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Il Napoli riparte contro il Frosinone, Clemente di San Luca: “Quali prospettive realistiche?”

Il Napoli riparte contro il Frosinone, Clemente di San Luca: “Quali prospettive realistiche?”
Ieri alle 09:50L'Editoriale
di Francesco Carbone
Guido Clemente di San Luca analizza il momento del Napoli e contesta il diverso metro di giudizio utilizzato nei confronti di Allegri e Conte.

Guido Clemente di San Luca, docente di Giuridicità delle regole del calcio presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Vanvitelli, ha affidato al consueto editoriale in esclusiva per i lettori di TuttoNapoli le proprie riflessioni sul momento degli azzurri: "Considerando il lungo periodo di vacanza – perché, diciamo la verità, per noi tifosi malati, quando gioca la nazionale, è come stare in ferie, andiamo ‘a rota’ di azzurro –, ho ritenuto giusto lasciar sedimentare le impressioni ricavate dalla partita di Firenze. Sfruttiamo, allora, questo lungo tempo di attesa per provare a proporre qualche ragionamento sensato in prospettiva.

Prima di farlo, però, un lapidario – e cocciutamente polemico– richiamo alla deriva illegale del nuovo corso di Orsato. Spiegherò oggi, in un incontro di studi al Tribunale di Urbino, qual è, secondo le norme, la «vocazione funzionale» del VAR. Rivendico a gran voce di non essere iscrivibile nel novero dei «giustizialisti, moralisti e sognatori». Semplicemente, resto un convinto sostenitore della legalità, nonostante i tempi che corrono. In tal senso confortano le direzioni di gara europee. E pure la conclusione della vicenda Malagò, che è esitata, sì, in un – non irragionevole – compromesso politico. Ma conseguendosi un risultato giuridicamente ineccepibile. Il necessario tesseramento è previsto dalle norme vigenti, le quali, sebbene criticabili, stabiliscono che sia un requisito ineludibile. Altro che cavillo. Bisogna smetterla di pensare che, siccome si tratta di sport, il principio di legalità può soggiacere a quello di autonomia, così potendosi fare un po’ come ci pare.

Ciò detto, veniamo a noi. Nonostante abbia in scarsa simpatia Allegri (è notorio che tifavo per Italiano), considero iniquo il trattamento riservatogli nei commenti largamente prevalenti. Bisogna decidere il piano su cui si vuole ragionare. Il gioco? Beh, nei due anni di Conte abbiamo assistito alla (ostinata e persino ostentata) negazione di esso. Ma, con impressionante miopia, una critica supina e scendiletto l’ha difeso e, addirittura, celebrato. L’argomento era: «non c’interessa il gioco, ma i risultati (Scudetto, secondo posto e Supercoppa)!». Vince? E chi se ne frega come!

A parte lo snaturamento, che ciò comporta, della nostra identità antropologica – argomento che, ahimè, da sempre cerco di sostenere, invano: evidentemente è troppo sofisticato per poter essere compreso da chi è capace solo di inneggiare urlante al tifo identitario, senza però saperne spiegare il significato –, quel che lascia perplessi è la spudorata incoerenza. Nelle prime 5-6 partite di questa stagione gli azzurri non hanno giocato peggio dei due anni precedenti, anzi. Ma hanno perso con Como, Inter e Arsenal. Quindi pollice verso. Ebbene – a parte che anche allora s’èperduto più di una volta –, il giudizio basato sui risultati può esprimersi alla fine della stagione, non quando è appena cominciata. Adesso si può ragionare soltanto sul gioco. E sin qui quello del Napoli di Allegri, sia pur solo a tratti, non sembra affatto del tutto privo di segnali di trame offensive. Quindi mi chiedo: ma perché a Conte si consentì, adoranti, di produrre il ‘brutto’ (senza contare i danni collaterali, in termini di tenuta fisica e salute finanziaria), e con Allegri si è spietati per il‘bruttino’?

Vorrei poi tornare sul malinteso senso del «provincialismo». Dopo aver vinto i primi due, una delle parole d’ordine su cui nacque il «Te Diegum» fu: D10S ha permesso a genio e creatività di vincere sulla organizzazione. Ebbene, emanciparsi vuol dire, sì,liberarsi del «ruolo del perdente cucitoci addosso», ma restando noi stessi. «Vincere e basta» è la loro cultura. Non è emulando ipotenti che ci s’internazionalizza, bensì rendendo vincente la nostra bellezza. Insomma, bisogna evitare di snaturarci, perché vincere diventando come loro significa perdere. Ad avere la meglio sarebbe comunque il loro modello culturale. Noi dobbiamodesiderare che il Napoli (e Napoli) si affermi, in Italia e nel mondo, senza perdere il suo patrimonio genetico. Massimizzandoe rendendo vincente il bello che per storia ci connota. Del resto, oggi nel calcio internazionale a far vincere è il bel gioco. E noi?Ci mettiamo alla retroguardia? È paradossale!

Mi aspetto che Allegri dimostri la sua versatilità. Che lo rende diverso da Conte. Certo, per diversi anni ha sposato il ‘brutto’ (ed illegale) che vinceva. Ma dovette adattarvisi (l’altro, invece, l’incarna), dopo essersi affermato diversamente. Ora si trova nel luogo della bellezza. Spero che riesca a mettere i giocatori in condizione di generarla ancora. Nonostante pare proprio doversi invocare la benedizione di quel famoso monaco. Perché oggi non si può pensare che sia la preparazione ‘eccessiva’ a costituire – come per il recente passato (checché ne dicano i cortigiani di Conte, sta venendo sempre più fuori) – una significativa concausa degli infortuni. Ed altra concausa è di sicuro la abnorme quantità di partite da giocare. Ma è difficilmente discutibile che pesi molto anche la cattiva sorte (che nei due anni precedenti s’è tenuta alla larga). Fare a meno contemporaneamente di tanti attori importanti (sui problemi di alcuni dei quali – Buongiorno, Mc Tominay, Giovane, Anguissa, Neres – la gestione societaria è stata veramente imbarazzante) rende complicato produrre un bello spettacolo. Incrociamo le dita".