Flop Napoli, Corbo: "Squadra stremata e spenta, giocatori distratti da altri pensieri"
Antonio Corbo, giornalista di Repubblica, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video. "Qui c’è la sindrome dell’altrove: loro sono a Napoli, sono in campo, però pensano a cosa sarà di loro l’anno prossimo. Chiedere di andar via, sperare di essere confermati. Sono stanchi. Questa è una squadra spenta, non più motivata, perché i giocatori sono distratti da altri pensieri. È anche una squadra stremata, perché questo Napoli ha fatto due campionati in uno: il primo è quello normale, il secondo per rimediare a tutti gli infortuni, che rappresentano un record credo mondiale, interplanetario. Ieri sentivo dire che sono 168 le assenze di giocatori importanti costretti a non giocare perché infortunati. Prima ancora di valutare la prossima stagione bisogna capire che cosa è successo, perché è l’unico modo per evitare che si ripetano gli errori. Il Napoli ha sofferto moltissimo per rimediare a questi infortuni ed è stato bravo Conte a ottenere risultati più che decenti con una squadra tormentata e afflitta dagli infortuni. Oggi bisogna capire perché ci sono stati tutti questi problemi fisici, solo così si può evitare la recidiva l’anno prossimo."
Conte nel post partita ha detto che il primo tempo non è stato brutto e che la squadra aveva voglia di vincerla. Ti trovi d’accordo con la sua lettura?
"Conte è estemporaneo, perché lui soffre molto la partita e passa da momenti esaltanti a momenti di depressione. Dopo l’altra sconfitta col Bologna disse che era stanco di accompagnare un morto e che il Napoli doveva cambiare a ogni costo, poi scomparve e andò una settimana in Piemonte. Mi piace ricordare anche un altro episodio: dopo la vittoria con la Cremonese era esaltato da quella bellissima partita e disse ai tifosi che aveva riportato a Napoli i tempi di Maradona. A me sembrò un po’ un’esagerazione, però era comprensibile perché era un allenatore che aveva tanto sofferto e finalmente aveva visto una squadra bellissima da ammirare. Poi subito dopo la squadra si è di nuovo spenta e ora si trascina nella sua grigia normalità sperando che finisca presto questo campionato."
Il Napoli è sembrato scollegato mentalmente dalla partita e dal contesto attuale. Ma adesso, con la Champions ancora da conquistare, sarà facile trovare le energie per vincere contro il Pisa?
"Questo non è un campionato dove nessuno regala niente a nessuno, è uno dei campionati più scadenti degli ultimi anni, dove non esiste una squadra — tranne l’Inter — che vince in maniera perentoria le partite che deve vincere. Hai visto cosa succede anche al Milan. Il Napoli è più o meno lo stesso: più sente l’urgenza di vincere, meno riesce a cogliere la vittoria. È una squadra spenta, con giocatori che sembrano avere più voglia di fuggire da Napoli e da questa squadra che è costata tanta fatica, tanta sofferenza, tanti infortuni, momenti difficili e sprazzi di gioco senza un’identità tattica. C’è gente che ha più voglia di andare via che di vincere. Bisogna finire subito questo campionato e poi mettere il Napoli idealmente sul lettino del medico per capire cosa c’è da salvare e cosa c’è da cambiare."
La prossima stagione sarà una rivoluzione totale? Resterà Conte oppure potrebbe salutare?
"Gli allenatori, come i giocatori, sono delle piccole aziende e ognuno pensa al proprio bilancio personale, anche economico. Ieri, nella conferenza di Conte, ho visto che lui dava già per scontata la possibilità di restare a Napoli. Diceva: ‘Poi l’anno prossimo vediamo’. Era molto più cauto nel parlare della stagione successiva perché ci sono situazioni sospese: la nazionale, l’incontro con De Laurentiis. Non so cosa possa chiedere a De Laurentiis per rimanere, perché deve capire che restare a Napoli significa non solo potenziare la squadra, ma dare un’anima a una squadra nuova."
Ti convince un Conte che resti soltanto allenatore, senza avere anche un ruolo da manager?
"Non è una convinzione, è una necessità. Lui ha dimostrato di non poter gestire il mercato. Ci vuole qualcuno che faccia quel mestiere, in questo caso Giovanni Manna, che è pagato per questo. Un allenatore passa tutta la settimana sul campo, a stento può vedere qualche partita internazionale la sera. Fare mercato significa conoscere persone, parlare continuamente con gli operatori, stare al telefono con le varie città, capire quello che succede, informarsi, dialogare, sondare. È tutto un altro mestiere. Non si può chiedere a un allenatore, meno che mai a Conte che vive il lavoro in maniera così intensa, di fare anche il mercato. E se pensa di farlo, lo fa male e senza risultati, perché il Napoli è passato da giocatori formidabili ad altri quantomeno anonimi."
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