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Il campione di kickboxing Lubrano: "Vi racconto il mio sport e le iniziative per i ragazzi"

Il campione di kickboxing Lubrano: "Vi racconto il mio sport e le iniziative per i ragazzi"
Oggi alle 21:30Radio Tutto Napoli
di Davide Baratto
A Radio Tutto Napoli, Cristian Lubrano, 14 volte campione italiano di kickboxing a 49 anni, sulla disciplina, il riscatto sociale tramite lo sport, Allegri

Il campione italiano di kicboxing Cristian Lubrano è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.

Quanto conta lo sport per il riscatto sociale? Quanto serve ai ragazzi oggi fare sport per emergere?

"È una domanda che faccio molto forte perché so che il riscatto sociale oggigiorno è fondamentale per i ragazzi. Io ho un po' con i genitori, perché dovrebbero dare un po' meno i cellulari ai ragazzi e farli fare attività motoria. La settimana scorsa su via Caracciolo c'era un evento con sport e salute, con dimostrazioni di tanti sport da combattimento, boxe, scherma. C'erano più persone grandi che venivano a provare, ma i genitori non facevano avvicinare i figli. E quelli che praticavano avevano grossi problemi motori, erano poco coordinati: chiedevi loro di fare cose molto semplici e non riuscivano a farle. La disciplina è fondamentale, soprattutto per togliere i ragazzi dalla strada. Io credo che lo sport, qualsiasi sport, possa essere una via d'uscita."

Sei 14 volte campione italiano di kickboxing. Hai 49 anni: qual è il segreto?

"Il segreto è la passione per questo sport. Purtroppo ad oggi non riesco ancora a smettere, perché l'adrenalina che mi porta — soprattutto nella settimana in cui ho i match, le varie competizioni nazionali e internazionali — è inspiegabile. È un'adrenalina un po' diversa da quella che si prova allo stadio, perché sei tu che ti metti in gioco, ci metti la faccia, ti alleni, ti prepari, non sai contro chi combatterai. E oggi non riesco a smettere: mi piace stare bene."

Si dice spesso che il ring sia come una scacchiera. La mente conta quanto i muscoli? E riesci a trasmettere questa intelligenza tattica ai tuoi ragazzi?

"Hai detto una cosa importante. Fino a un certo punto conta la preparazione fisica, ma ci vuole tanta testa. Più che motivazione, è disciplina: devi allenarti tutti i giorni, ripetere sempre le stesse cose, cercare di perfezionarti. Quando diventi più grande diventi anche più meticoloso. Vi faccio un esempio: l'ultimo campionato italiano che ho disputato sabato scorso, non mi sono trovato di fronte un avversario tecnicamente inferiore — stava bene fisicamente e mi ha tenuto in difficoltà per tutto il tempo. Ho dovuto stringere i denti, sono sempre stato in vantaggio ma ho dovuto resistere, perché mentalmente volevo quella vittoria e non potevo regalare nulla. È questo che cerco di trasmettere ai ragazzi, perché purtroppo oggi fanno due o tre match, ne perdono uno e mollano. Quello che cerco di inculcare è la resilienza, però fino a un certo punto, perché poi servono anche i genitori che facciano la loro parte invece di scoraggiarli. Io metto tanto cuore in questo lavoro: quando stai all'angolo del tuo ragazzo e lo vedi demoralizzarsi sul ring, il colpo lo senti anche tu."

L'avversario della finale era più giovane di te?

"Sì, era più giovane di me di cinque o sei anni. Come nella boxe, ci sono le categorie di peso: io faccio i pesi massimi. Però sì, era più giovane."

Sono vent'anni che sei un punto fermo della nazionale italiana e sarai presente agli Europei in Macedonia. Detto questo: Allegri ti piace sì o no?

"Non mi è tanto simpatico, però cerchiamo di girare la cosa così: noi dovremmo fare quadrato tutti con l'allenatore, come si fa sul ring. Con Conte non è sempre andata così, ci sono state incomprensioni, le cose venivano capite un po' male. Adesso, anche se Allegri non ci sta tanto simpatico, dobbiamo arrivare alla nostra finalità: vincere. Quello che chiederei a tutti è di smettere di fare sempre le stesse cose — portare l'allenatore sotto al murales, farlo cantare le canzoncine — e cominciare ad avere una mentalità un po' più europea, da grande squadra. È un allenatore che ha vinto tanto, penso che sappia gestire i campioni, e questo dovrebbe interessarci più di ogni altra cosa. Poi, se si incontrano i giocatori nei locali, bisognerebbe anche ricordargli di comportarsi da professionisti. Se io avessi il 10% di quello che guadagnano, farei tutti gli allenamenti del mondo. Dobbiamo fare quadrato, tutta la città."

Quando sarà fine carriera, vorresti venire a fare un po' di palestra gratuita con i ragazzi che portiamo fuori dalla strada?

"Altro che a me farebbe piacere. Mi piacerebbe organizzare qualcosa, che sia al Bosco di Capodimonte, che sia in una piazza, per i ragazzi. Ci sono. E se vieni in palestra da voi, ci sono lo stesso. Uno sport da combattimento in un convento sarebbe una cosa bellissima e molto inclusiva, perché la gente deve capire che gli sport da combattimento non sono violenza. Quello che dico sempre è che il mio avversario è quello che mi fa crescere, che mi fa vincere, che mi fa diventare più forte. L'avversario lo devo rispettare, perché lui come me si allena, si fa il mazzo, va incontro a infiammazioni, contratture, infortuni. Rispetto per l'avversario, innanzitutto."