Mandato: “Modello Atalanta un riferimento, ma non facilmente replicabile a Napoli”
Tommaso Mandato, operatore di mercato, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Credi che serva ancora tempo prima dell’ufficialità di Massimiliano Allegri come allenatore del Napoli? “Io credo che la linea sia ormai tracciata in maniera definitiva. È solo una questione di dettagli, che però sono di natura economica: ballano diversi milioni, quindi somme rilevanti. Le società di calcio non sono più quelle di una volta e ciascuna parte cerca di massimizzare il proprio vantaggio economico o ridurre al minimo le spese. Per questo credo sia solo una questione di tempo e di tatticismi. I legali di Allegri stanno facendo il loro lavoro e questo inevitabilmente allunga i tempi sul piano formale, ma credo che le parti - Allegri, Manna e De Laurentiis - siano già operative. Le dinamiche sono già avviate e le manovre sui primi obiettivi sono partite".
È giusto che Allegri chieda una buonuscita al Milan? “È una domanda giusta, ma soprattutto sotto il profilo etico. Purtroppo l’etica nel calcio non esiste più, o quantomeno si è completamente affievolita. I cosiddetti “codici d’onore” ormai non hanno più spazio, non solo nel calcio ma in generale nello sport. Oggi prevalgono gli interessi personali e la volontà di massimizzare i propri vantaggi. Quindi non mi sorprende affatto che si arrivi a situazioni del genere. È diventata la normalità, anche se può essere contestabile. Ma, al di là delle opinioni, non cambierà nulla”.
Passando al campo: Allegri è l’allenatore giusto per questa rosa? Con giocatori tecnici come De Bruyne potrebbero esserci difficoltà? “Dare giudizi a priori è sempre sbagliato, soprattutto nel calcio. Le valutazioni dipendono da troppe variabili: contesto, ambiente, integrazione, società, e non solo dall’allenatore. È chiaro che tutti vorrebbero vedere un certo tipo di gioco, ma bocciare o promuovere un allenatore prima di vederlo all’opera è inopportuno. Detto questo, io considero positiva la scelta di De Laurentiis, perché Allegri è uno dei pochi allenatori in grado di gestire una fase delicata come quella del Napoli post-Conte. Conte, nel bene e nel male, aveva assunto un ruolo centrale totale nella squadra e nella società. Oggi invece il Napoli è più scoperto a livello dirigenziale. In questo senso Allegri può rappresentare una figura di equilibrio, quasi di “protezione” iniziale, soprattutto se le cose non dovessero partire bene”.
La scelta di Allegri può essere anche legata ai cambiamenti societari e ai rumours su possibili investitori americani? “Se fosse vero, sarebbe una valutazione importante, ma stiamo parlando di cifre enormi. Non ho visto documenti ufficiali, ma arrivano indicazioni su interessamenti di questo tipo. Tuttavia, in queste operazioni non basta l’interesse: servono due parti per chiudere un accordo. Bisogna anche considerare che De Laurentiis, a 77 anni, vive il Napoli come una parte fondamentale della sua vita. Non è solo una questione economica: ci sono motivazioni personali e identitarie fortissime. Per questo non è semplice arrivare a una cessione o a un cambiamento radicale”.
De Laurentiis stesso ha detto che, senza il Napoli, si annoierebbe. È davvero così? “Sì, è un concetto che lui ha espresso chiaramente. Essere presidente del Napoli, per lui, significa essere al centro di tutto: critiche, responsabilità, ma anche potere decisionale e identità. Venendo meno questo ruolo, si rischierebbe un senso di vuoto importante. Non è solo lavoro, è una dimensione esistenziale”.
È possibile immaginare un Napoli più “modello Atalanta”, con una gestione sostenibile e strutturata? “Bisogna sempre partire dalla realtà. L’Atalanta ha costruito un modello virtuoso e sostenibile, ma è una realtà diversa, più piccola e più snella, con una struttura consolidata anche sul piano gestionale e sportivo. Napoli invece è una società diversa: non possiede lo stadio, ha una struttura differente e una pressione ambientale molto più alta. Per questo il paragone è difficile. Il modello Atalanta è un riferimento, ma non è facilmente replicabile a Napoli”.
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