FIGC, Malagò: "Ci vuole lo Ius Soli a questi livelli! Guardate il caso Yamal..."
Giovanni Malagò ha tenuto la sua prima conferenza stampa da Presidente della FIGC: di seguito un estratto delle sue parole riportate da TMW.
Quali sono le sue tre priorità?
"Compattare la squadra, hanno tutti una discreta personalità. C'è da impostare un discorso tecnico e sportivo, da ripristinare un rapporto con una parte della politica: sono sempre stato un convinto soggetto della managerialità sportiva. Oggi cos'è la politica? Con qualcuno di primaria importanza va ripristinato un discorso congiunto. Sono stato un quarto d'ora ad aspettare per una firma digitale che ancora non ho fatto. Per ora, almeno 5 personaggi dello Stato mi hanno chiamato ed erano persone che in queste settimane facevano il tifo per me. Questa deve essere una priorità: noi abbiamo poco tempo, loro meno. Ci sono due anni e mezzo soltanto di differenza. Poi, vanno date delle risposte ai problemi strutturali".
La FIGC per chi deve essere fonte d'ispirazione? II problema dei giovani senza passaporto? La sfida di Euro2032?
"Faccio il mio augurio al CT dell'Under19, che a breve partirà per una competizione importante. I numeri li ha ricordati Gravina, sono rimasto scioccato che oltre il 40% dei giocatori del mondiale non giochi nella nazionale in cui è nato. Non è una situazione solo di Curacao ecc... ma anche Francia, Germania, ecc... Non ho mai detto nulla sullo lus Soli, quella è politica ma chi sta a questi livelli lo deve fare: sono favorevole. Il caso principale è Yamal, ma tante federazioni hanno fatto fortune in situazioni simili: prendi Caterina Antropova, per esempio. Non vi dico cosa è stato darle la cittadinanza italiana dopo i 18 anni... Nel calcio non può succedere questo limbo: viene un altro paese che dà al ragazzo il passaporto e l'hai perso. Almeno su questo, speriamo di usare l'esperienza che ho: è inaccettabile. Euro2032 è una sfida nella sfida: ho parlato con Ceferin, lo ringrazio, ho avuto messaggi anche da Infantino. Non possiamo fare brutta figura, abbiamo Michele che se ne occupa: servono 5 stadi da consegnare. Farei lavorare le persone preposte, senza allargarmi in altre situazioni".
Soddisfatto della percentuale? Quando svelerà il CT?
"Ho detto chiaro che tutto ciò che ci sarebbe stato dopo il 60% era importante, sapete il peso della LND. Qualcuno in Serie A si è astenuto... Un dato di fatto è che l'incidenza dei dilettanti è di un terzo che ha votato per me. Come si fa a non essere contenti? Sono arrivato al 69%... un 12% era dalla Lega Pro... Il risultato è importante. Sul CT, non ho parlato con nessuno. Da adesso ci pensiamo. Vanno viste anche alcune criticità, il bilancio".
Il primo consiglio? Cosa verrà valutato in quel giorno? State pensando a una figura tecnica da inserire?
"Sarà il 1° luglio: tappa obbligata da statuto. Ci sarà la deadline per le iscrizioni ai campionati, sembra che per il primo anno non ci siano situazioni di non iscrizioni ai campionati professionistici. Sul discorso tecnico, se ci sono elementi da portare nel consiglio, si vedrà. Il tempo è clamoroso: c'è il CIO, c'è un fine settimana con San Pietro e Paolo, poi il 30 giugno è complicato... Ci lavorerò".
In cosa farà la differenza?
"Non è che ora si risolvono i problemi. Se avessero segnato i rigori contro la Bosnia, oggi non sarei qui. Serve disponibilità a cambiare, Gravina si è tolto qualche sassolino dalla scarpa e ha sottolineato che non ha portato nessuna riforma: qualcosa si deve fare. Ho delle priorità, sennò non si fa nulla".
Cosa deve essere fatto dalla politica?
"La politica deve rispettare lo sport, al di là di tutto il resto. Che uno si debba ritrovare dei provvedimenti legislativi per nostro conto significa che non si è interessati, non si è informati al completo e si innescano delle dinamiche che non fanno bene".
Cosa deve avere il CT ideale?
"Ho fatto un atto d'amore e follia lucida: non ci pensavo. Non è stata una mia idea candidarmi, ma sono stato coinvolto. II CT deve abbracciare questo discorso: se dopo un anno il Presidente eletto al 98% e un discorso del vicepresidente dell'AssoTecnici, sembra un bollettino di guerra. Non opterò per una figura diversa dalla mia visione, ma la deve sposare a pieno".
Problema di uomini o di sistema?
"Entrambi. L'ha detto anche Gravina. Conoscete un altro settore in cui hai un mandato all'unanimità e non si riesce a fare nulla che tu hai proposto? La situazione è ingessata: difenderò l'autonomia dello sport. Se non si cambia, qualcuno ci metterà in condizioni di cambiare".
A Bari c'è il caos per le multiproprietà. Lei non ha risposto al Sindaco della città, cosa intende fare?
"Sono una persona seria, non so come uno possa pensare che una risposta ufficiale possa dare valore: quando mi ha chiamato, ci ho parlato, ma non avevo ancora cariche. C'è una norma, che non ho fatto io, ma è stata approvata. Non mi sembra che oggi questa sia la priorità: la materia è del consiglio federale. Ho chiamato Leccese, ma gli ho detto: "Che te posso di?", ma ci ho parlato".
Un'opinione sul problema delle riforme bloccate dalla politica come quella dei fondi ai vivai? Le polemiche arbitrali?
"La politica era contraria, ma le componenti erano indignate. Il decreto sposta l'1% sul 15 della legge che già conosciamo, Gravina ha detto che era l'unica via per dare fondi ai vivai. Questo fondo alla fine è andato alle società professionistiche femminili, che sono 12... Secondo voi, per migliorare il campionato di Serie A, qualcuno sarebbe contrario a dare un aiuto? Nessuno, saremmo matti. Questo è un ossimoro: 10 su 12 delle società femminili sono anche maschili. Adesso, di fatto, è come se lo riprendessero. Benissimo, ma non li devono prendere da lì. Sugli arbitri, speravo in un commissariamento così da non dovermene occupare (ride, ndr). Si è scelto invece di non andare in questa direzione, sono sicuro che c'era un problema temporale: finché gli arbitri sono autonomi, sono felice. Il macro problema AIA c'è, ovviamente".
Siamo ancora lontani dall'immaginare un CT di filiera? In questo momento storico serve un grande nome?
"Bellissima domanda. Penso che, in un altro momento storico, io avrei sposato l'idea del CT da filiera un po' alla Bearzot o Pozzo, ma ora come si fa? Con tutta la pressione che c'è dall'opinione pubblica... non ci siamo. Magari uno può avere nel medio termine questa opportunità e va presa in considerazione: i club giustamente hanno un loro mercato, le dinamiche sono analoghe. In termini di budget, non si può professare sostenibilità, le risorse vanno date alle componenti".
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