Marino: "Serviva una rifondazione, il Napoli non ha più fame! Lucca? Non è all'altezza"
Giuseppe Marino, allenatore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania: "Como? Per come siamo abituati a identificare il calcio sembra quasi fantascienza, perché siamo molto pragmatici e guardiamo soprattutto al risultato. Risultati, progettualità, idee e strategie di un club vanno però di pari passo, anche perché i risultati portano visibilità e sponsor. Una rappresentazione del piano gara viene comunque fatta normalmente con la squadra e con il direttore sportivo. A me capitava di parlare nel pre-partita con il direttore e spiegare come avevamo preparato la gara".
Può essere utile valutare un allenatore anche per come arriva o non arriva un determinato risultato?
"È un percorso interessante e richiede competenza, perché l'allenatore deve avere argomenti per poter relazionare al club. Credo che faccia bene alla società: valorizza i giocatori e l'idea di calcio. Oggi le società sono aziende e l'allenatore deve avere quasi una gestione da manager a 360 gradi, spiegando il piano gara, le strategie di lavoro, la crescita della squadra e anche quali giovani possano essere pronti per la prima squadra".
Il Como sostiene di poter essere soddisfatto anche di un pareggio se i dati offensivi sono superiori alle previsioni. Può funzionare anche in una piazza come Napoli?
"Bisogna distinguere le piazze. Non penso che al tifoso interessi molto l'expected goals quando non arriva il risultato. Dopo siamo tutti bravi a giudicare: perché non è entrato un giocatore, perché ne è stato scelto un altro e così via. Gli allenatori sono un po' degli artisti, ognuno ha la propria idea e il proprio marchio. Quando scegli un allenatore devi sapere a cosa vai incontro".
Quindi non esiste un unico modo corretto di interpretare il calcio?
"Esatto. Ci sono allenatori molto pragmatici che puntano soprattutto a vincere e altri che cercano maggiormente lo spettacolo. Penso a Zeman, a Sarri o a De Zerbi. Poi bisogna anche essere fortunati, trovare l'annata giusta, l'attaccante nel momento migliore e una serie di situazioni favorevoli".
Il Frosinone, pur soffrendo contro il Como, ha continuato a dare l'impressione di poter ripartire. Al Napoli, invece, capita di difendersi senza riuscire poi a contrattaccare. È questa una delle differenze principali?
"Qui dobbiamo analizzare tante cose. Sembra che Allegri debba diventare il capro espiatorio di qualsiasi problema, ma non è così. Sappiamo quale sia la sua idea di calcio: è soprattutto un grande gestore, molto bravo con spogliatoi composti da calciatori importanti. Il problema del Napoli, però, parte da più lontano".
Qual è secondo te il problema principale di questa squadra?
"Il Napoli aveva bisogno di una rifondazione che non è riuscito a fare, non ha potuto fare o non ha voluto fare. Ci sono calciatori che hanno già vinto, altri che sembrano saturi della piazza e qualcuno che avrebbe voluto andare via ma è rimasto. Il risultato è una squadra abbastanza appiattita che in questo momento non ha fame".
Favasuli rappresenta l'esempio opposto?
"Sì. Quando entra Favasuli noti immediatamente qualcosa di differente. Non stiamo parlando necessariamente di un fenomeno, ma cambia l'atteggiamento: entra affamato, ha voglia, mette in campo un'attitudine diversa. È proprio questo che manca a diversi altri giocatori".
Su Lucca, invece, qual è il tuo giudizio?
"Secondo me in quel caso è stato sbagliato proprio l'acquisto. Lucca in questo momento non è all'altezza di far parte di una squadra importante come il Napoli. Deve crescere e avrebbe bisogno di giocare in una società con meno pressioni, dove possa compiere con maggiore tranquillità il proprio percorso da attaccante".
Quanto può pesare anche l'usura del gruppo storico?
"Molto. Ci sono giocatori che attraversano una fase calante e hanno bisogno di respirare dopo stagioni molto intense. Con Conte sono stati spremuti moltissimo. Due anni con Conte, per intensità, possono sembrare cinque con qualsiasi altro allenatore. Anche questo aspetto deve essere preso in considerazione".
Quindi ritieni che il Napoli abbia comunque una rosa importante?
"Sì, la base della rosa è importante. Il problema è che non vedo il mordente. Le altre squadre si sono rinforzate e il Napoli va incontro a un'annata difficile. Bisogna lavorare soprattutto sulla fame e sull'atteggiamento".
Le indiscrezioni su un confronto duro di Allegri con lo spogliatoio possono essere lette proprio in questa direzione?
"Non conosciamo con certezza il contenuto di eventuali confronti, quindi bisogna essere prudenti. Ma credo che Allegri stia cercando di stimolare l'ambiente e i calciatori. Tutto passa da lì: se i ragazzi ritrovano orgoglio e mettono in campo ciò che sanno fare con l'attitudine giusta, il Napoli può tranquillamente giocarsi la qualificazione in Champions".
E se questa reazione non dovesse arrivare?
"Se invece continuiamo a vedere una squadra piatta, che si mette in un angolo, gestisce la stanchezza, non riaggredisce e difende soltanto per difendere, allora inevitabilmente diventa tutto molto più complicato".
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