L'editoriale di Chiariello: "Conte ha lasciato un testamento d'addio? Non cado nella sua trappola! E' 50 e 50"
Nel corso di 'Campania Sport' su Canale 21, il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto con il suo consueto editoriale: "Il Napoli non poteva sbagliare a Pisa, doveva blindare la Champions e lo ha fatto in assoluta tranquillità contro una squadra che veramente in Serie A c'entra come il cavolo a merenda. Hanno fatto una promozione storica a Pisa, ma hanno fatto disastri inauditi quest'anno, una campagna acquisti a Quadrado, al Biol, hanno cambiato Girardino con Ilema, insomma hanno fatto cose inaudite. Pisa è una squadra inguardabile, il Napoli l'ha dominata con facilità assoluta e oggi abbiamo potuto registrare il decimo gol in campionato di Scott McTominay che va in doppia cifra anche quest'anno e fa addirittura quest'anno 14 gol in stagione, battendo il record dell'anno scorso di 13: 27 gol in due anni. Pensate un po' che cosa è capace di fare questo centrocampista totale, è veramente un giocatore incredibile. Rasmus Hojlund ritrova finalmente il gol a fine partita su un'invenzione di Kevin De Bruyne, Mazzocchi cicca il tiro ma involontariamente serve l'assist ad Hojlund che fa però 11 gol in campionato, 4 in Champions, 15 gol in stagione e ben 6 assist perché anche oggi, come con Alisson o col Bologna, ha servito la palla del gol a McTominay, molto molto utile alla squadra. Ha segnato anche Amir Rrahmani, il signore della difesa, insomma il Napoli l'ha vinta facile e quando il Pisa ha provato a riaprire la partita ha trovato di fronte un grande Alex Meret che con due ottimi interventi ha chiuso la porta azzurra.
Tutto normale, tutto regolare: Champions blindata, ma attenzione, non è blindato il secondo posto. Bisogna fare un punto con l'Udinese per essere matematicamente sicuri che Antonio Conte mantenga la tradizione che o finisce primo o finisce secondo e il Napoli, dopo un primo posto l'anno scorso e una Supercoppa, nell'anno solare 2025 chiuderebbe col secondo posto in campionato. Per realizzarsi ciò, ripeto, il Napoli deve fare almeno un pareggio con l'Udinese chiudendo almeno a 74 punti, perché a 70 ci sono Milan e Roma che hanno vinto le loro rispettive partite con molta sofferenza: il Milan meno, la Roma invece, dopo un primo tempo della Lazio abbastanza buono, si è sciolta e Gianluca Mancini l'ha battuta con due colpi di testa, letteralmente abbattuta nel derby dove i laziali non c'erano, i tifosi laziali non c'erano. Insomma, cosa è accaduto? Che ora a 70 punti Milan e Roma inseguono il Napoli a 73. Dovesse il Napoli perdere con l'Udinese, cosa succede? Le altre due vincono? A 73 punti si fa la classifica avulsa: il Napoli e il Milan si giocano il secondo e il terzo posto, la Roma sarebbe sicuramente quarta perché la Roma ha solo due punti in classifica avulsa, ha fatto un pareggio con il Milan, un pareggio con il Napoli, le altre due le ha perse. Napoli e Milan hanno sette punti perché tra di loro hanno fatto tre punti a testa e ne hanno fatti quattro con la Roma, tutte e due identiche con gli stessi gol. Quindi dov'è la differenza? Nella differenza reti generale, che in questo momento però vede il Napoli avanti al Milan di due gol, perché a parità di punti negli scontri diretti, a parità di punti nella classifica avulsa, a parità di gol nella classifica avulsa e di differenza reti nella classifica avulsa, si guarda la differenza reti generale. In questo momento, se il Napoli dovesse perdere di misura con l'Udinese, il meno due diventerebbe più uno. Il Milan, ovviamente, battendo il Cagliari perlomeno con un gol di scarto, pareggerebbe il Napoli. Se questo accadesse, si andrebbe a vedere chi ha segnato più gol e il Napoli ne ha fatti più del Milan, che ha segnato veramente poco. Ma se il Milan vincesse con due gol di scarto e il Napoli perdesse con un gol di scarto, il Napoli farebbe terzo. Il Napoli sotto il terzo posto non può andare perché, essendo in vantaggio con la Roma sia in un arrivo a tre sia in un arrivo a due, è in vantaggio per aver fatto una vittoria e un pareggio, quindi con la Roma il Napoli ha brindato. Quindi il Napoli oggi ha blindato, per farla chiara, la Champions e il terzo posto; per fare il secondo ci vuole almeno un punto con l'Udinese. Questa è la situazione, ma interessa a pochi, forse a nessuno.
