Nuovo ruolo per Vergara, Marino: "Lo vedo bene, ha una grande dote"
Giuseppe Marino, allenatore, è stato ospite della nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania.
In questo momento si parla molto del dualismo tra Meret e Milinković-Savić. Dopo l'amichevole con l'Arezzo, è una fase delicata soprattutto per un ruolo come quello del portiere, nella quale iniziano a delinearsi le gerarchie. Come la vedi?
"Assolutamente sì. È una fase nella quale sono anche un po' permessi gli errori, perché ci sono i carichi di lavoro, c'è poca lucidità e tanta stanchezza. Quando sbaglia il portiere lo notiamo di più, mentre quando sbaglia un attaccante spesso si può rimediare. Si definiscono un po' le gerarchie. Penso che a Napoli Allegri sia stato molto chiaro per quanto riguarda i portieri. Meret è un portiere che conosciamo ormai da anni e sappiamo quali siano i suoi pro e i suoi contro; lo stesso vale per Milinković-Savić. È giusto lasciare ad Allegri la possibilità di decidere e scegliere. Da quello che ho percepito, il ritiro del Napoli si divide in due fasi: questa prima fase, nella quale Allegri sta cercando di capire chi tenere e chi mandare via, e poi quella di Castel di Sangro, nella quale si entrerà più nello specifico e inizierà a lavorare con i giocatori che ritiene centrali nel progetto, insieme a Manna."
È ancora calcio di luglio, ma ti aspettavi di vedere qualcosa di diverso rispetto al Napoli dell'ultima parte della scorsa stagione?
"Ho notato anche io questa cosa, però dobbiamo analizzare tutto a 360 gradi. Bisogna considerare la squadra che è scesa in campo nel primo tempo: abbiamo visto Prisco, un giovane utilizzato molto raramente da Conte, e altri giocatori che avevano bisogno di mettersi in mostra. Sotto l'aspetto dell'energia forse ci aspettavamo qualcosa di diverso, ma c'era un nuovo modulo e tanti ragazzi che giocavano insieme per la prima volta. Non è stata presa l'ultima formazione del campionato e riproposta in amichevole: era un test a tutti gli effetti. Abbiamo perso anche con Conte l'anno scorso, visto che si fanno i paragoni. Forse quello che è mancato è stata una squadra motivata ed energica, considerando l'inizio della stagione, l'entusiasmo dell'ambiente e il centenario del club. Ho visto una squadra molto 'basic', quasi come se dovesse semplicemente timbrare il cartellino e giocare quella partita perché era prevista."
Qual è, secondo te, la vera priorità del Napoli sul mercato?
"Io credo che il problema principale del Napoli sia la difesa. Da come ho percepito le cose, sono convinto che Allegri opterà per il 4-2-3-1, soprattutto con il rientro di De Bruyne. Credo quindi che il problema sia lì. Serve un difensore di carisma, uno che sappia guidare il reparto e gestire anche i momenti della partita. Dal centrocampo in su credo che il Napoli sia messo molto bene: sugli esterni ci sono Neres, Politano, Lang e Alisson; davanti magari si farà qualcosa se dovesse uscire Lucca, e il centrocampo è probabilmente il più forte d'Italia. Bisogna lavorare dietro. Anche i gol subiti sono arrivati per disattenzioni e la sensazione è che manchi qualcuno che comandi il reparto. Per questo investirei tutti gli sforzi di mercato su un difensore centrale di alto livello."
Con gli uomini attualmente a disposizione, la difesa ti convince?
"Direi di no. Marianucci è un ragazzo che il Napoli ha preso e che deve ancora dimostrare tutto. Poi c'è Rafa Marín, che è rientrato dopo l'esperienza in prestito in Spagna. Sono giocatori che devono ancora ambientarsi e capire davvero cosa significhi giocare nel Napoli e nel campionato italiano. Non vengono da un prestito in Serie A, dove puoi valutarli immediatamente. Devono ancora dimostrare di essere realmente da Napoli."
Negli ultimi anni il Napoli ha iniziato la preparazione affrontando subito squadre professionistiche, mentre in passato si partiva spesso contro selezioni dilettantistiche. Cambia qualcosa?
"No, assolutamente. Le categorie cambiano, ma non credo che una sconfitta in amichevole possa influenzare il lavoro o l'umore di un ambiente. Che si giochi contro l'Arezzo o contro una squadra di Serie B cambia poco. Viviamo ancora un po' di un calcio del passato, nel quale si cercava di costruire autostima attraverso le amichevoli. Oggi conta capire quali giocatori possano davvero dare una mano al Napoli. Non dobbiamo dimenticare che l'asticella si è alzata. Bisogna capire chi può essere all'altezza della Champions League e di un campionato di vertice. Se il Napoli vuole lottare per lo Scudetto e fare strada anche in Champions, come dimostra la scelta di Allegri, deve avere una rosa all'altezza. Queste amichevoli servono proprio a testare se certi giocatori hanno la testa e la personalità per stare a Napoli."
Antonio Vergara ha raccontato che Allegri gli ha chiesto di lavorare da mezzala. Secondo te ha le caratteristiche giuste per ricoprire quel ruolo?
"Secondo me sì, anche se lo vedo rendere al massimo nella zona di rifinitura, come quel classico numero dieci che ormai si è perso. Credo possa lavorare molto bene tra le linee, creare superiorità, saltare l'uomo e ha anche un ottimo piede. Penso che il mister stia cercando di cucirgli addosso il ruolo che possa dare più equilibrio alla squadra e offrire alternative. Oggi il calcio è fatto di sacrificio: si pressa tutti insieme, si corre, ci sono tanti duelli uno contro uno. La predisposizione è fondamentale e Vergara ce l'ha. Per caratteristiche e mentalità credo possa fare tranquillamente anche la mezzala."
Dopo il no di Pep Guardiola alla Nazionale italiana, chi vedresti bene come nuovo commissario tecnico per avviare un nuovo progetto?
"Bisogna capire innanzitutto quale direzione si vuole prendere. Guardiola avrebbe significato una metodologia chiara e un cambiamento strutturale del calcio italiano, dal settore giovanile fino alla Nazionale maggiore. Sarebbe stato un cambiamento culturale. Adesso chiunque arrivi sarà qualcosa di diverso dall'idea iniziale. Da quello che percepisco, Pirlo potrebbe essere il candidato principale. Conte è un allenatore pragmatico, ma non rappresenta quel tipo di rivoluzione metodologica che si cercava con Guardiola. Personalmente un nome che mi piacerebbe è Pioli: è un allenatore di basso profilo ma con carisma e con buone idee di calcio. Tuttavia, da quello che vedo tra i candidati, penso che alla fine possa essere Pirlo oppure Mancini."
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