Presentazione Allegri, Forgione: "Ha fatto 0-0, ora dimostri di essersi aggiornato”
Angelo Forgione, giornalista e scrittore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
Stiamo commentando la conferenza stampa di Massimiliano Allegri. Un po’ come ce l’aspettavamo, non è entrato nel dettaglio di tante tematiche, soprattutto quelle tecniche, che tende proprio a evitare. Probabilmente fa parte del suo modo di comunicare? "Sì, c’è una netta differenza tra questa conferenza e quella di due anni fa di Conte. Questo è il parallelo che mi viene da fare. Quella era una conferenza in cui un allenatore prendeva le redini in mano, in qualche modo adombrava il presidente e faceva capire che era qui per dettare, in qualche maniera, le condizioni, le leggi, le norme e tutto il resto. Invece qui c’è stato un ritorno a vecchi equilibri, quindi anche normali equilibri: un presidente che comunque mantiene la scena e che parla quanto l’allenatore, un allenatore che si dichiara fieramente aziendalista e quindi è pronto a ottemperare a quelle che sono le necessità di un club che, dopo due anni di Conte, consapevolmente ha fatto dei sacrifici, ma adesso deve un attimo ritornare su binari più consoni a quelle che sono sempre state le direttive del club. Quindi mi sembra questo il sunto della situazione. Finita l’era Conte, comincia l’era Allegri. Si passa da un decisionista a un altro che non dico che non lo sia, ma insomma che comunque deve stare a certe condizioni e non può più, non può, non può, perché non è Conte e quindi preferisce anche non essere uno, non può alzare la voce, non può adombrare il presidente e gli altri componenti del club."
Il Massimiliano Allegri persona, non personaggio o allenatore, che impressione ti ha dato? È stato anche un po’ furbo a non rispondere a tutte le domande? Hai visto una strategia da parte sua? "Sì, ha fatto 0-0, se vogliamo. Mi aspettavo qualcosa in più. Almeno un cortomuso ce lo poteva mettere, un 1-0 lo poteva fare. Ha preferito far pareggiare e non sbottonarsi troppo. Devo dire che questo lo sostenevo ieri. In realtà viene qui il 13 luglio, anzi il 14 luglio, quindi si presenta alla stampa il 14 luglio e alla vigilia della partenza per il ritiro. Quindi è impensabile che non abbia già delle idee abbastanza chiare. Poi è chiaro, deve conoscere delle situazioni, deve andare a tastare con mano propria, però secondo me aveva da dire e ha preferito non dire."
Pur non entrando nel dettaglio di nessuna risposta, ha fatto comunque intendere la sua tipologia di tecnico: il mercato lo fa la società, c’è il direttore sportivo e bisogna chiedere a lui o al presidente. È già una diversità enorme rispetto ad Antonio Conte. Anche su domande innocue, però, è stato molto sintetico e ha eluso i quesiti. Parlare di calcio con lui sarà complicato? "Lui semplifica un po’ tutto. In realtà a lui non piacciono le domande troppo tecniche. Adesso bisogna capire perché, ma non gli piacciono le domande troppo tecniche. Quando poi si trova di fronte a certi quesiti, certe situazioni che forse non può approfondire troppo nella questione tattica, comincia a glissare, comincia a semplificare, a dire che il calcio è semplice. Quindi è una visione tutta sua. Se però in passato non gli si poteva dire niente perché è stato un vincente, con una squadra importante come la Juventus, come l’ultimo Milan che ha vinto quello Scudetto, insomma il penultimo della sua storia, però poi deve adesso cominciare a dimostrare di saperne molto di calcio, soprattutto di essersi aggiornato. Perché sappiamo tutti che le ultime stagioni non sono state edificanti per uno status di allenatore importante come è stato il suo. Adesso ha una grande occasione: viene a Napoli, gestisce una rosa importante, secondo me anche una rosa a livello dell’Inter. Può tranquillamente pensare di poter, anche già così, cominciare a ragionare su una lotta per lo Scudetto. Perché no? E quindi deve dimostrare di essere un allenatore diverso, perché questa è una carta importante che si gioca e, se dovesse fallire questa, poi non ce l’auguriamo ovviamente, non voglio fare la Cassandra, ma dopo che hai perso l’occasione dell’ultima Juventus, hai perso l’occasione che ti ha dato il Milan e perdessi anche l’occasione con il Napoli, io penso che poi dovremmo rivedere un po’ la storia di Allegri e riconsegnarla a un passato che guardava anche un certo tipo di squadra, di cui è stato ottimo gestore. Ma se poi sei un ottimo gestore, allora devi dimostrarlo anche a Napoli, visto che il livello della squadra oggi è quello delle migliori del campionato italiano."
