Giovane-Napoli, Pastore: "Avevo fatto una previsione a gennaio", e si è avverata
Giuseppe Pastore, giornalista, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.
Che cosa ne pensi della forza dell’Inter e della distanza che sembra esserci rispetto alle altre squadre, sia in Coppa Italia sia soprattutto in campionato?
"Sì, è assolutamente così. Basta vedere anche la Lazio: l’Inter in tre partite contro la Lazio ha fatto un totale di 7-0. Non ricordo quasi palle gol per la Lazio, a parte quella avuta nel finale ieri. E parliamo di una squadra che ha battuto Napoli, Milan e Juve, quindi una squadra che ha messo in difficoltà le altre big. Invece l’Inter l’ha dominata tre volte. Ieri la partita praticamente non c’è stata. La Lazio, anche dopo lo 0-1, stava bassa e puntava a mantenere il distacco minimo per poi magari giocarsela meglio nel secondo tempo, invece poi si è fatta gol da sola e da lì la partita è diventata impossibile. È una squadra che in questo momento ha tutto: una società forte, e stiamo vedendo anche guardando in casa Milan, Juve e Roma quanto sia importante questo aspetto. Ha un allenatore protetto, con idee che andranno valutate anche nella seconda stagione. È una squadra fatta di campioni, con un paio di grandissimi giocatori, ma soprattutto con un telaio molto forte e collaudato anche per durare su due competizioni. Tutte cose che le altre non hanno. Il Napoli è la squadra secondo me più vicina all’Inter, almeno in linea teorica anche come profondità della rosa. Però qualcosa non ha funzionato nella gestione delle varie competizioni e, secondo me, anche nei rapporti interni tra Conte e lo spogliatoio. Parliamo di Napoli-Bologna, che è stata una delle tante partite deludenti di questo 2026, ma già all’andata Conte si era avvicinato alla sosta di novembre dicendo: ‘non voglio accompagnare il morto’. Già lì si intuiva un certo scetticismo sul futuro e sul proseguimento della stagione a Napoli. Tant’è che si parlò a lungo anche di un possibile addio. Insomma, la stagione del Napoli è stata così: è sembrato lo stesso Conte, in alcuni periodi, poco convinto delle potenzialità della sua squadra, che poi probabilmente chiuderà seconda. Quindi la stagione in campionato è ampiamente sufficiente, meno in Champions naturalmente. Però l’Inter ha avuto tante cose in più anche del Napoli, che in questo momento resta la seconda forza del campionato."
Se dovesse andare via Conte, il nome di Sarri resta caldo ma si è parlato anche di Maresca. Potrebbe essere lui l’allenatore giusto per il progetto di De Laurentiis?
"Premesso che non ho fonti dirette all’interno del Napoli, per me Maresca è il piano A di De Laurentiis. È un allenatore giovane, ambizioso, e probabilmente c’è anche l’aspetto legato a Guardiola, perché è evidente che Maresca sia uno degli eredi designati per il futuro del City. Quindi penso che il suo piano A sia il City. Se però questo non si concretizzasse, magari perché Guardiola decidesse di restare ancora un anno, allora potrebbe aprirsi questa possibilità. Secondo me Maresca è davvero uno bravo, un top manager. Ha ancora qualcosa da imparare nell’uscita dalla comfort zone di un calcio dove puoi avere tutto a disposizione come in Premier League, perché evidentemente non potrebbe chiedere a De Laurentiis un mercato da Premier. Però è un allenatore moderno, con idee, bravo anche nella gestione delle tre competizioni, che è una cosa che interessa molto a De Laurentiis. Inoltre è campano, quindi è anche uno di casa. E poi sarebbe molto interessante vederlo misurarsi in Serie A. Penso sia una pista difficile anche a livello di ingaggio, però suggestiva e affascinante. Sarri sarebbe un ottimo piano B, ma non avrebbe il fascino della novità, della gioventù e del progetto a lungo termine che porterebbe Maresca."
Ti voglio chiedere anche di Giovane, ricordando quella tua battuta sul fatto che non avrebbe fatto più di tre partite da titolare.
"Era chiaramente una battuta, però il senso era quello. Giovane è uno di quei prodotti che c’entrano poco con il Napoli. È un giocatore che avevo apprezzato molto nella prima parte a Verona, ma non puoi passare in sei mesi da Verona a Napoli, da una squadra che gioca in ripartenza a una squadra che invece ti chiede cose completamente diverse, soprattutto con Conte. Parliamo di un giocatore che non aveva mai giocato in Europa fino a luglio e che a volte non era nemmeno titolare in Brasile. È stata una mossa avventata e anche costosa. Penso che il giocatore andrà ricollocato in prestito da qualche parte in estate, a meno che non si voglia continuare a puntare su di lui. Mi pare invece molto buono l’acquisto di Santos a gennaio, che è davvero un giocatore su cui investire. Giovane è arrivato in maniera un po’ isterica per far fronte immediatamente alla serie di infortuni incredibili che ha colpito il Napoli a gennaio. Non era pronto per il Napoli, ma ci sono stati anche altri giocatori arrivati in estate in maniera troppo affrettata. C’è poi un altro discorso: Antonio Conte oggi è un allenatore che non tutte le squadre possono permettersi, per il tempo che richiede ai suoi giocatori per adattarsi alle sue idee. Lui difficilmente farà un passo verso il nuovo arrivato, sarà il giocatore eventualmente a dover adattarsi. A meno che non sia un giocatore di estrema fiducia, come McTominay, arrivato il 30 agosto e subito titolare. Però un giocatore che deve ancora sgrezzarsi, come Lang o appunto Giovane, con Conte fa molta fatica. Questo forse è il limite degli allenatori di oggi: dovrebbero avere più flessibilità nell’adattarsi a giocatori non di top livello e valorizzare quello che hanno. Conte invece resta molto rigido e magari una società come il Napoli a volte ci riesce e altre no."
Che cosa ne pensi della gestione degli orari e dell’organizzazione della prossima giornata di campionato?
"La ridicolaggine si è spostata dalla Lega alla Prefettura di Roma. Io non mi metto a fare il lavoro del Prefetto, non ho idea di quali siano le difficoltà, però non puoi ribadire per tutto l’anno che il derby di Roma non va giocato di sera per motivi di ordine pubblico e poi fissarlo di sera e di lunedì. Qual è la logica? Leggo addirittura che i tifosi della Roma potrebbero non entrare in curva per protesta contro queste decisioni illogiche. Quindi rischi di avere sia la curva della Lazio sia quella della Roma fuori dallo stadio, cioè proprio le persone più difficili da gestire, invece che dentro. Non capisco davvero dove ci porti questo muro contro muro, diventato una questione di principio sulla pelle di 180-190 mila persone che vanno allo stadio. E non parlo nemmeno delle esigenze di chi lavora nel calcio: dipendenti delle società, addetti ai lavori, persone con famiglie e figli che devono organizzarsi. Sono aspetti che fanno parte del paese reale ma che vengono completamente ignorati. In queste ore si continua a fare ricorsi e a prendere decisioni senza senso a tre giorni dalle partite più importanti della stagione per squadre come Milan, Roma, Napoli e Juve, che si giocano 40-50 milioni di euro per l’anno prossimo e ancora non sanno quando giocheranno. È una cosa che non ha nessun senso logico.
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