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Messi-Maradona, Fasano: "Impossibile paragonarli anche a Pelè, vi spiego..."

Messi-Maradona, Fasano: "Impossibile paragonarli anche a Pelè, vi spiego..."
Oggi alle 14:40Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Alfonso Fasano, giornalista di Rivista Undici, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.

Sembrerebbe esserci qualche difficoltà nella trattativa tra il Napoli e l'entourage di Antonio Vergara per il prolungamento con adeguamento del contratto. Secondo te Vergara dovrà rappresentare un punto fermo del progetto tecnico del Napoli oppure è un calciatore cedibile?
"La risposta è multistrato, perché intanto tutto dipende dall'entità di un'eventuale offerta. Al di là del fatto che il Napoli debba ridurre il monte ingaggi e il numero di giocatori, c'è sempre da ricordare che, anche se non è una cosa romantica, Vergara porterebbe una plusvalenza netta, pulita, assoluta. È un giocatore che non ha un costo a bilancio e che, per quanto riguarda l'ingaggio, in questo momento pesa pochissimo. Quindi, nel caso arrivasse un'offerta importante, bisogna tenere conto anche di questo aspetto. Al di là di questa valutazione, le notizie ci dicono che alcune offerte sono arrivate ma non sono state ritenute congrue. C'è poi il grande tema dell'ingaggio, che deve essere commisurato all'utilizzo del calciatore. Se l'entourage di Vergara chiede tre milioni e mezzo o quattro milioni per un giocatore del quale non sappiamo ancora quanto sarà titolare o centrale nel progetto, il Napoli deve tutelare il proprio bilancio e decidere anche in base alle idee dell'allenatore e alla valorizzazione tecnica del giocatore. Dal punto di vista tecnico Vergara non si discute, ma è una valutazione ancora potenziale. Ha collezionato dodici presenze in campionato nella scorsa stagione, ha giocato in un momento molto particolare, ha fatto bene, anzi benissimo in alcuni frangenti, ma va ancora testato come punto di riferimento a questo livello. Non è un esordiente, perché ha già debuttato, ma è quasi un esordiente. Se il Napoli sta riflettendo con attenzione è proprio per capire tutti questi aspetti. Se sia cedibile dipende dalle offerte; se possa essere centrale nel Napoli dipenderà dalle valutazioni che verranno fatte con Allegri. Credo che il ritiro servirà proprio a chiarire anche questo."

Quanto sarà importante realizzare il centro sportivo e avviare con decisione un progetto per il settore giovanile? Oggi fare player trading è sempre più difficile e forse i calciatori bisogna costruirli in casa.
"Io sono parzialmente d'accordo. In un mondo ideale il Napoli, come qualsiasi altro club, dovrebbe andare a prendere i migliori ragazzi del territorio, farli crescere e poi eventualmente valorizzarli. È un percorso complicato e, secondo me, il Napoli deve pensare al centro sportivo non solo per questo, ma anche per questo. L'idea di avere un centro di proprietà serve soprattutto ad avere un valore patrimoniale, immobiliare, stabile e non volatile come può essere quello rappresentato dai calciatori, che restano degli asset. La famosa 'prima pietra', reale o simbolica che sia, va letta in questo senso. Oggi i club devono essere gestiti come vere e proprie imprese. Il Napoli non deve costruire il centro sportivo soltanto per produrre due o tre calciatori da rivendere, anche perché in Europa soltanto realtà come Real Madrid e Paris Saint-Germain riescono a ottenere grandi ricavi dal vivaio. Tutti gli altri possono farlo, ma in misura molto più limitata. Il centro sportivo è importante anche per attrarre calciatori di alto livello. Una cosa è allenarsi nell'attuale Castel Volturno, un'altra è farlo in una struttura moderna e di proprietà. Torno sul concetto del valore patrimoniale: il Napoli è una società sana, con un bilancio florido, che ha sostanzialmente il solo problema del costo del lavoro rispetto al fatturato. Un centro sportivo rappresenterebbe un patrimonio importante sia nell'ottica di un'eventuale vendita del club sia per aumentarne il valore e rafforzarne il brand. Non è importante quanto uno stadio, ma il concetto è quello."

Ti chiedo una riflessione sul confronto tra Lionel Messi e Diego Armando Maradona. Secondo me Messi è un atleta, mentre Maradona è un simbolo: appartengono a due piani diversi e per questo non sono realmente paragonabili. Come ti poni rispetto a questo confronto?
"Io mi pongo sempre contro la razionalizzazione di ciò che non è razionalizzabile e, in qualche modo, questo significa che sono d'accordo con te. Stiamo confrontando due prodotti di epoche, mondi e contesti completamente differenti. Diego Maradona era e resta, fondamentalmente, anche un leader politico, suo malgrado o per sua fortuna, a seconda dei punti di vista. Non è stato soltanto un atleta. Lo stesso discorso potremmo farlo per qualsiasi altro sport e perfino per le altre arti. Ognuno è figlio del proprio tempo. Se riduciamo il confronto tra epoche diverse a una questione di numeri, Maradona esce sconfitto, non solo rispetto a Messi ma anche rispetto a tanti calciatori venuti dopo. Il problema è proprio questo: pensare che tutto possa essere razionalizzato attraverso le statistiche. Abbiamo oggi una sensibilità diversa nei confronti dei numeri e del calcio. Lo stesso ragionamento vale anche per il confronto tra Maradona e Pelé. Pelé, nato nel 1940, gioca la sua ultima partita ad alto livello nel 1971; Maradona arriva dieci anni dopo e il calcio è già completamente cambiato. Inoltre Pelé ha giocato quasi esclusivamente in Sud America, con l'esperienza finale negli Stati Uniti, mentre Maradona si è confrontato con il calcio europeo. Non è un giudizio di valore nei confronti di Pelé, è semplicemente una differenza storica che rende impossibile qualsiasi confronto diretto."