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Pericolo Champions? Bucchioni: "Napoli fuori dalle prime 4 sarebbe un fallimento"

Pericolo Champions? Bucchioni: "Napoli fuori dalle prime 4 sarebbe un fallimento"
Oggi alle 17:20Radio Tutto Napoli
di Pierpaolo Matrone
Enzo Bucchioni analizza il momento del Napoli e chiede di più a Massimiliano Allegri: "Non abbiamo ancora visto la sua capacità di tirare fuori il meglio"

Enzo Bucchioni, giornalista, è stato ospite della nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "Meret a Napoli è stato discusso tantissimo e non ho mai capito perché. È un portiere di assoluta affidabilità. Magari non è spettacolare, ma è essenziale. Con tutte le dovute proporzioni, per far capire il concetto, può ricordare proprio per questa essenzialità Zoff. Poi tutti possono migliorare e un portiere ha bisogno soprattutto di sentire fiducia totale. Il suo procuratore giustamente mette le mani avanti, ma una piazza come Napoli deve sapere di avere un portiere di primo livello. Milinkovic-Savic ha una grande fisicità, ma per come interpreto io il ruolo Meret dà maggiori garanzie".

Cosa ti aspetti da Allegri dopo la sosta? Deve cambiare tatticamente oppure soprattutto utilizzare meglio i giocatori che ha a disposizione?
"Dal punto di vista tattico non mi aspetto grandi cambiamenti. Abbiamo saputo che ha provato la difesa a tre, ma pare abbia poi rinunciato. Allegri è questo: deve utilizzare meglio i calciatori all'interno del suo modo di fare calcio. Può essere un'idea non condivisa da chi preferisce un calcio più moderno, ma nella sua carriera gli ha portato tantissimi risultati. Il suo calcio mette al centro i giocatori e, se mancano quelli più forti, inevitabilmente va in difficoltà. Se non hai McTominay e non possiedi un sostituto con caratteristiche simili, oppure sei costretto a giocare con il doppio regista, i limiti emergono. Vorrei però vedere anche l'Allegri che conosciamo: quello capace di studiare i punti deboli dell'avversario, leggere la partita e intervenire. A Firenze non mi sono piaciute alcune scelte: qualche sostituzione è arrivata troppo tardi, mentre Hojlund è stato tolto troppo presto. Il carisma e le qualità dell'allenatore li conosciamo, ma a Napoli non si sono ancora visti pienamente".

McTominay ha superato i test per l'idoneità e può tornare ad allenarsi in gruppo. Quanto cambia il Napoli con il suo recupero e come dovrebbe Allegri costruire la squadra intorno a lui, De Bruyne, Vergara e Hojlund?
"Il ritorno di McTominay è una notizia straordinaria. Non c'è nella rosa un suo sostituto, neanche un facsimile. È un giocatore che difende, riparte negli spazi, segna, ha capacità fisiche notevolissime e qualità aerobiche straordinarie. Sono convinto che farà cambiare passo al Napoli e credo che possa essere ancora più importante nel calcio di Allegri. Poi Allegri deve utilizzare meglio De Bruyne. Kevin non è più giovanissimo e bisogna costruirgli intorno una squadra che lo agevoli. Non puoi chiedergli rincorse di trenta metri come è successo a Firenze, perché poi arriva poco lucido nella fase decisiva della partita. Con il Belgio gioca sostanzialmente da trequartista e attorno a lui tutti si muovono: c'è chi va a destra, chi a sinistra, chi taglia e chi si sovrappone. Lui può così sfruttare la sua straordinaria visione di gioco. Questo dovrebbe diventare il Napoli: devono essere gli altri a correre aspettando il suggerimento di De Bruyne, non Kevin a rincorrere gli avversari. Lo stesso vale per Vergara. Io vorrei vederlo nella sua posizione e non in un ruolo ibrido a centrocampo. Come ha detto Mancini, è un'ala: può anche accentrarsi e giocare in mezzo, ma deve partire dall'esterno perché nell'uno contro uno porta brillantezza e superiorità numerica. Anche Favasuli, secondo me, perde qualcosa se utilizzato troppo alto: è un esterno basso che deve partire in velocità. Le soluzioni ci sono. Allegri è stato preso proprio per impadronirsi del gruppo e tirare fuori il meglio dai giocatori, ma finora questo non è ancora successo".

Perché Allegri sta facendo così fatica a trasmettere il proprio calcio alla squadra? È soprattutto una questione di tempo?
"È la situazione. Questa squadra per anni ha praticato un calcio completamente diverso: aggressione alta, movimento, dinamismo, uno o due tocchi e tanti uomini nella metà campo avversaria. Adesso cambiano i movimenti, il modo di aggredire il pallone e soprattutto i principi. E parliamo anche di giocatori non più giovanissimi. Un gruppo giovane assorbe più facilmente nuove idee, mentre calciatori di trent'anni con una storia e vittorie alle spalle possono avere anche inconsciamente qualche resistenza. Allegri chiede un baricentro più basso, maggiore compattezza, prima la fase difensiva e poi le ripartenze negli spazi. È un calcio completamente diverso, quindi le sue difficoltà iniziali non mi meravigliano. Chi ha scelto Allegri sapeva che sarebbe servito tempo. Il vero gioco di squadra del Napoli ancora non si è visto, ma credo che ci si arriverà. E attribuisco molte delle difficoltà anche all'assenza di uomini chiave".

Con il recupero degli infortunati il Napoli ha ancora la forza per tornare a competere al vertice? E quale deve essere l'obiettivo minimo?
"Deve essere quello l'obiettivo. Se il Napoli dovesse restare fuori dalle prime quattro sarebbe sicuramente un fallimento, perché l'organico c'è. Tutti hanno indicato il Napoli come una delle squadre più attrezzate dietro l'Inter e per me è ancora così. Se però ti mancano contemporaneamente cinque o sei giocatori importanti, il discorso cambia. Anche il calendario ha inciso. Se hai un allenatore nuovo che deve cambiare tanti principi e contemporaneamente affronti subito squadre molto complicate, il percorso diventa ancora più difficile. Non voglio giustificare Allegri, perché da lui ci aspettiamo di più, ma le ragioni del ritardo attuale esistono. Arriveranno momenti di difficoltà anche per le altre e il Napoli dovrà farsi trovare pronto. Non dico che il tempo sia già scaduto, ma quasi: adesso è il momento di fare i fatti, perché non puoi perdere altro terreno".