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Ruolo De Bruyne, Forgione: "Situazione non promette bene, siamo a fine ottobre..."

Ruolo De Bruyne, Forgione: "Situazione non promette bene, siamo a fine ottobre..."
Oggi alle 18:00Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

De Bruyne play contro Il Bodo. Questa l'indiscrezione sulla formazione di stasera. Angelo Forgione, giornalista e scrittore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tematica sul Napoli e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.

Come mai il Maradona non è più il fortino di una volta e anche per una partita di Champions si fatica ad arrivare al pienone?

Bisogna distinguere due aspetti. Da una parte c'è il momento attuale, che non entusiasma e genera sfiducia. C'è gente che ha praticamente dimenticato che il Napoli giochi stasera: questo dimostra quanto il pubblico sia distaccato. Inoltre, molti dei presenti sono abbonati, quindi il dato delle presenze non racconta tutta la situazione. Dall'altra parte c'è un cambiamento generale della cultura del tifo. Il Maradona, come un tempo il San Paolo, era un fortino, ma oggi il tifo è diverso: ci sono tanti fattori, dall'uso dei cellulari alla minore diffusione di uno spirito collettivo capace di coinvolgere tutto lo stadio. Per ragioni diverse, entrambe le situazioni sono negative.

Non si tratta soltanto di presenze, ma anche del clima sugli spalti: contestazioni contro De Laurentiis, pochi cori per sostenere la squadra e un tifo che sembra essersi spento. Cosa sta succedendo?

Lo abbiamo visto già nella prima partita di Champions contro l'Arsenal. In una gara in cui sarebbe servito un sostegno forte, il tifo è mancato per lunghi tratti e si è pensato più a contestare che a sostenere la squadra. Lo stadio sta diventando un luogo di protesta anziché di sostegno. Dovremmo prendere esempio da realtà come i Balcani, la Grecia o il Nord Africa, dove il tifo è vissuto in maniera completamente diversa: si va allo stadio per sostenere la squadra a prescindere, far sentire il proprio calore e intimorire gli avversari. In Italia manca questa cultura, anche per via della struttura degli stadi, spesso dispersivi e con il pubblico lontano dal campo. Servirebbero impianti diversi, con i tifosi a ridosso del terreno di gioco. A Napoli, inoltre, il rapporto tra la tifoseria e la presidenza non è sereno, e questo contribuisce a peggiorare il clima.

Dopo la partita contro il Venezia, anche quella di stasera è diventata una gara da non sbagliare. Il Napoli, però, non offre più certezze. Quanto è importante questa sfida?

È una partita cruciale per la Champions League, sia per il passaggio del turno sia per i premi economici. Dopo due sconfitte, il Napoli è ancora a zero punti e non ha incassato neppure i premi previsti per un pareggio o una vittoria. A inizio stagione si ipotizzavano circa 30 milioni di euro legati al passaggio del turno, ma adesso la situazione è già molto delicata. Se non si vince stasera, diventa difficile immaginare di conquistare i 10-12 punti necessari per sperare di superare il turno, soprattutto considerando il calendario. Siamo davanti a un bivio: il Napoli deve raggiungere gli obiettivi minimi, altrimenti sarà costretto a ridimensionarsi. Anche in campionato serve il quarto posto per garantire la qualificazione alla prossima Champions. È un momento decisivo per il futuro immediato del club.

Si parla molto delle responsabilità di Allegri, ma quanto incidono anche quelle dei calciatori? Non possiamo attribuire tutto all'allenatore.

Le responsabilità vanno distribuite tra società, allenatore e calciatori. Nessuno può sottrarsi alle proprie responsabilità in una situazione così grave, già evidente a ottobre. Credo però che esista una gerarchia: tutto parte dalle scelte della presidenza. Aurelio De Laurentiis ha intrapreso un percorso conservativo, che comportava rischi e difficoltà. Già in estate sostenevo che una squadra che non fa mercato non possa considerarsi rinforzata, anche alla luce di quanto accaduto alla Lazio nella stagione precedente. A questo si aggiunge la scelta di un allenatore che non era particolarmente apprezzato dai tifosi e che, a mio avviso, sta dimostrando di non essere al passo con i tempi. Lo vedo anche poco motivato: ricordo un Allegri molto più combattivo ai tempi della Juventus, mentre oggi sembra affrontare le difficoltà con eccessiva serenità.

Le scelte societarie e tecniche non stanno andando nella direzione giusta. I calciatori hanno le loro responsabilità, ma non possono fare miracoli se non vengono guidati adeguatamente dalla società e dallo staff tecnico.

Secondo le indiscrezioni, De Bruyne potrebbe giocare da regista. Finalmente si sono capiti con Allegri oppure resta il dubbio sulla posizione in campo?

Possiamo soltanto sperare. È un altro campanello d'allarme: siamo al 20 ottobre e ancora discutiamo di un allenatore e di un calciatore fondamentale che sembrano non capirsi sul ruolo da ricoprire. Non è chiaro se De Bruyne accetti le indicazioni dell'allenatore, se voglia interpretare il ruolo a modo suo o se ci siano divergenze su come debba stare in campo. È una situazione che non promette bene. Tutti devono farsi un esame di coscienza e capire che è in gioco il futuro immediato del Napoli, già dalla prossima stagione. Un club che ha impiegato anni per raggiungere determinati livelli, senza poter fare spese folli, è riuscito a crescere gradualmente. Sarebbe un peccato smontare tutto in questo modo.  tutte le colpe a una sola persona.