Clemente di San Luca: "Allegri, il bel gioco, il fattore C e il mancato rispetto delle regole"
Sabato sono andato allo stadio preparato al peggio. Seguendo il campionato tutto, ero in cuor mio rassegnato ad assistere all’assalto della Roma con gli azzurri in tenuta da difesa disperata. Sono stato clamorosamente e piacevolmente smentito dal Napoli e da Allegri. Ho la sensazione che su questi, pur di tenere il punto, si arrivi a negare l’evidenza. Il Napoli, un po’ alla volta, sta giocando certamente meglio di come abbia fatto negli ultimi due anni. Ma i risultati – come scrivo da tempo – dipendono anche da altri due fattori che riassumo nella ‘regolarità della competizione’ e nel ‘Kairos’ (quasi tutti lo chiamano «fattore C»). Quanto al secondo, mentre Conte è stato indiscutibilmente baciato dalla dea bendata, Allegri fin qui sembra proprio non esserlo.
Con riguardo al primo, in Napoli-Roma registro tre illegittimi mancati interventi del VAR. Quello relativo all’entrata di Rafa Marin ad inizio gara (ammonito per imprudenza); quello del tocco di braccio fuori area di Gollini (ignorato del tutto da arbitro e VAR) e il colpo (perché, leggero o no che sia, di questo si tratta) di Balerdi a Beukema. In tutti e tre gli episodi il VAR non può e non deve delibare la fattispecie concreta. Ha il dovere giuridico di rilevare che si tratta di accertamenti dubbiosi. Su di essi, però, gli è inibito di esprimersi, la decisione spettando in via esclusiva all’arbitro.
Rilevato, sul piano giuridico procedurale, l’illegittimo mancato richiamo del VAR – dovuto al conformarsi dell’avv. Aureliano alla cosiddetta ‘linea Orsato’, comprensibile (perché, come si dice, «tiene famiglia») –, passiamo alla disamina degli episodi sul piano giuridico sostanziale. Nella piena consapevolezza che quel che scriverò dovrà sopportare l’accusa di faziosità tifosa. Non è così. Conosco bene il rischio che corro per la mia reputazione di giurista. Se voglio, però, restare coerente nella battaglia per la legalità, devo correrlo. Stando dunque al dettato del Protocollo (senza le modifiche introdotte surrettiziamente dalle supposte linee-guida del Responsabile CAN), nelle (sole) cinque fattispecie codificate, in presenza di un fatto di rilevazione dubbiosa, il VAR deve richiamare l’arbitro alla review, affinché questi assuma la decisione in assoluta autonomia. Per legge l’unico abilitato a decidere è l’arbitro. Non può decidere il VAR, deve decidere l’arbitro, dopo aver rivisto le immagini.
Ma, nel merito, alla review l’arbitro cosa avrebbe visto? In estrema sintesi. a) Quella di Marin è un’entrata al confine tra «imprudenza» e «vigoria sproporzionata». L’arbitro deve rivedere e poi valutare e decidere se Marin abbia agito «con noncuranza del pericolo o delle conseguenze per l’avversario», oppure abbia ecceduto «nell’uso necessario della forza» e/o messo «in pericolo l’incolumità di un avversario». Ma una cosa è certa: l’intervento non è paragonabile a quello di Malen a Como. Marin non prende la tibia e questo dovrebbe costituire il discrimine fra «noncuranza del pericolo» e «messa in pericolo», la vigoria sproporzionata potendosi configurare solo sulla base della effettiva messa in pericolo, che l’assenza del contatto dovrebbe escludere. b) Nel tocco di braccio di Gollini su KDB, indiscutibile, le immagini non mostrano affatto che l’arto non aumenti «lo spazio occupato dal corpo». Sotto il profilo giuridico, gli argomenti (pretestuosi) adoperati dall’oracolo di DAZN paiono irrilevanti. Le immagini mostrano chiaramente che il braccio non è perfettamente attaccato al corpo, e dunque c’è aumento dello spazio.
Concentriamo adesso l’attenzione sull’ultimo episodio. Non è vero che le immagini mostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, che Balerdi colpisce solo il braccio di Beukema. Da esse non si può escludere affatto che prima il suo braccio-gomito abbia impattato con la bocca dello stomaco dell’avversario. Il coro pressoché unanime recita più o meno così: «Il mondo intero ha visto la simulazione di Beukema!». Persino chi è di solito attento e rigoroso nella osservazione della violazione della legalità nelle decisioni arbitrali, ha scritto che il difensore olandese ha debuttato «nel campo della fiction calcistica», che la sua «sceneggiata» è stata «indegna, meschina e grottesca», che avrebbe tenuto un comportamento «ridicolo», che sarebbe «morto, risorto e poi di nuovo morto nel giro di una manciata di secondi».
Bisogna intendersi. E, per farlo, comincio subito con lo sgombrare il campo dichiarando che anche io penso che Beukema sia il principale responsabile della mancata vittoria. Anzitutto, perché sul gol di Soulè esibisce una inspiegabile e colpevole ‘astinenza’. E poi, soprattutto, perché, forse accentuando (stupidamente) la botta presa da Balerdi, ha lasciato la squadra priva di un difendente in un momento cruciale. Sento nella testa l’eco degli allenatori della mia gioventù (fuori dalle ipocrisie dei benpensanti, questa è la realtà di quasi tutti gli spogliatoi, unico luogo dove – come si usa dire – si devono lavare i panni sporchi): «Ricordati, quando subisci una provocazione, di ogni tipo, mai ti devi accasciare, devi saper incassare e prepararti a restituire il colpo, duramente e di nascosto. Così gli fai capire come stanno le cose!». Ritorno sul punto nelle conclusioni.