Quello che tiene banco sono le dichiarazioni di Antonio Conte nel post partita. Antonio Conte ha fatto quello che fece Maurizio Sarri: “Non finirò mai di ringraziare Aurelio De Laurentiis per avermi dato l'opportunità di allenare a Napoli, che è un'emozione unica da vivere almeno una volta nella vita”. Va bene, è un testo già scritto, se lo passano di allenatore in allenatore. “Noi abbiamo un solido rapporto di amicizia, un ottimo rapporto di amicizia”: che vuol dire, che non litigherete sulla buonuscita? Questo ci fa intendere, perché poi è un problema di buonuscita, alla fine. Ti sei giustificato oggi dicendo: “Ma gli infortuni? Ma perché dite che io devo cambiare metodo di lavoro?”. Gli infortuni traumatici non possono dipendere dalla mia preparazione: se Alex Meret si rompe un piede, se David Neres mette il piede nella buca dell’Olimpico, se Giovanni Di Lorenzo si rompe il ginocchio, se Kevin De Bruyne, Frank Anguissa e Romelu Lukaku si spaccano il bicipite femorale posteriore, non li ho presi io con la mazza questi qui”. Proprio così ha detto: “Non ho usato la mazza”. Sono infortuni traumatici che non dipendono dalla preparazione e voi invece mi chiedete di cambiare i sistemi di preparazione. “Poi io ve l’avevo detto che era una stagione complessa e tale è stata, perché dovevamo inserire 9, poi 11 giocatori, in realtà si è dimenticato Vergara perché erano 10 e poi 12, perché Vergara non lo pensa nessuno, ma fa parte dei 10 nuovi di inizio stagione, perché non veniva dall’annata precedente, veniva dalla Reggiana. E questo per lui è stato un problema, ma siamo stati costretti a spendere soldi, mica li abbiamo voluti buttare, perché dovevamo mettere dentro tanti uomini, altrimenti come avremmo fatto a reggere tutte le competizioni e manco li abbiamo avuti a disposizione”. “Il secondo posto è direi una grande cosa, è un’ottima cosa. Poi mi hanno anche detto che vincere a Napoli è come se ne vincessi 10 in qualsiasi altra piazza, ma questo ve lo siete già dimenticato”.
Insomma oggi, Antonio Conte, è come se avesse fatto un testamento dicendo: “Io sono venuto qui, ho vinto il campionato, che vale 10, la Supercoppa, ho fatto secondo, perché sto facendo secondo, come è mio costume: faccio primo o secondo. Con Aurelio De Laurentiis volemose bene, baci e abbracci, arrivederci e grazie”. È proprio così? Io non credo. Tutti oggi, perché il Borsino diceva ieri, anzi stamattina il Mattino diceva: “Disgelo tra De Laurentiis e Conte”. Stasera testamento di Conte, ma non vi sembra che Conte vi prenda in giro tutti quanti e vi intorti e vi mangi e vi incarti come piace a lui? Perché ogni anno fa questa pantomima e ogni anno ci caschiamo a due piedi nel sacco di Conte.
