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Clemente di San Luca: "Caso De Bruyne-Vasquez, la legalità è ormai un miraggio"

Clemente di San Luca: "Caso De Bruyne-Vasquez, la legalità è ormai un miraggio"
Oggi alle 13:00L'Editoriale
di Davide Baratto
Guido Clemente di San Luca critica le nuove indicazioni sull’impiego del VAR, ritenendole contrarie al Protocollo e al principio di legalità

Guido Clemente di San Luca, Docente di Giuridicità delle regole del calcio presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Vanvitelli, ha scritto il suo consueto editoriale in esclusiva per TuttoNapoli: "Leggo da più parti – anzi, in un coro pressoché unanime – che, incredibilmente, il nuovo designatore avrebbe dato disposizione agli arbitri di intervenire «il meno possibile, favorendo la fluidità del gioco ed evitando al minimo possibile le interruzioni e gli interventi del VAR». In spregio spudorato del principio di legalità. Ormai sistematicamente quasi ovunque ignorato. Ripetutamente prevaricato, calpestato. Da lasciare veramente basiti, stupefatti. Che distratto, stavo dimenticando che siamo nell’era di Donald Trump. Democrazia e Stato di diritto sono concetti che appartengono al passato, alla preistoria, definitivamente superati. Ma è sicuro che ci piaccia così?

Il designatore opera "legibus solutus"

Non c’è da meravigliarsi, allora, che pure nel pallone il designatore operi «legibus solutus», ‘sciolto dalle leggi’. Noi che, faticosamente, stiamo lavorando da qualche anno affinché le regole del gioco vengano studiate, interpretate e fatte rispettare per quello che sono (e cioè norme giuridiche), non ci rassegniamo. Perseveriamo nel ritenere – battendoci per questo – che un talestudio non debba essere ignorato (ovvero reso sempre più complicato, svuotandone l’approccioscientifico). Riproviamo la disinvoltura con cui le regole vengono, a dir così, ‘aggiornate’ senza averne il potere, e attraverso una libera interpretazione, travasata in «direttive», «indirizzi», «raccomandazioni», una sorta di ‘soft law’, che (non si capisce in base a quale fonte legale)dovrebbe essere seguita e fatta valere in sede applicativa. Si tratterebbe delle consuete «indicazioni», che il designatore fornisce a inizio stagione, ‘legittimando’ a monte –illegittimamente – le decisioni arbitrarie assunte dagli arbitri.

Il contrasto tra De Bruyne e Vasquez

Qui non si tratta di stabilire se, in Genoa-Napoli, nell’entrare in contrasto con Vasquez, KDB abbia commesso o no una «negligenza». Sul fatto è legittimo avere opinioni diverse. A patto, ovviamente, che la linea interpretativa resti poi coerente. Chi oggi afferma con perentoria sicumera che quello è un fallo, non si espresse scandalizzato allo stesso modo, quando pochi mesi orsono, a Bergamo, Mazzocchi venne ‘scaraventato’ via all’origine dell’azione del gol degli orobici(Atalanta-Napoli 2-1, del 22/2/2026), o quando, un paio d’anni prima, stessa sorte toccò a Kvaralanciato in porta (Napoli-Como 3-1, del 4/10/2024).

Secondo molti, non sarebbe utile richiamare episodi passati, e relative decisioni controverse,perché – dicono – si deve cambiare, dando maggiore responsabilità all’arbitro di campo e limitando gli interventi del VAR ai soli errori «chiari ed evidenti». Sarebbe stato pubblicato un «prontuario» in cinque (5) punti, nel quale si ristabilirebbe il rapporto tra direttore di gara e VAR. Ma con quale autorità? In base a quale potere? E dove mai sarebbe pubblicato, se non è dato rinvenirlo da nessuna parte (sebbene sembra sia stato illustrato alla Domenica Sportiva)?

Il compito del VAR secondo il Protocollo

La questione è un’altra, di carattere – per essere chiari – procedurale. Secondo la disciplina vigente, il VAR non deve essere «interpellato». Men che meno deve stabilire se l’arbitro sia incorso in un errore «chiaro ed evidente». Ha un solo ed esclusivo compito, che si traduce in un dovere giuridico: richiamare l’arbitro alla review tutte le volte in cui rinvenga – in una delle quattro (4)tassative fattispecie codificate dal Protocollo – la sussistenza di un accertamento dubbioso del fatto.Per ‘legge’, deve essere il direttore di gara, e lui soltanto, a stabilire, all’esito della revisione, se abbia mal rilevato e valutato il fatto, incorrendo in un errore «chiaro ed evidente».

Ricordato che la stessa procedura di produzione delle regole dettate dall’IFAB presenta un consistente vulnus dei principi essenziali dello Stato di diritto (investitura democratica del normatore, separazione dei poteri, garanzia di una giurisdizione neutrale) – in una, del principio di legalità –, almeno quelle regole sono: a) in primo luogo, rinvenibili da parte di chiunque; e b) in ogni caso, modificabili solo attraverso la medesima procedura seguita per la loro genesi. Chi, come ed in base a quale potere, avrebbe consentito ad Orsato di ‘integrare’ significativamente il dettato normativo, disponendo che il VAR non deve intervenire «se l’arbitro di campo è in posizione tale da consentirgli visibilità e valutazione ideali»? Insomma, il designatore non ha il potere di impartire direttive aventi contenuto normativo. Men che meno può farlo contra legem. Il Protocollo VAR non è stato modificato. Quello è il testo normativo di riferimento. Negarlo significa scegliere la strada della violazione della legalità. Quel che, purtroppo, accade ormai ad ogni livello istituzionale.

Il rischio di consegnarsi all’arbitrio

*Nel merito, posto che veramente si voglia «restituire autorità all’arbitro di campo», certo non lo si fa privandolo di un efficace supporto tecnico in grado di consentirgli di circoscrivere eventuali errori, e affermando che «la sua valutazione va presa per buona» giacché la sua posizione è «ideale per decidere». L’intensità di una spinta non è misurabile oggettivamente. Rivista in TVpuò sembrare più o meno forte e decisiva. Si tratta di intendersi