. È chiaro che il modo in cui si va via determina anche, secondo me, l'eredità di sentimenti che si lascia e quella fuga, subito dopo la seconda eliminazione consecutiva da un Mondiale, secondo me pesa e potrebbe pesare anche nelle valutazioni per decidere chi sarà il nuovo allenatore. Per questo motivo credo che sia leggermente favorito Conte".

Si parla anche dei possibili ritorni di Mancini, Buffon e Bonucci. Sono buone basi per ripartire oppure si rischia di riproporre uomini che hanno fatto parte di un fallimento collettivo?
"Hanno fatto anche parte di spedizioni vincenti, Buffon nel 2006, Bonucci nel 2021. Certamente io non credo che abbiano delle responsabilità specifiche nel loro ruolo dirigenziale. Se posso dire, ma veramente da fuori, da esterno, la sensazione è che forse Bonucci volesse avere un ruolo un po' troppo operativo rispetto al commissario tecnico. Il rischio è quello magari di fare confusione. Ci vuole chi dall'alto gestisce certe dinamiche, senza che nessuno prevarichi i ruoli determinati, questo è importante, perché ci sono delle personalità comunque abbastanza ingombranti in questo elenco. L'importante è il rispetto dei ruoli e se c'è rispetto dei ruoli credo che il resto venga di conseguenza. Però onestamente non credo che né Buffon né Bonucci abbiano particolari responsabilità nell'ultima eliminazione".

Si continua a parlare del confronto tra Lionel Messi e Diego Armando Maradona. Che idea ti sei fatto vedendo ancora una volta protagonista Messi?
"I due sono legati da sempre, da quando Messi è apparso sui campi di calcio ed è stato individuato lui, sì, dopo tanti tentativi a vuoto, come degno erede di Diego Armando Maradona. Ha già fatto ciò che Maradona fece in nazionale, ovvero vincere un campionato del mondo. Sta cercando di fare ciò che a Diego non era riuscito, cioè rivincerlo il campionato del mondo. Il tentativo per Diego andò male nel 1990, come ci ricordiamo, nella finale contro la Germania dopo averci eliminato in semifinale, ma andò male anche nel 1994 quando forse con Maradona l'Argentina era stata la squadra più forte delle prime due giornate di quel Mondiale, salvo poi bloccarsi nel momento della positività di Diego e della sua squalifica per doping. Mi sembra che Messi in questo momento sia veramente su un altro pianeta in termini di leggerezza, di serenità. Credo che abbia azzeccato perfettamente il quadro psicologico il mio collega e amico Riccardo Mancini introducendo la prima sfida con l'Algeria, cioè il Messi che finalmente può giocare un Mondiale godendoselo. Lo sta facendo vedere andando al di là della normalità, di una carta d'identità che dopodomani dirà 39 anni, di condizioni fisiche che a questa età non dovrebbero essere così brillanti ma che in realtà lo sono perché comandate da uno spirito, da una mente che mai è stata così libera, così lucida, così leggera. È un piacere vederlo giocare, è un piacere vedere come abbia ancora fame dopo vent'anni di Mondiali, di calcio e di pressioni. È un giocatore che ancora, e ancora di più di anni fa, sa essere trascinante, leader, punto di riferimento per i compagni che giocano al suo servizio. L'Argentina ha fatto cinque gol in questo Mondiale e li ha fatti tutti e cinque Messi. Questo è un segno di quasi onnipotenza all'interno della propria squadra. Vedremo anche se all'interno del torneo".

Ti sta piacendo questo Mondiale a 48 squadre? Le cosiddette piccole stanno mettendo in difficoltà le grandi.
"Corretto, perché c'è sempre un po' di prevenzione, soprattutto quando la guardiamo dal nostro punto di vista, della nostra nobiltà calcistica, del nostro blasone che però, lo abbiamo visto, è in declino costante. Quindi prima di giudicare squadre come scarse, non meritevoli del palcoscenico mondiale, penso a Curaçao, penso a Capo Verde, ricordiamoci dove siamo adesso, del fatto che siamo da tre Mondiali fuori dal torneo. Anche quando si parla di un allargamento che è andato ingiustamente verso altri continenti e che avrebbe dovuto aggiungere posti all'Europa. Signori, siamo convinti che le prime escluse dell'Europa, penso all'Italia, penso al Kosovo, penso alla Danimarca, avrebbero aggiunto qualcosa di più a questo Mondiale rispetto alle squadre che per la prima volta ci sono arrivate come Capo Verde e Curaçao? Mi sembra che ci sia veramente un po' troppa superficialità quando si parla di certi argomenti, senza dimenticare il fatto che il Mondiale deve essere per definizione mondiale, quindi rappresentare tutti. Nei Mondiali precedenti l'Europa ha sempre goduto di una sproporzione nel numero di rappresentanti tale per cui era secondo me legittimo e democratico che l'allargamento andasse verso altri continenti e non verso l'Europa".

Che giudizio dai finora al Belgio di De Bruyne e Lukaku? E dove può arrivare questa nazionale?
"Secondo me bisogna stare attenti anche a dare giudizi affrettati su questo Mondiale proprio perché ha 48 squadre, è il Mondiale più lungo della storia e quindi secondo me c'è chi ha pensato anche a una preparazione un pochino più a lungo termine. È chiaro che il Belgio ha manifestato di essere in difficoltà nelle prime due partite, ma l'Egitto non è un avversario comodo, così come l'Iran con il suo orgoglio poteva porre più di un problema. Adesso è determinante per il Belgio battere la Nuova Zelanda e credo che sia importante cercare un buon piazzamento, perché vincere significherebbe nella peggiore delle ipotesi arrivare comunque secondi nel girone. La seconda del girone del Belgio può prendere la seconda del girone di Stati Uniti, Australia e Paraguay, quindi potrebbe essere un sedicesimo comunque alla portata. Da lì potrebbe cambiare il quadro anche morale e psicologico di una squadra che per il momento non si è espressa bene ma che ha tutti i margini per farlo alla distanza".