Ma siamo così sicuri che Conte vada via? Conte ha detto una cosa che è veramente innovativa, però. Ha detto: “È da un mese, un mese fa, io l’ho detto a De Laurentiis”, testuali parole, “le cose positive e quelle che mi sono piaciute di meno”. La domanda è: ma Aurelio De Laurentiis te l’ha detto le cose che non sono piaciute a lui? Non gli è piaciuta la Champions League? Tu ci hai parlato oggi di Copenhagen come unico episodio negativo, ma i sei gol di Eindhoven e il pareggio in casa con l’Antwerp-Francoforte e le sconfitte in Serie A, a Lisbona non abbiamo neanche giocato. Queste cose te le ha chieste De Laurentiis? E quelle che sono piaciute meno al presidente le vogliamo sapere o le sapremo in futuro? E perché sono stati spesi 200 milioni per poi rinnegare la campagna estiva e rimandare via subito dopo sei mesi alcuni giocatori, i più costosi presi dal Napoli? C’entra in niente tu, Antonio Conte, in tutto ciò? E negli infortuni, al di là di quelli traumatici, di tanti infortuni muscolari per una gestione che spesso e volentieri è stata conservativa? Io ripeto sempre l’esempio che Giovanni Di Lorenzo a gennaio nove partite consecutive non le può giocare perché è contro la logica del calcio moderno. E allora sì, chiunque verrà al posto di Conte sarà un disastro, diciamolo chiaro, per chi dovrà confrontarsi con un Moloch, uno che ha fatto primo, secondo e Supercoppa, cioè l’allenatore più vincente in rapporto al tempo dato nel club azzurro nella nostra storia, perché nessuno in due anni ha fatto tanti risultati. Ma è tutto oro quello che luccica? Di certo, vedendo i disastri della Juventus che è crollata letteralmente, già aveva pareggiato in casa con Lecce, poi aveva pareggiato con Sassuolo, poi aveva pareggiato con Verona, oggi ha perso addirittura con la Fiorentina ed è finita sesta, e Luciano Spalletti che godeva di ottima stampa si trova in un fallimento totale, Massimiliano Allegri tanto vituperato ha avuto il colpo di coda e potrebbe fare terzo, Gian Piero Gasperini che era salutato per defunto ha fatto fuori Ranieri, lo staff medico, i preparatori, ma ora è in sella alla Roma ed entra in Champions. Pensate ai cambiamenti epocali di questo finale di campionato: l’unico che ha avuto la barra dritta è Antonio Conte, gli va riconosciuto.
Quindi perché Conte dovrebbe andare via? Perché? Che motivo avrebbe, visto che non ci sono club che sbavano per lui? Pensate che il Chelsea FC, che lo ha avuto e dove ha vinto, si è andato a prendere Xabi Alonso che ha fallito a Madrid per vari anni. Dove stanno questi club che sbavano per Antonio Conte? E allora viene il retropensiero di Malagò, candidato di De Laurentiis, che si porta Conte in Nazionale, ma siamo sicuri che questo è il pensiero giusto? Io so solo una cosa: che non cado nella trappola di Conte. Per me resta aperto il discorso del 50 e 50. Io quello di oggi non lo vedo come un testamento, lo vedo come il pacchetto Conte, quello che normalmente lui ci propina: gli errori sono sempre degli altri, lui magnifica i suoi risultati, vende bene se stesso e si prepara all’incontro con De Laurentiis usando la tattica alla Conte, quella di dire “io sono il principe Amleto, sfoglio la margherita”, oppure “c’è del marcio in Danimarca”. No, in Danimarca abbiamo preso solo la Smurz Island, che ha dei grandi margini di crescita. Per la verità io penso che ci si debba solo preparare a una schermaglia dialettica, che vede il presidente silente, cosa che da due anni a questa parte è una novità rivoluzionaria, e un allenatore che quando parla è divisivo, perché io non ricordo un altro allenatore più divisivo di Conte. Tant’è vero che io lo vedo su me stesso: sono il più insultato di Napoli, poiché ho una posizione che vuole Conte ancora alla guida del Napoli, ma ne critica molte cose della sua gestione, perché a me non piace tutto bianco o tutto nero, a me piace poter criticare, ma poter anche apprezzare una persona. Bene, mi prendo le botte da chi è pro Conte e da chi è anti Conte, perché in questo momento a Napoli c’è una spaccatura: chi detesta il modo di giocare di Conte e chi dice “ma non un altro come Conte che ci rende così competitivi, dove lo troviamo?”. Ecco, vorrei calarmi un po’ nel mezzo, per una volta tanto mi piacerebbe essere non incendiario ma cerchiobottista, ma in questo momento mi devo chiudere nella budda, perché mi arrivano solo mazzate".
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