Pellissier su Italiano: "Era già allenatore in campo, sarebbe top per il Napoli"
Sergio Pellissier, ex attaccante, compagno di squadra di Italiano, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.
In casa Napoli si parla del possibile cambio in panchina e del profilo di Vincenzo Italiano: è l’allenatore giusto per ripartire?
“È un allenatore che ha dimostrato di saperlo fare, quindi indubbiamente è in ascesa, con una personalità molto elevata. La piazza non credo sia pesante per lui, ma non ha mai fatto una società del livello del Napoli, con la Champions e tutto quello che comporta. Se si fa la scelta di Italiano bisogna anche dargli la possibilità di crescere, quindi non avere fretta e non voler tutto subito. In questo momento però Napoli non ha molta voglia di aspettare, quindi è una scelta molto complicata.”
Che idea ti sei fatto di Vincenzo Italiano come allenatore, anche considerando il suo percorso da calciatore?
“Lui è sempre stato un allenatore anche in campo, era un regista e la sua idea di calcio l’ha sempre avuta. Non mi stupisce che sia diventato un ottimo allenatore, ha una grossa personalità. Ha fatto la gavetta molto bene, ha vinto tutte le categorie dove è stato, quindi non è arrivato in Serie A tanto per arrivare: ci è arrivato meritando di arrivarci e conquistando ogni anno la categoria e il campionato. Questo vuol dire che sa vincere.”
Tra Italiano e Allegri si parla di due filosofie diverse. Il Napoli ha bisogno di continuità o di cambiamento rispetto agli ultimi anni con Conte?
“Sono due allenatori diversi: uno è esperienza, ha sempre o quasi sempre fatto squadre che hanno fatto Champions League, quindi è concreto; l’altro è in ascesa, molto valido, che gioca anche un bel calcio. Però bisogna capire cosa si vuole: un bel calcio o vincere. Se il Napoli avesse giocato benissimo ma perso il campionato, probabilmente si sarebbe criticato comunque Conte. Io, in una società ambiziosa, voglio vincere: giocare bene passa in secondo piano. Alla fine conta cosa porti a casa.”
Che lettura dai del dato sugli attaccanti in Serie A, con pochi gol e un capocannoniere come Lautaro Martínez a 17 reti?
“Non è un problema che sia straniero, anche ai miei tempi c’erano stranieri forti che sono diventati capocannonieri. La cosa che preoccupa è che siano solo 17 gol: questo dimostra che gli attaccanti moderni non fanno solo gli attaccanti. Se tutti devono fare tutto, smettiamo di chiamarli ruoli. Un attaccante deve fare gol, creare occasioni, essere incisivo. Se li fai tornare a difendere, il calcio diventa poco divertente. Meno gol significa anche meno tiri, e questo non è positivo.”
Parlando di attaccanti moderni, Højlund può crescere con un allenatore come Italiano?
“È l’unica cosa che conta per l’attaccante: fare gol. Se pensi più a difendere che ad attaccare, è normale che i gol vengano meno. Sicuramente il Napoli ha bisogno non di un solo attaccante, ma di più giocatori che vadano in doppia cifra. Con più attaccanti si gioca meglio e si prova a vincere, non a non perdere.”
Infine: Højlund con Italiano potrebbe fare il salto definitivo?
“L’italiano con gli attaccanti li fa giocare e li fa attaccare, quindi può migliorare tanto. Højlund ha bisogno di confidenza con la porta e di fare il suo ruolo. Con Conte ha dovuto lavorare molto tra attacco e centrocampo, mentre Lukaku aveva un ruolo più naturale per lui. Se cambi modo di giocare, può sicuramente fare più gol.”
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