Pieri (Giovanili Napoli): "Il mio pensiero su Pugliese, Garofalo, Baridò, Prisco e Pereyra"
Nel corso di PassioNapoli a Dimaro, trasmissione in onda sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli live tutto il giorno, Nicola Luongo e Guido Gaglione hanno intervistato Pietro Pieri, fondatore della pagina 'Giovanili Napoli', riferimento sui giovani azzurri e non solo, per analizzare alcuni dei prospetti più interessanti del vivaio azzurro ed i ragazzi aggregati alla prima squadra a Dimaro. Non semplici giudizi tecnici, ma indicazioni precise sui margini di crescita, sulle caratteristiche individuali e soprattutto sul percorso che ciascun calciatore dovrebbe intraprendere per non disperdere il proprio talento:
"Pugliese è molto simile a Meret. È molto forte tra i pali, è bravo anche con i piedi, ma la sua vera forza è la testa. Ha sempre avuto una personalità spiccata e per un portiere questo aspetto è fondamentale. Viene da Scampia ed è anche un bel segnale dal punto di vista umano. È un ragazzo con un potenziale molto alto, che può costruirsi una carriera importante. Andare in prestito per poi non giocare sarebbe deleterio: senza garanzie, meglio allenarsi con la prima squadra e giocare Primavera e Youth League.»
Garofalo? Cristian deve andare a giocare. È stato protagonista in Primavera sotto età, ha disputato impegni europei con la Nazionale ed è uno dei difensori più forti della categoria. È elegante, gioca bene con i piedi e per me è un braccetto fenomenale. Ti permette di iniziare l’azione dal basso ed è capace di uscire palla al piede. Adesso ha bisogno di una società che lo valorizzi e gli permetta di fare lo step nel calcio dei grandi.» Per Garofalo il percorso nel settore giovanile sembra essere arrivato a un punto di svolta. Restare senza spazio rischierebbe di rallentarne la crescita. La scelta della squadra, dell’allenatore e del sistema di gioco diventerà determinante per trasformare le qualità mostrate in Primavera in certezze anche tra i professionisti.
Baridò? Deve lavorare sulla tenuta nei contrasti e nella riconquista del pallone, ma quando ha la palla riesce a proteggerla abbastanza bene. Deve puntare soprattutto sulla visione di gioco e sulla capacità di saltare l’uomo con il primo dribbling. È un trequartista: è difficile trasformarlo in una mezzala moderna perché non possiede quel tipo di passo. Mi ricorda calciatori come Morfeo: piccoli, esili, ma dotati di grande visione e qualità tecnica.» Il talento argentino non deve essere snaturato. Il lavoro fisico sarà importante, ma il vero patrimonio di Baridò resta la capacità di creare superiorità, vedere linee di passaggio non banali e dare imprevedibilità alla manovra. Prima di pensare stabilmente alla prima squadra, dovrà però diventare dominante nel campionato Primavera.
Pereyra? E' arrivato in Italia soltanto a gennaio e ha bisogno di tempo per adattarsi. È un attaccante che attacca molto bene lo spazio e dà il meglio di sé dentro l’area di rigore. Se viene servito nella zona decisiva, i gol li fa: è forte di testa e possiede grande garra. Se gli chiediamo di partecipare troppo alla costruzione può fare più fatica, perché è principalmente un attaccante d’area.» Le prime impressioni non possono diventare una sentenza definitiva. Pereira deve ancora comprendere il calcio italiano e trovare continuità, ma possiede caratteristiche precise e riconoscibili. Il suo sviluppo passerà dalla capacità di imporsi in Primavera e di migliorare nel gioco lontano dalla porta, senza perdere il proprio istinto da centravanti.
De Chiara? E' uno di quei profili che ha dominato la categoria. In futuro potrà giocare da difensore centrale, da centrocampista, da mezzala o da metodista. Possiede una duttilità tattica importante, ma adesso deve fare esperienza tra i grandi e imporsi anche lì. La scelta della squadra e dell’allenatore sarà fondamentale, perché il campionato Primavera è una cosa, mentre la Serie C è un’altra.»
Prisco? Lo terrei come terzo play. Il suo discorso è completamente diverso rispetto a quello di Hasa, anche perché tra i due ci sono quattro anni di differenza. Hasa arriva da un campionato di Serie B giocato da protagonista e ha bisogno di trovare continuità, mentre Prisco può restare nel Napoli, allenarsi con la prima squadra e continuare il proprio percorso di crescita senza la necessità di giocare immediatamente tante partite.» Prisco potrebbe quindi rappresentare una soluzione interna per completare il reparto alle spalle di Lobotka, senza interrompere il suo percorso nel settore giovanile. La permanenza con Allegri gli permetterebbe di osservare da vicino un centrocampista di livello internazionale, assimilare tempi e responsabilità del ruolo e, contemporaneamente, trovare spazio con la Primavera e in Youth League. A differenza di Hasa, per lui restare non significherebbe perdere una stagione, ma vivere un passaggio graduale verso il calcio dei grandi".
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