Bilancio SSCNapoli solido, ma Conte è ancora "sostenibile"? ADL davanti a bivio strategico

Bilancio SSCNapoli solido, ma Conte è ancora "sostenibile"? ADL davanti a bivio strategicoTuttoNapoli.net
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di Antonio Noto
L'analisi realizzata dall'economista Fabrizio Vettosi per Calcio e Finanza, mette in luce un modello economico tra i più solidi e coerenti del calcio italiano.

L’analisi del bilancio della SSC Napoli, realizzata dall'economista Fabrizio Vettosi per Calcio e Finanza, mette in luce un modello economico tra i più solidi e coerenti del calcio italiano. Nel periodo 2008-2025 il club ha generato circa 3,6 miliardi di euro di ricavi, con una struttura ben definita: il 48% proveniente dai diritti audiovisivi, il 21% dalle plusvalenze e il 18% dall’area commerciale. Anche in assenza della partecipazione alla Champions League, il Napoli è riuscito a stabilizzare ricavi intorno ai 180 milioni annui, cifra che può salire fino a circa 250 milioni con l’accesso agli ottavi della competizione europea. Alla base di questo sistema vi è la visione di Aurelio De Laurentiis, che ha introdotto un approccio industriale nella gestione del club, mantenendo una struttura snella e un controllo rigoroso dei costi. Emblematico è il dato sul costo del personale tecnico, storicamente compreso tra il 40% e il 60% dei ricavi, considerato un livello virtuoso. Inoltre, oltre 1,4 miliardi di cash flow operativo sono stati generati durante la sua gestione, con circa il 50% derivante dal player trading, dimostrando l’importanza della valorizzazione dei calciatori giovani come leva strategica.

La discontinuità recente e il bivio strategico

Negli ultimi anni, tuttavia, questo equilibrio si è parzialmente incrinato. Nel 2025 il Napoli ha registrato ricavi ricorrenti per circa 180 milioni, a fronte di costi operativi superiori a 193 milioni, di cui circa 138 milioni legati all’area tecnica. Il risultato è un MOL ricorrente negativo per circa 12,5 milioni, aggravato dall’aumento degli ammortamenti dovuto a investimenti molto più elevati rispetto al passato: circa 155 milioni nel 2025, con ulteriori 180 milioni stimati per l’esercizio successivo. Questo cambio di paradigma, accentuato dall’arrivo di Antonio Conte, ha portato a una rosa mediamente più anziana e a stipendi più elevati, riducendo la capacità di generare plusvalenze significative. Se in passato operazioni su giocatori come Osimhen o Kvaratskhelia avevano garantito elevati ritorni economici, oggi calciatori più maturi offrono margini di valorizzazione inferiori. Nonostante ciò, le plusvalenze – circa 106 milioni nel 2025 e attese su livelli simili nel 2026 – riescono ancora a compensare le perdite operative, grazie alla solidità costruita negli anni precedenti. Il Napoli si trova quindi davanti a una scelta strategica: mantenere questo livello di investimenti, sostenibile forse nel breve periodo, oppure tornare a un modello basato su cost leadership, valorizzazione dei giovani e equilibrio tra costi e ricavi, evitando di mettere sotto pressione la stabilità economica del club.