È stato detto che «Siamo di fronte a una pietosa pagliacciata»; che «È un semplice contatto, come mille ce ne sono, anche più forti, in una partita di calcio, non è una gomitata né un colpo violento». Sì, ma allora cos’è stato? Veramente Beukema si è «inventato un’aggressione mai avvenuta stramazzando al suolo come fulminato»? Occorre chiedersi: 1) qual è il fatto e 2) come va qualificato giuridicamente, in altre parole, che cosa, in quel che è accaduto, rilevi ai fini regolamentari.
Dalle immagini risulta che Beukema dà una manata (regolare) a Balerdi per accompagnarne l’uscita dall’area, e poi che l'argentino reagisce (illegittimamente) guardando l’olandese prima di colpirlo, a freddo e a palla lontanissima. Perché Balerdi guarda Beukema e lo colpisce? Che voleva fare, se non reagire alla manata (innocua) dell’avversario, intimidandolo? Dalle immagini si vede bene, infatti, che il gesto di Balerdi è del tutto gratuito e proditorio, e si vede anche che, con Beukema a terra, e prima che l’azione lo porti poi a segnare, Balerdi va da Colombo (n.d.r., l’ennesimo ‘ducetto similorsato’) per giustificarsi. Un caso patente di excusatio non petita: evidentemente, teneva ’a cuscienz’ sporca. Né dalle immagini si può escludere che, prima di prendere il braccio di Beukema, il braccio/gomito di Balerdi non prenda il costato dell’avversario. Distinguendosi dal gregge dei commentatori, lo ha detto anche Fabiano Santacroce, un ex difensore che se ne intende: «il colpo l’ha ricevuto e probabilmente anche un colpo che fa male, perché in tanti l’hanno liquidato come una leggerezza. Sfido io a prendere un colpo sul costato in quella maniera. A mio avviso sì, il colpo c’è stato ed è stato soprattutto intenzionale. Poi se si voglia punire l’intenzione o se si voglia punire il dolore che causa, questa è una cosa che decidono comunque gli arbitri. Lui doveva stare in piedi anche perché ha un posto da cercare di conquistarsi». Questi i fatti, oggettivamente. Balerdi guarda Beukema e lo colpisce disinteressandosi del gioco.
La domanda, allora, che mi pare nessuno si è posto è la seguente: se è vero che Balerdi, a palla lontana e senza alcuna ragione di gioco, ha colpito Beukema, l’intervento è consentito dalle regole? Balerdi ha, o no, commesso fallo? Secondo le Decisioni Ufficiali FIGC relative alla Regola 6, «gli assistenti sono tenuti a segnalare immediatamente all’arbitro, sventolando in maniera ben visibile la bandierina, quando un calciatore […] colpisca o tenti di colpire un calciatore» avversario. Mi pare oggettivo che Balerdi guardi l’avversario senza alcun interesse per il gioco e gli dia un colpo a palla lontana: può, per regolamento, disinteressandosi dell’azione, colpire l’avversario?
Certo, altrettanto oggettivo è che Beukema accentui le conseguenze del colpo, ma qual è la rilevanza giuridica di tale accentuazione? Esclude, questa, la commissione del fallo? A me non pare proprio. Del resto, è piuttosto chiaro che Balerdi sia consapevole di aver commesso fallo, altrimenti non si spiega il suo correre dall’arbitro per giustificarsi. Se, quindi, stiamo all’interpretazione delle intenzioni, esse dovrebbero annullarsi, quella del gesto di Balerdi valendo quella del gesto di Beukema. Per entrambi vale «cogitationem poena nemo patitiur» («nessuno può subire una pena per i suoi pensieri»). In definitiva, rileva l’intensità del colpo, o il fatto che l’ha dato a freddo e a prescindere dal gioco? Del resto, nessuno si è chiesto perché mai Beukema avrebbe dovuto buttarsi a terra, visto che in quel momento l’azione era lontana. Non aveva alcun interesse immediato a simulare. Giuridicamente è irrilevante che si rialzi, perché, se no, dovrebbe rilevare, in contrario, che Balerdi va a giustificarsi (implicitamente ammettendo di aver commesso fallo). Insomma, le interpretazioni delle intenzioni devono restare fuori dall’applicazione del Regolamento, altrimenti si rimette al puro arbitrio del direttore di gara la sussistenza del fallo.
Concludo. È facile fare i censori delle intenzioni simulatorie di Beukema. Ha fatto il furbo e gli ha detto male. Ma perché nessuno s’interroga sulla liceità del gesto di Balerdi, e lo censura? Non mi pare sia stato una mammoletta. Torniamo alla differenza tra morale e moralismo. Sui richiamati insegnamenti degli allenatori della gioventù, non mi esprimo. Ma io domando: sono etici? Avrebbe dovuto Beukema rialzarsi prontamente e aspettare il momento opportuno per fargliela pagare?
Purtroppo, la morale comune si traduce in un moralismo d’accatto (quello degli splendidi versi di Guccini: «il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto»). E si opera il linciaggio nei confronti di Beukema, che, in buona sostanza, quando si ributta a terra dopo il gol, è reo soltanto di un comportamento infantile, da kindergarten. Come il bambino cui sono state negate le caramelle. Mentre si assolve Balerdi, che senza alcuna ragion pratica rispetto al gioco colpisce l’avversario.
Le norme sono interpretabili, sì, ma l’interpretazione non può arrivare al punto di creare una nuova norma. E il giudizio morale sulle intenzioni dell’agente non è contemplato dalla disciplina vigente (la simulazione di cui è parola nella Regola 12 va rilevata dai fatti e non sulla base di una supposizione concernente le intenzioni).
A prescindere da tutto, stasera comunque dobbiamo vincere a Monza!
Serie A Enilive 2026-2027
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| Monza | Napoli |
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