Da 0 a 10: la cessione dolorosa, il mostruoso buco sugli ingaggi, la mossa spiazzante di ADL e la verità su De Bruyne

Da 0 a 10: la cessione dolorosa, il mostruoso buco sugli ingaggi, la mossa spiazzante di ADL e la verità su De BruyneTuttoNapoli.net
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di Arturo Minervini
Napoli-Cremonese, il nostro da 0 a 10:

Zero alibi a Lukaku. Lui, proprio lui, Antonio Conte in persona, l’uomo che l’ha richiesto, custodito e coccolato, si è sentito tradito da Lukaku. “Poteva passare nel mio ufficio, invece neanche un messaggio”. Fine di una storia d’amore, tra Antonio e Big Rom ma pure tra il Napoli e l’attaccante belga: in estate sarà addio. Suonano le note di Nino Buonocore sullo sfondo: “Scrivimi, perché io so accontentarmi anche di un semplice saluto”. Il suo addio creareà un buco mostruoso nel monte ingaggi, permettendo al club maggiore libertà di manovra.

Uno il rientro, che è come Padre Pio sul cruscotto dell’auto che ti induce alla prudenza. Toh, c’è Rrahmani e guarda caso il Napoli non subisce gol. Per qualcuno sarà l’ennesima fatalità, per gli osservatori attenti c’è ben altro. C’è la capacità di Amir di armonizzare un intero reparto, di coordinare l’intera fase difensiva. Il Napoli del domani può partire da uno scheletro che vede Rrahmani, McTominay e Hojlund. “Ma lassù, viva la Madonna, dove le metto le fondamenta, eh?”. Ecco dove poggiarle. 

Due giorni liberi, un weekend di sole e chissà, magari il tempo di una chiacchierata isolana. Ischia è la meta prescelta, il sole un amico che può sussurrare un nuovo viaggio da intraprendere insieme. Aggiustando la rotta, condividendo una visione più aziendalista, riabbracciando una filosofia che ti aveva portato lontano. De Laurentiis metterà le sue carte sul tavolo, questa volta non più in posizione sfavorevole. Si giocherà la partita con Conte alla pari, ora Antonio dovrà dimostrare quanta voglia di Napoli ancora ha. 

Tre punti che avvicinano a quello che in corsa è diventato l’obiettivo. Entrare nella prossima Champions sarà vitale per le casse azzurre, spremute da Conte come i viaggiatori distratti col tubetto ormai esaurito del dentifricio. Antonio fa bene a rimarcare un concetto: non è scontato. Ripetiamolo insieme: che il Napoli arrivi secondo, non è scontato. Aprite Wikipedia, vedete in cent’anni quante volte siamo arrivati secondi. E tornate un pochino tutti sulla terra.  

Quattro gol il Napoli non lo segnava da quando andavano di moda i Nokia indistruttibili, le suonerie polifoniche e lo squillo ‘se mi stai pensando’. Iperboli a parte, è la prima volta in stagione che la squadra segna così tanti gol e soprattutto che mostra il sorriso bello, si diverte con quella spensieratezza di chi corre leggero in un campo di grano. È un elemento che è mancato in questa stagione, con lo scudetto sul petto e la pressione di un mercato che piazzava la squadra in pole position nella griglia scudetto. Bisognerebbe insegnarla a scuola la leggerezza, la capacità di vivere il presente senza lasciarsi schiacciare da presente e futuro. 

Cinque cambi, senza vedere Anguissa in campo. Lui, che aveva giocato malissimo le ultime gare, lui che sembrava aver bisogno di minuti per recuperare condizione. Conte stavolta lo tiene ai box, al punto da suggerire qualche riflessione su quel che sarà. Che sia l’estate dei saluti? Che ci siano cessioni necessarie, se pur dolorose, al termine di un esaltante percorso? Le motivazioni, saranno quelle a far pendere la bilancia da una parte, oppure dall’altra. 

Sei Conte e probabilmente qualche rimpianto te lo porti nella valigia. È stata una stagione bizzarra, con più colpi di scena di un relazione tra due personaggi di Beautiful. C’è stato da faticare, ma in alcuni casi è mancata lucidità, o forse quel pizzico di audacia di tenere sacrificare qualche eroe dello scudetto. “Non sbaglio mai, al massimo imparo” diceva uno che della vita aveva capito tante cose. Siamo sicuri che a Conte questa stagione avrà insegnato tanto. La possibilità che commetta errori simili è identica alla possibilità che Trump passi le prossime vacanze in Iran.

Sette a Gutierrez, finalmente dalla sua parte. Riportato nel suo habitat, nella sua zona di comfort, che non sempre è una cosa sbagliata. C’è una differenza concreta tra ossessione e ostinazione, un punto in cui bisognerebbe invece affidarsi alla normalità, vera impresa eccezionale da ripetere ogni giorno. Lo spagnolo a sinistra è più a suo agio, meno cervellotico, può affidarsi all’istinto mancino e risulta giocatore interessante e futuribile. Speriamo di vederlo lì, da qui alla fine. Pure per capirne i margini: nessun quadro si può giudicare dalla prima pennellata. 

Otto alla pulizia del gesto, al suono che il pallone fa quando Kevin decide di orientarne il destino. Un soffio di magia, verticalizzazioni che illuminano l’etere, viaggiando leggiadre come la musica di una radio che trasmette musica classica. De Bruyne è questa roba qui, deve poter incidere in una squadra che propone calcio, deve poter innescare chi si lancia a caccia di un gol, di un’occasione pericolosa, di uno spazio che lui sa poi coprire con l’arte magica che gli scorre nei piedi. Dategli una squadra propositiva e vi solleverà il mondo. Altro che Archimede. 

Nove alle imprese dell’Uomo volante. Pochi minuti e McTominay mette subito le cose in chiaro, col diagonale fulminante ed almeno altre due occasioni per far gol. C’è però un gesto che va oltre, che supera i confini dei tabellini, che resterà fuori dai registri ufficiali, non certo dalla memoria collettiva. Quando Scott omaggia Bruce Lee, andando a prendere in spaccata un pallone ‘dove osano le aquile’, capisci che il confine tra possibile e impossibile è diventato sottilissimo, che il reale può flettersi dinanzi al pazzesco atletismo dello scozzese. Un attimo d’eterno.  "Fioretto chiama Denny Boy, Fioretto chiama Denny Boy".

Dieci al vento che soffia sulle spalle di Alisson Santos, brasiliano che ci riporta tutti quanti allo stato primordiale del pallone, al primo istinto, quello di un bambino, di prendere la palla, abbassare la testa e correre, più forte che può. Sembrerebbe non esserci controllo in questo gesto bellicoso, e invece improvvisamente il ragazzo trova la sterzata, il cross, il filtrante giusto per rendere anche funzionale la sua giocata. Il tempo ha il potere di trasformare il carbone in diamanti e questo tempo che stiamo spendendo ad osservare questo ragazzo, ci appare possa compiere questo processo anche con lui. Godiamocelo, perché è una pillola contro la noia del nostro campionato. Presente e futuro sono in quei piedi scugnizzi del ragazzo nativo di Itapetinga.