De Giovanni: "De Bruyne è un gioiello, ma per esaltarsi va inserito in un Napoli che funziona"
Maurizio De Giovanni, scrittore, è stato ospite della nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "De Bruyne è un gioiello. È qualcosa che migliora enormemente l'abbigliamento di una bella signora a una prima teatrale, ma non è una cosa necessaria. È un po' come una Ferrari: ci fai un giro, fai una bellissima figura, ci metti tanta benzina, ma certamente non la utilizzi per accompagnare i bambini a scuola o per andare a fare la spesa. De Bruyne è un elemento di miglioramento straordinario all'interno di qualcosa che, però, deve già funzionare bene".
Quindi il belga diventa determinante soprattutto quando il Napoli riesce a comandare la partita?
"Esattamente. Se hai il 70% di possesso, sei stabilmente nella metà campo avversaria e giochi sulla trequarti, De Bruyne ti illumina. Fa l'apertura che nessuno si aspetta, mette il compagno da solo in area e vede cose che gli altri non vedono. Se invece sei schiacciato nella tua area, devi interrompere le trame avversarie, rincorrere la mezzala, spezzare il gioco e magari buttare il pallone in tribuna, non puoi aspettarti questo lavoro da De Bruyne".
Il problema quindi riguarda più il Napoli nel suo complesso che De Bruyne?
"Il calcio è uno sport di squadra. Non puoi pensare che un giocatore fortissimo risolva tutto da solo se non sei tu a fare la partita. A Milano il Napoli ha avuto occasioni, ma soprattutto attraverso i capovolgimenti di fronte. Non è mai riuscito a tenere stabilmente il pallone sulla trequarti avversaria. È successo con l'Inter, ma anche con Como e Genoa. Contro il Genoa il Napoli ha regalato due palloni agli avversari, ma la differenza la fa la qualità di chi hai davanti: se lo fai col Genoa magari non vieni punito, se lo fai contro Como e Inter prendi gol".
Come hai visto Vergara nella posizione di mezzala scelta da Allegri?
"Prima dobbiamo chiederci chi sia Vergara e cosa vogliamo da lui. Sento dire che potrebbe giocare al posto di Politano, ma secondo me non ha la gamba per coprire tutta quella fascia. Sento parlare di mezzala, ma non credo che Vergara sia una mezzala. Recupera anche palloni, però poi può perderli perché non è quello il suo gioco. Per me è un trequartista".
Dove lo utilizzeresti?
"In un 4-2-3-1 può giocare centralmente sulla trequarti, alternativamente a De Bruyne. Lo dico da tifoso, non sono un tecnico, ma mi sembra la soluzione più naturale. Vergara ha forza, classe e qualità e può anche adattarsi ad altri ruoli, però bisogna ricordare quali siano le sue caratteristiche. Se pensiamo di chiedergli il gioco di McTominay, secondo me facciamo un discorso suicida".
È anche un problema di come è stata costruita la rosa?
"Quando devo fare il ragù compro gli ingredienti per il ragù, non adatto altri ingredienti sperando che facciano la stessa cosa. Questo vale in generale per il Napoli. Se togli Hojlund e metti Lucca non hai lo stesso giocatore, se togli Lobotka e metti Gilmour non hai lo stesso giocatore, così come le alternative sugli esterni hanno caratteristiche differenti. A centrocampo hai cinque o sei giocatori, considerando anche Vergara, ma sono tutti profondamente diversi l'uno dall'altro".
La difesa andava rinforzata diversamente sul mercato?
"Dipende sempre da quale debba essere l'obiettivo. Competitivi per cosa? È evidente che il Napoli non abbia fatto una campagna acquisti importante ed è altrettanto evidente che altre squadre invece l'abbiano fatta. Io posso capire che non sia possibile comprare giocatori da trenta o quaranta milioni. Posso capire che tratti determinati calciatori e poi non riesca a prenderli, così come comprendo perfettamente il problema delle liste e la difficoltà nel cedere elementi come Lucca e Lang".
C'è però un aspetto del mercato che non hai compreso?
"Sì, la gestione dei giovani. Non capisco perché non sia stata seguita maggiormente quella strada. Il Napoli aveva ragazzi come Esposito, Rao, Brisco e Garofalo e ha preso Favasuli. Operazioni sul modello Favasuli, magari in prestito con diritto, possono darti calciatori giovani, affamati, forti fisicamente e che non occupano determinati posti nelle liste. Li fai allenare accanto a giocatori importanti e, quando hai bisogno in campionato, puoi utilizzarli".
Le altre squadre stanno percorrendo maggiormente questa strada?
"Vediamo squadre come Milan, Roma e soprattutto Como dare spazio a ragazzi giovanissimi. Non sono neanche convinto che per un giovane tecnico andare necessariamente in Serie B o Serie C sia sempre la scelta migliore, perché lì si gioca un calcio differente. Un ragazzo di qualità non è detto che renda meglio in Serie B rispetto alla Serie A".
C'è qualche giovane del Napoli che avresti trattenuto?
"Garofalo mi aveva fatto una buonissima impressione durante i ritiri. È mancino, fisicamente strutturato e può giocare sia centrale sia esterno. Considerando anche la cessione di Gutierrez, era proprio necessario mandarlo via? Secondo me no. Le esigenze di bilancio le comprendo perfettamente, perché non possiamo fare i ricchi con le tasche degli altri. Quello che capisco meno è perché non si sia cercato di costruire delle seconde linee attraverso ragazzi giovani".
Cosa deve fare il Napoli per uscire indenne dalla partita con l'Arsenal?
"In realtà non è l'Arsenal la partita che mi preoccupa. Contro squadre del genere ci sta anche perdere. Lo dicevo per l'Inter e vale ancora di più per l'Arsenal. A Milano, anzi, è andata anche meglio rispetto a quello che immaginavo. L'Arsenal è una delle squadre più forti d'Europa e domina la Premier da anni. Sarà bellissimo giocare questa partita, ma bisogna affrontarla senza eccessive pressioni".
Quali sono allora le partite che ti preoccupano maggiormente?
"Bologna e Fiorentina. Contro il Bologna devi vincere. E anche a Firenze, contro una squadra che ha appena cambiato allenatore, devi andare per vincere. Sono queste le partite nelle quali il Napoli si gioca molto, perché ritrovarsi già a otto o nove punti dalla testa dopo pochissime giornate renderebbe tutto più complicato".
Quindi Arsenal-Napoli va vissuta quasi come una partita fuori dalla normale dimensione della stagione?
"Sì. L'orizzonte della stagione del Napoli non è rappresentato dalla partita con l'Arsenal. Anzi, forse è anche meglio affrontarlo adesso. Se dovessi arrivare agli ultimi turni di Champions avendo bisogno proprio di quei punti per qualificarti alla fase a eliminazione diretta, sarebbe sicuramente peggio".
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