Allegri-Napoli, da Milano: “Non è finito! E’ adatto ad una squadra che vuole vincere”
Luca Serafini, giornalista che da anni segue le vicende di casa Milan, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Perché Allegri non si è ancora liberato dal contratto con il Milan? “Perché al Milan in questo momento manca una struttura dirigenziale completa e stabile. Non c’è ancora un direttore sportivo, non c’è un allenatore definito e la dirigenza è stata praticamente azzerata. Non esiste quindi un interlocutore chiaro con cui Giovanni Branchini e Massimiliano Allegri possano parlare per risolvere la situazione in modo rapido e pacifico. Il problema non riguarda solo Allegri, ma anche giocatori, mercato e programmazione della squadra. In questo momento a Milano manca proprio una guida operativa, e questo rende difficile qualsiasi trattativa e ne rallenta la risoluzione. La situazione si sbloccherà, ma non ci sono tempistiche certe”.
C’è il rischio che il Napoli cambi obiettivo a causa dei tempi lunghi? “No. La scelta di un club come il Napoli e di un allenatore come Allegri non può essere condizionata dai tempi immediati. Si può già iniziare a programmare la prossima stagione e il mercato, in attesa che il contratto venga formalizzato. Prima o poi la situazione si sbloccherà e Allegri sarà libero di firmare. Non è questo ritardo a poter cambiare le decisioni del Napoli o di Aurelio De Laurentiis”.
Perché il Milan ha avuto un crollo nel girone di ritorno? “Le cause sono diverse e non riguardano solo l’allenatore. In generale si tratta di una combinazione di: gestione complicata dello spogliatoio, mancanza di equilibrio interno, risultati che hanno abbassato la motivazione, ambiente poco stabile e poco compatto. Allegri, nella sua visione, ha cercato soprattutto di dare solidità difensiva a una squadra che in passato subiva troppi gol, quindi l’obiettivo era prima di tutto ridurre le reti incassate. Il mercato non ha sempre seguito le sue indicazioni, e questo ha portato a soluzioni tattiche adattate, con un assetto più prudente e un attacco meno valorizzato. Nel finale di stagione, però, è subentrato un crollo psicologico e ambientale: poca motivazione, tensioni interne e mancanza di unità".
Allegri ha inciso negativamente o positivamente sul Milan? “La valutazione non è univoca. Da un lato, Allegri ha cercato di dare ordine e solidità a una squadra che aveva problemi difensivi evidenti. Il suo approccio è coerente: prima non subire gol, poi costruire il risultato. Dall’altro lato, la squadra ha avuto difficoltà a esprimere gioco e continuità offensiva, anche a causa di limiti strutturali della rosa e di alcune scelte di mercato non perfettamente allineate alle sue idee. Il giudizio finale dipende quindi dal punto di vista: pragmatismo e risultati da una parte, spettacolo e continuità di gioco dall’altra”.
Allegri è un allenatore adatto al Napoli o è un tecnico “finito”? “No, non è un allenatore finito. È semplicemente un tecnico con una filosofia diversa rispetto agli allenatori più “giochisti”. Allegri è un allenatore orientato al risultato: valorizza i giocatori, costruisce una fase difensiva solida e lascia maggiore libertà agli interpreti offensivi. Non impone un sistema rigido indipendente dalla rosa, ma si adatta alle caratteristiche dei giocatori. Nel caso del Napoli, con una squadra di qualità e una società strutturata, può fare bene. Probabilmente non offrirà sempre uno spettacolo simile a quello di Sarri, Spalletti o Conte, ma può essere efficace e competitivo”.
Che tipo di allenatore sarebbe Allegri in un contesto come Napoli? “Un profilo adatto a una squadra che vuole vincere. Il Napoli ha bisogno di continuità e gestione, e Allegri è un allenatore pragmatico che punta al risultato. Non è un tecnico che “mette dieci giocatori davanti alla porta”, ma privilegia equilibrio e organizzazione. In una società solida, con giocatori di qualità e una struttura stabile, può essere una scelta coerente dopo cicli importanti già vissuti con allenatori come Spalletti, Conte e Sarri”.
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