Più Calimero e meno Brad Pitt: la (già testata) ricetta di Gattuso

Fare un passo indietro, prendere la rincorsa e provare a muoverne due in avanti. Tornane brutti per essere più consistenti.
22.01.2020 16:17 di Pierpaolo Matrone Twitter:    Vedi letture
© foto di Alessandro Garofalo/Image Sport
Più Calimero e meno Brad Pitt: la (già testata) ricetta di Gattuso

(di Pierpaolo Matrone) - Fare un passo indietro, prendere la rincorsa e provare a muoverne due in avanti. Pensare meno al gusto del bello e prediligere, almeno per un po', i frutti dell'efficacia. Tornare brutti per essere più consistenti. Meno edonismo e più pragmatismo. Ridursi a provincia per ergersi a Stato dell'Arte. L'utilitaristica visione di Gattuso è chiarissima: vista la situazione, è più importante portare a casa il risultato che specchiarsi nella beltà di un gioco che non c'è più da un po'. Lo dice Rino, ma prima ancora lo strilla la classifica perché 24 punti in 20 giornate sono un bottino misero per una squadra del valore del Napoli. Un valore a cui fa riferimento anche l'allenatore, ben consapevole della forza dell'organico a disposizione. Ma i piedi vanno tenuti per terra perché una rondine non fa primavera e adesso c'è da risalire la china anche in campionato. E per farlo ha già bene in mente la ricetta. Quella solita, già testata, dalla quale ha attinto per 20 anni di carriera da calciatore e nelle sue prime esperienze in panchina: umiltà, la parola chiave e l'ingrediente principale della ricetta studiata da Ringhio.

COME AL MILAN - "Siamo forti, ma oggi valiamo 24 punti. L'allenatore vale 24 punti, il presidente vale 24 punti, Giuntoli vale 24 punti, i calciatori valgono 24 punti. E dobbiamo giocare per quanto valiamo. Se pensiamo di voler giocare da secondi in classifica... No, non lo siamo. Bisogna mettersi in testa che quando affrontiamo squadre che ci fanno correre dobbiamo avere l'umiltà di rincorrere, di aspettare gli avversari, di non fare quelli che sono biondi e hanno gli occhi azzurri. Forse dobbiamo essere un po' più bruttini". Così ha parlato Gattuso in conferenza stampa, della quale questo ne è un passaggio chiave. E non è la prima volta che il tecnico calabrese utilizza questa metafora. Quand'era al Milan, arrivato in una squadra in forte difficoltà, Rino riscontrò qualche problema all'inizio, ma poi trovò il bandolo della matassa e portò quella squadra a sfiorare un'insperata qualificazione in Champions League. E come fece? Allo stesso modo. Immergendo i calciatori nell'acqua per un bagno d'umiltà, dandogli la mentalità della squadra provinciale che, consapevole di esserlo, va a battagliare su tutti i palloni, ringhia anche in zone di campo in cui non se ne sentirebbe la necessità perché con la forza di volontà deve sopperire ai limiti tecnici. Bisogna essere brutti e imbruttire gli avversari. Bisogna avere l'occhiaie, perdere il fiato, rassembrare più a Calimero che a Brad Pitt. E' il primo step per la risalita. Lo è stato al Milan (Gattuso utilizzò proprio la metafora di Calimero e Brad Pitt) e dovrà esserlo anche al Napoli.

MESSAGGIO RECEPITO - Una squadra con la faccia sporca di chi combatte e dà tutto per la maglia. Questo ha chiesto Gattuso e i calciatori hanno recepito il messaggio. Non lo scriviamo solo per il risultato, finalmente positivo, ma per i dati che emergono da una partita cattiva e giocata a muso duro da tutti gli azzurri. Demme ne è il manifesto: uno che luccica un po' di meno degli altri, non ruba l'occhio, ma alla fine corre 13,171 chilometri (più di tutti gli altri 27 scesi in campo) alla sua prima da titolare al San Paolo. Se ti piace Diego, ti piace questo Napoli. Metonimia perfetta. Corre lui, corre Zielinski (12,181 km) e corre tutta la squadra: 107,434 chilometri coperti dal gruppo unito, quasi tenendosi per mano, che fa della compattezza la sua forza. Rimanere vicini, l'altro passaggio fondamentale della trasformazione voluta da Gattuso. Nel secondo tempo da Manolas o Luperto, ultimi uomini, a Milik, l'azzurro più avanzato, in media non sono intercorsi più di 20,41 metri. E' stata una ripresa di sofferenza, in cui il Napoli ha abbassato il suo baricentro, portandolo sui 42,2 metri, 16 in meno rispetto a quello della Lazio che però doveva rimontare. Rino ha chiesto una squadra più bassa per provare a rischiare il meno possibile e mettere in ghiaccio il risultato in ripartenza. Alla fine gli ha sorriso anche la dea bendata e il risultato è stato meritato. Ma guai a cambiare rotta: questo Napoli deve somigliare al suo allenatore e non ai divi di Hollywood.