Da 0 a 10: l’accusa furiosa di Max a Gasp, la stron**ta su Anguissa, i 30mln bruciati e l'amara verità su Badiashile
Zero a questa incapacità di restare inviolati, di infilarsi una cintura di castità come Pina in SuperFantozzi. Dopo un’ora di gioco, nelle gare con Inter e Roma (le squadre favorite per lo scudetto), il Napoli era avanti 2-0. In quelle due gare, alla fine, il Napoli ha raccolto un misero punto, quando ne aveva sei praticamente in tasca. Il problema è che questa squadra è come il contadino di Troisi: ha le tasche bucate e prende le cazziate dalla moglie quando torna a casa.
Uno il mese e mezzo abbondante in cui Hojlund non ha mai fatto gol con la maglia del Napoli, otto partite di fila tra campionato e Champions senza timbrare il cartellino. Con la Roma gioca pure una buona gara, ma ci sono obblighi a cui un centravanti deve adempiere e il gol è il primo della lista. A Rasmus oggi sembra mancare quella fame di chi, anche quando vede l’erba, pensa a un cuzzetiello con salsiccia e friarielli. Un bomber deve saper guardare oltre.
Due punti buttati dice Allegri, che si infervora e abbandona l’intervista di Dazn dicendo: “Per la prima volta in 25 anni non sono nelle condizioni di commentare la partita”. Furioso Max, per l’esito di una gara che avrebbe meritato di vincere e per l’espulsione nel finale. Diciamo la verità, non gli sta girando bene nulla: quando pensa di aver toccato il fondo, scopre che c’è ancora un piano interrato.
Tre a zero e tutti a casa: ricordiamo sempre che il calcio è dominato da episodi, dalla freddezza che si ha nel gestire certi momenti. Politano gioca una buona gara, ma ha sul groppone il peso dell’occasione fallita che avrebbe chiuso i giochi. Ci sono momenti che contano più di altri, come la signora al supermercato in ‘Chiedimi se sono felice’ che risponde correttamente alla domanda ‘Fuori dal letto? Nessuna pietà’. Matteo, NESSUNA PIETA’!
Quattro a Sam “Attila” Beukema, il flagello di Dio che ha bruciato trenta milioni. Gara disastrosa dell’olandese, che in mezz’ora merita più improperi di Enzo Cannavale in 32 dicembre e ci aggiunge pure la pantomima finale, provando a ingannare l’arbitro. Affidiamo il racconto della sua serata al genio di Woody Allen in Provaci ancora, Sam: “C’è stata una rissa… Sei tutto intero? Sì, sto benone: a uno gli ho dato una botta col mento sul pugno, e a quell’altro una nasata sul ginocchio”.
Cinque minuti di ordinaria follia, quando Allegri si toglie la giacca è il segnale che ha staccato col cervello. Nel tunnel dello spogliatoio si arrabbia pure con Gasperini: “Tu fai casino ed io vengo espulso” dice Max, che col collega romanista ha pure un buon rapporto. Una rabbia giustificata, perché stavolta il Napoli aveva giocato una gran bella gara e meritava di portarsela a casa. Girerà questa ruota?
Sei pappine in quattro giorni. Avevamo preso Allegri perché era il maestro della difesa, un pochino come pensare che Mastrota sia il re della vendita dei materassi e scoprire che, invece, non riesce a vendere manco la Fontana di Trevi.
Sette marzo, l’ultima gara di Badiashile prima di fare il suo esordio col Napoli a San Siro il 5 settembre. Il ragazzo stava crescendo, riacquisendo fiducia e automatismi, ma riecco lo spettro degli infortuni muscolari: con la Roma un ko che potrebbe tenerlo fuori a lungo. Ci è cascato di nuovo Badia, come Achille Lauro, in quella fragilità strutturale che ne sta condizionando la carriera. D’altronde, senza questi problemi, non sarebbe mai arrivato al Napoli. Un altro azzardo di Manna…
Otto alla sicurezza acquisita da Rafa Marin. C’erano dubbi su di lui, dopo la prematura bocciatura di Conte, dubbi spazzati definitivamente via nella gara con la Roma. Si pensava che potesse subire l’assenza di Rrahmani, invece lo spagnolo si è preso il ruolo di leader della difesa e l’ha interpretato con una garra che si pensava non gli appartenesse. Da oggetto misterioso a uomo delle certezze, una trasformazione che nemmeno Walter White in Breaking Bad.
Nove alla catapulta di Anguissa. C’è voluto qualche secondo per capire, per razionalizzare una scena a cui il nostro cervello non era preparato ad assistere. Quando poi la rete si è gonfiata ed il pallone era proprio tra le sue braccia, allora sì, che abbiamo gioito. Eccome se abbiamo gioito. Un gesto istintivo di Frank, che ricorda a qualche smemorato quanto possa essere decisivo col suo peso specifico. La storiella che giocasse svogliato resta, direbbe Er Pomata, “la più grande stron**ta da quando l’uomo inventò il cavallo”.
Dieci all’indomito McTominay, che ci ha provato più volte a vincerla, la partita, in alcuni tratti da solo. Sembra di vedere il pesce Matsugoro di Sampei sul 2-0, quando da terra si rialza per depositare in rete. Letale pure col destro chirurgico del 3-2, quello della grande illusione. Sul prato verde, gioca. E corre. E rimbalza. E riattacca. E carica. E gioca. E sorride. E segna, due volte. Che poi non c’è niente di più bello che vederlo segnare in quello stadio. Il destino l’aveva messo dinanzi a una grande prova, lui risponde segnando quattro gol in due partite, urlando: "M'hai provocato e io ti distruggo adesso, io me te magno!". Che gioia che sei, Scott.
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