L’affare Tonelli non è stato un “pacco”: il Napoli sapeva tutto ma l’errore è stato un altro

16.08.2016 08:15 di Fabio Tarantino Twitter:   articolo letto 98392 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
L’affare Tonelli non è stato un “pacco”: il Napoli sapeva tutto ma l’errore è stato un altro

Non è “pacco” il termine adeguato per raccontare del presente di Lorenzo Tonelli; non è questa la strada da percorrere per provare a far luce sulle sue condizioni fisiche e sulla trattativa lampo che ha convinto il Napoli a puntar sul difensore classe 1990 per la cifra di nove milioni di euro incassata dall’Empoli a maggio. Non è stato un “pacco” puntare su un giocatore acciaccato, bensì un semplice errore di valutazione. Una leggerezza che può capitare, un incidente di percorso al quale lo staff medico azzurro sta provando a rimediare con professionalità, com’è nel suo stile.

SUPERVISIONE – Tonelli è arrivato a Napoli vittima di un’infiammazione al ginocchio destro figlia dello stress fisico della scorsa stagione. Non giocò l’ultima gara di campionato perché le due società erano già d’accordo sulla cessione del centrale fiorentino. A fine stagione, per ovviare a tali problematica, fu viva l’ipotesi di un viaggio a Barcellona per ulteriori controlli ed accertamenti. Il giocatore, però, decise - di comune accordo con la società - di restare in Italia e per due mesi, dall’acquisto fino all’inizio del ritiro estivo, è stato monitorato costantemente dallo staff medico azzurro con controlli periodici, almeno uno a settimana.

RICADUTA – A Dimaro era già pronta una tabella di lavoro personalizzata coerente col suo stato fisico. Quando l’infortunio sembrava alle spalle, ecco il nuovo intoppo. Nei primi giorni di ritiro Tonelli aveva provato per la prima volta a correre. Bastò uno scatto per far riemergere il problema, tant’è vero che il difensore, scuro in volto, tornò immediatamente in palestra e fu subito controllato dal professor Alfonso De Nicola. Il resto è storia nota ed appartiene ai nostri giorni. Da allora, Tonelli ha lavorato in gruppo solo poche ore, giusto il tempo di qualche esercitazione difensiva coi nuovi compagni, prima dell’ennesimo stop. Poi il viaggio a Roma, la visita di controllo ed ora il prosieguo del lavoro differenziato. Con la data di rientro ancora sconosciuta. Ma il Napoli sapeva già tutto.