Da 0 a 10: l'annuncio choc di Hysaj, acquistato il nuovo esterno, la pippa da 40 mln e la cifra folle per Veretout

Il Napoli asfalta il Genoa: Mertens illumina, Osimhen lavora per i compagni e Gattuso può godersi una squadra che si diverte.
28.09.2020 14:22 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di www.imagephotoagency.it
Da 0 a 10: l'annuncio choc di Hysaj, acquistato il nuovo esterno, la pippa da 40 mln e la cifra folle per Veretout

(di Arturo Minervini) - Zero a chi innaffia un terreno velenoso, acqua sul proprio ego, rivendicazioni di idee che non avranno mai il sostegno della realtà. Basta Carlo Ancelotti. Basta l’Everton. Basta ‘Se gli compravano James’. Basta ‘Lozano prima era una pippa, ora è forte. Però l’ha portato Ancelotti”. Basta ‘Allora Ancelotti era buono?’. Ci perdiamo nell’assolutismo. Ancelotti è una leggenda, ma Ancelotti a Napoli ha fatto male. Malissimo. Per colpe sue, per colpe non sue. È andata così. È pagina che nemmeno appassiona, incolore. Come un romanzo che ha perso verve. Anzi: non ce l’ha mai avuta. 

Uno come primo tempo. E tutti lì, pronti con il taccuino in mano come Borghese in ‘quattro ristoranti’. Questa esasperata ricerca dei giudici e del giudizio, dopo una prima frazione con qualche sbavatura (causa uscita Insigne) ma con tante cose buone. Sul piano tattico si sono viste cose ancor più interessanti nella prima frazione, spiragli di un nuovo Napoli che potrà proporre e opporre soluzioni differenti a problemi differenti. Magari qualcuno era distratto a dare i voti alla Location…

Due gol Veretout contro la Juve. Dicono che il battito d’ali di una farfalla possa provocare un uragano dall’altra parte dell’universo, figuratevi cosa può fare la voce dell’interesse del Napoli per un calciatore. Il #NapoliEffect andrebbe riconosciuto dal mondo del sapere, per le evidenze scientifiche stratificatesi negli anni. Se il Napoli vuole comprare uno, state sicuro che il soggetto interessato in quell’arco temporale si trasformerà in una fusione tra Puskas, Di Stefano e tre quarti di Daniele Piombi. Sicuro per la Roma oggi vale 80 mln. Ma che sfiga. 

Tre volte: allucinante vigilia, allucinante vigilia, allucinante vigilia. Il mantra di Rolando, quello dell’uomo che non chiede mai scusa e non riconosce i meriti dell’avversario. Dopo sei gift card da tenere nel portafoglio, Maran si attacca alla questione Covid, come messaggio subliminale da inserire nel discorso. Non cerco alibi, MA. Abbiamo perso, MA. Il Napoli ci ha asfaltati, MA. Di allucinante c’è solo lui e le sue solite scuse. Carta conosciuta. 

Quattro ruote motrici: quando Zielinski si alza sui pedali, il mondo cambia inclinazione. Le gambe, degli altri, si fanno pesanti mentre Piotr va via in agilità. La prepotenza del gesto che incontra, poco dopo, la leggerezza dell’istinto. Dopo la cavalcata, l’esitazione nell’aria che è tributo a Michael Jordan. La radio passa Midge Ure. È un ‘Breathe’, un respiro, un soffio vitale, il mondo che scorre verso il basso e incorona il suo padrone. C’è l’onnipotenza potenziale in quell’attimo di attesa, che manda fuori giri una difesa intera. Quanto può essere lungo un istante? Ve lo spiega il polacco… 

Cinque esterni (Younes e Ounas in uscita) ed una nuova candidatura: il macedone. Si fa male Insigne e Gattuso sceglie Elmas, come già in passato in quel ruolo. E il piccolo diamante mica si tira indietro, risponde presente: slalomeggia, mostra tecnica superiore alla media, fa pure gol con disinvoltura irriverente. Tra i tanti nomi per completare la batteria, spunta il suo. Attaccategli un cartello come ai mezzi pesanti: carico eccezionale di talento. Quanto ci farà divertire…

Sei a Mertens che segna e fa segnare. Perchè è abitudine. Perchè è Ciro. Il nostro Ciro di quartiere, manco fosse Spider Man. Che aiuta le vecchiette ad attraversare, che assiste i meno fortunati, che va a mettere pace nei principi di rissa, che si coccola il ‘piccolo’ Osimhen e lo tira fuori dai potenziali guai. Sapore di casa, in quel destro che è sentenza, in quello sguardo che è calamita, in quel sorriso che è porta del salotto che si apre. 

Sette a Coccobil Hysaj che lancia il suo grido choc: so fare anche i colpi di tacco. Come il cane di Salemme, resta attaccato alla sua esperienza napoletana con ogni mezzo possibile, tira fuori prestazioni impensabili e giocate fuori dalle sue corde quando si parla di addio. Di tacco, coi lanci lunghi, con l’assist di prima: ti viene subito da frugare nelle tasche come Leonardo Di Caprio: Dov’è il mio totem? La trottola gira o non gira? Sogno? Che livello? Realtà? A che prezzo? Che fantastica storia la vita. Ed il pallone.

Otto fatti e zero subiti ed una regola senza tempo: “Chi vuole muovere il mondo muova prima se stesso”. Paradossale per una squadra che è ancora a caccia del perfetto equilibrio. Il segreto? La voglia di ognuno di aiutare l’altro, un sistema che si poggia sulla volontà comune di divertire, divertirsi, vincere imponendo la propria identità. Potenziale immenso, cautela assoluta. Ma quanto è bello vedere giocare una squadra che esprime questi valori tecnici? 

Nove a Gattuso. Che osa, che non arretra, che esplora spazi inesplorati sfruttando il pioniere Osimhen. L’uomo dell’ottimismo, che crede che qualcosa possa accadere in ogni spazio vuoto. Victor diventa non solo un fine (per il gol) ma un mezzo per arrivarci. “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, ma insegna loro la nostalgia per il mare”. Eccola la missione di Ringhio. Inculcare quella nostalgia, la voglia di sacrificarsi per tornare a riveder le stelle. Barra dritta, testa bassa: il sacrificio è l’unica vittima da sacrificare sull’altare di un Napoli con ambizioni da Showman.

Dieci al bidone. Al pacco. All’inadeguato. Quanta fretta su Lozano, quanto giustizialismo per uno che ha vissuto l’anno più assurdo della storia del Napoli. Bocciato da troppi, con la tipica frenesia che inquina i giudizi. Bocciato, da chi doveva con vigore disonesto difendere la propria idea. Poi Hirving ritrova il sorriso, i minuti in campo, una fiducia mai davvero avvertita. E fa succedere cose, quello che gli riesce in mezzo al campo. Confusione ordinata, un caos calmo che può cambiare la trama di tante partita. “Non si può amare o odiare qualcosa se prima non si ha sviluppato su di essa una profonda conoscenza”. Lo volete capire?. Volevano farlo passare per Cicciobello, che non spaventava nemmeno il Leone del Mago di Oz, ora è finalmente tornato Chucky, la Bambola assassina. Benvenuto Hirving, ma per davvero.