Ex dg Figc boccia Conte per l’Italia: "Ha natura frenetica e non è da progetti lunghi"
Antonello Valentini, ex dg della Figc, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.
Direttore, la parola chiave in questo momento è prudenza? Si parla di caos, ma forse è un termine eccessivo.
"Sì, parlerei di prudenza. Più che di caos, bisogna considerare che si sta costruendo un progetto inedito per la Federazione, con l'introduzione della figura del direttore tecnico e di una nuova impostazione dell'intero settore tecnico. Paradossalmente, il nome del commissario tecnico può diventare quasi secondario rispetto al progetto complessivo. L'obiettivo è rilanciare il calcio italiano, la scuola allenatori, che ormai è diventata una fabbrica di diplomi, valorizzare il talento italiano e difendere il patrimonio tecnico del nostro calcio. È un progetto molto impegnativo, con un presidente nuovo che deve confrontarsi con una realtà complessa come la FIGC, composta da Serie A, B, C, D, allenatori, calciatori e arbitri. Abbiamo aspettato finora, possiamo attendere ancora 48 ore senza che cada il mondo."
Quando Malagò ha scelto Maldini e Leonardo, evidentemente puntava a convincere Ancelotti o Guardiola. Il nome di Pirlo non poteva emergere prima, evitando tutto questo?
"Secondo me si sarebbe dovuto agire con maggiore discrezione nelle trattative e nei contatti con Guardiola e con Ancelotti, che ricordo è sotto contratto con la Federazione brasiliana fino al 2030. Pirlo ha certamente poca esperienza come allenatore e guidare la Nazionale è un ruolo molto difficile, anche se sarebbe affiancato da Maldini e Leonardo. Allo stesso tempo, però, il rilancio della Nazionale non dipende esclusivamente da Pirlo. Quello che mi convince meno sono le implicazioni politiche, più che sportive, emerse in questa vicenda. Forse sarebbe stato opportuno verificare prima tutti gli aspetti legati ai suoi rapporti, ai contratti e anche al suo ruolo internazionale con un'agenzia di betting russa. Ora la decisione spetta al presidente Malagò, che dovrà fare una scelta anche impopolare. Ma non si può aspettare oltre: il 29 settembre iniziano le gare di Nations League contro Belgio, Francia e Turchia. Rischiamo la retrocessione in Serie B della competizione e siamo già precipitati al quindicesimo posto del ranking FIFA."
Ti sorprenderebbe un eventuale addio di Maldini e Leonardo?
"Dipende dall'intesa che riusciranno a trovare con il presidente. Se non ci sarà condivisione, ognuno farà le proprie valutazioni. Conosco bene Maldini, meno Leonardo, ma so che sono entrambi personalità forti, così come lo è Malagò. Vedremo quali saranno le loro reazioni. Io continuo a tifare per la Nazionale e mi auguro che venga scelta la soluzione migliore, sia per rilanciare la squadra sia per avviare il nuovo progetto dell'area tecnica."
Malagò ha avuto un battesimo davvero complicato da presidente federale.
"Sì, è stato un impatto tutt'altro che morbido. Però è una persona di grande capacità, intelligenza ed esperienza, con rapporti nazionali e internazionali importanti. Ha spalle larghe e sono convinto che troverà la soluzione migliore. È inevitabile che qualcuno rimanga scontento, ma ora il pallino è nelle sue mani."
Conte o Mancini per la Nazionale?
"Sono entrambi allenatori che conoscono già quel ruolo e potrebbero tranquillamente tornare sulla panchina azzurra. Conte è un tecnico vincente, ma ha una natura molto frenetica e le sue esperienze dimostrano che difficilmente resta a lungo nello stesso progetto. Mancini, invece, ha vinto un Campionato Europeo e ha collezionato 37 risultati utili consecutivi con la Nazionale. Credo sia arrivato il momento di mettere fine a questo ostracismo. Ha sbagliato quando lasciò l'Italia per accettare l'offerta araba, lui stesso lo ha riconosciuto, si è detto pentito ed è disponibile a tornare. In Italia abbiamo perdonato errori ben più gravi: non può essere una condanna a vita."
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