L'editoriale de Il Roma: "Niente applausi o lacrime, questa è la madre delle partite"

Spaccanapoli. Pensatela come più vi va: ci manca soltanto la banda in testa per accogliere Madama e chi l’accompagna in pompa magna.
25.01.2020 14:15 di Carmine Ubertone Twitter:    Vedi letture
Fonte: Gianfranco Lucariello - Il Roma
© foto di Alessandro Garofalo/Image Sport
L'editoriale de Il Roma: "Niente applausi o lacrime, questa è la madre delle partite"

Spaccanapoli. Pensatela come più vi va: ci manca soltanto la banda in testa per accogliere Madama e chi l’accompagna in pompa magna. Proprio non va giù questa storia di un popolo che con somma ingenuità mette da parte l’indimenticabile, barattando per buone finte lacrime, asprezze e torti inaspettati subiti un qualche tempo fa. Badiamo al sodo, piuttosto che perderci nelle sdolcinature disperdendo le forze. È il caso infatti di dare una grossa mano al Napoli che mai come adesso ne ha un bisogno infinito. Già, il Napoli, la squadra del cuore, l’insanabile e insaziabile affetto della gente azzurra e che forse per chi ancora non se ne è reso conto, domani contro la Juve si gioca “la partita della vita”. Altro che applausi e lacrimucce per Sarri, servirebbero soltanto a conferire più slancio all’ambiente bianconero che tra l’altro non ha per nulla bisogno di cadeaux e quant’altro per sostenere la sua parte. Mica vogliamo farli giocare sul velluto a Bonucci e compagni: carichiamo piuttosto la squadra del cuore trascinandola con il rinnovato e ritrovato entusiasmo del Tempio e con le due curve ritornate accanto agli azzurri. È da ribadire tuttavia: non è una partita qualunque questa con la Juve che riassume e ritrova un’identità storica nel tempo del calcio napoletano, quando questa sfida se vinta dava un senso all’intera stagione e ti faceva vivere di rendita per un anno intero. Ora che la squadra del cuore sembra stia per ritrovare consapevolezza, convinzione e forza, la supersfida deve giocarsela senza assurdi e immotivati sentimentalismi che gli altri non hanno. Mettiamola così, in campo si va senza nemmeno guardare in faccia agli avversari ma per vincere o comunque per tentare di farlo. E così deve essere anche stavolta allo scopo di uscire da acque agitate e da una classifica impropria rispetto al valore del gruppo che contro la Lazio ha offerto una prova di compattezza e di risveglio. Perciò, ma quali applausi, non siamo mica diventati tutti matti? D’altronde è da immaginare il discorsetto di Ringhio Gattuso alla squadra: “in campo con furore”, spinta da un’assordante fischiata con dedica, altrimenti si corre il rischio che ai napoletani veraci possano attaccare addirittura “e cuppetielle arete…”: è insomma una questione di carattere, orgoglio e dignità, anche perché qui in riva al Golfo non abbiamo mica l’anello al naso.