Nel calcio di oggi c’è ancora spazio per i gestori? Possono ancora fare bene? Allegri dice da anni che contano i giocatori, ma se contano solo loro perché le società strapagano gli allenatori? "Guarda, il problema è che non puoi essere solo il gestore, ma devi essere anche motivatore. Soprattutto le motivazioni nel calcio sono la cosa fondamentale. Quindi, nel momento in cui tu sai gestire un gruppo importante e sai dare motivazioni, poi, se hai delle idee importanti, interessanti, propositive, tutto viene da te. Insomma, essere gestori non basta. Ci vuole anche la capacità di motivare, essere psicologi e poi essere bravi sul campo. Purtroppo oggi il livello si è alzato, anche gli allenatori non sono più solo quello che erano venti o trent’anni fa. Oggi c’è una grossissima concorrenza anche a livello tecnico e quindi c’è bisogno proprio di andare a scovare idee nuove, quindi di proporre qualcosa di diverso. Da Allegri ci aspettiamo questo. In realtà negli ultimi anni non è avvenuto, quindi, se siamo fiduciosi, qualcosa ce lo possiamo aspettare a Napoli. Non chiudiamo la porta alla novità, perché dagli allenatori ce la dobbiamo aspettare. Sono un po’ realista in questo senso, non mi aspetto granché, però che almeno faccia il suo dovere di gestore e motivatore. Vediamo poi da tutta questa parte cosa succede."
Che tipo di rapporto potrebbe avere Allegri con Giovanni Manna e con il presidente Aurelio De Laurentiis? Ha fatto capire che si conoscono da tanti anni e che trova un ambiente quasi familiare. Ti aspetti meno guerre mediatiche rispetto alla gestione Conte? "Sotto gli equilibri è chiaro che continuo a fare questo raffronto con due anni fa. Due anni fa sul palco c’erano Conte e De Laurentiis: Conte parlava, De Laurentiis in silenzio e nessun altro. Oggi c’è stato tutto l’establishment del Napoli, almeno le cariche più importanti, addirittura pure Chiavelli. Si è parlato anche di stadio, addirittura nel giorno di Max Allegri. De Laurentiis ha dato anche dei dati: 70 mila posti, 120 skybox. Si sono fatte domande un pochino divagando agli altri componenti."
Tu avresti chiesto ad Allegri se intende proporre un calcio diverso rispetto al passato, più offensivo, se vuole giocare per vincere o per non perdere. Però una domanda poteva essere rivolta anche a De Laurentiis e Manna: perché avete scelto Max Allegri e perché siete arrivati alla scelta finale con lui e non con Italiano? "Sì, non c’è stata. Sarebbe stato interessante, ma non so se la risposta sarebbe poi stata soddisfacente. Io credo che, se posso provare a darla io, secondo me hanno scelto Allegri perché lo voleva, o perlomeno l’ha fatto De Laurentiis. De Laurentiis ha scelto Allegri perché voleva continuare con un allenatore di rango, comunque di nome, ma abbassando un po’ il livello di pressione sui calciatori. Cioè calciatori che sono stati totalmente spremuti da Conte e quindi magari, se sceglievi Italiano, si sarebbero anche un po’ rilassati. Ma hai un compromesso con Allegri, che è comunque un allenatore di rango ma non ti richiede certe cose come te le richiedeva Conte. Quindi credo che abbia fatto una scelta di compromesso De Laurentiis, perché altrimenti non si spiegherebbe. La sua visione è sempre stata comunque quella di un calcio propositivo, che poi si va a infilare nella questione Allegri, e allora una motivazione ci deve essere. Io credo che sia questo: un compromesso tra un allenatore di rango, ma che comunque non ti chieda troppo sotto quell’aspetto e con quell’indirizzo. Non abbassare il livello in panchina, ma abbassare il livello magari delle richieste e degli allenamenti, senza perdere un motivatore che comunque Allegri sa essere. Quindi penso che sia questo il motivo."
Allegri non si è espresso su nessun giocatore, ma su Kevin De Bruyne ha detto, sorridendo, che gioca discretamente bene a calcio e che è un giocatore straordinario. In questa risposta è emerso qualcosa? "Io in realtà guardavo più che altro le espressioni di De Laurentiis in quel momento lì, più che guardare quella di Allegri e sentire la sua risposta. Perché a me pare abbastanza, non dico certo, ma abbastanza evidente che De Laurentiis, se potesse, si sbarazzerebbe di entrambi. Stiamo parlando di De Bruyne, ma io ci aggiungo anche Lukaku. Sono i due calciatori che in questo momento rappresentano, se vogliamo, la più grossa incognita, le due più grosse incognite, ma anche le due più grosse zavorre dal punto di vista degli ingaggi. Quindi io credo che De Laurentiis, per quello che ha detto in passato, se ne sbarazzerebbe e non voglio essere irriverente in questo senso. Però poi qua c’è la risposta di Conte, perdonatemi, c’è sempre quello che è Allegri che dice: sì, è un ottimo giocatore, gioca discretamente a calcio, lo devo vedere, ci devo familiarizzare. Insomma, anche qui fa 0-0. Ma che cosa poteva dire? Poi sarà tutto deciso nelle dinamiche e per quello che sarà deciso in camera caritatis. Quindi io credo che in questo momento veramente abbiamo capito poco. Tutto ciò che ci ha detto Allegri era anche abbastanza scontato e banale in questo senso."
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