Allegri sta diventando un giochista? L'evoluzione del Napoli e quell'ultimo step da fare
Massimiliano Allegri è stato spesso identificato con il risultatismo, quasi in contrapposizione al cosiddetto giochismo. Il Napoli visto contro il Monza, però, racconta qualcosa di più complesso. Il 4-3-3 esiste soprattutto sulla distinta: Olivera entra dentro al campo, Di Lorenzo cambia altezza, McTominay si sposta anche sul lato opposto e i centrocampisti ruotano continuamente. Contro le marcature individuali avversarie, il movimento serve a liberare gli spazi da attaccare. Il gol di Hojlund ne è l'esempio: le rotazioni aprono il corridoio, Di Lorenzo lo riconosce e verticalizza immediatamente. Non possesso fine a se stesso, dunque, ma una manovra elaborata per arrivare rapidamente alla porta.
Il paradosso di Allegri: il Napoli soffre quando si abbassa
Il dato interessante emerge soprattutto osservando i momenti della partita. Dopo l'1-0 il Napoli perde aggressività, abbassa il baricentro e concede il pareggio pur essendo schierato e in superiorità numerica nella propria area. Nella ripresa, invece, torna a comandare attraverso il pallone e Allegri protegge il vantaggio aggiungendo qualità. Con De Bruyne, Gilmour, McTominay e Vergara contemporaneamente in campo, gli azzurri registrano il 79% di possesso e dal 63' alla fine non concedono neppure un tiro. De Bruyne, autore anche del 4-1, tocca 53 palloni in circa mezz'ora e si alterna con Gilmour nella costruzione. Il risultatista Allegri sta diventando un giochista? Probabilmente le etichette dicono poco. Il segnale più interessante è un altro: il Napoli sta imparando che per difendere un risultato non è obbligatorio abbassarsi, ma si può controllare la partita tenendo il pallone.
Serie A Enilive 2026-2027
![]() |
VS | ![]() |
| Juventus | Napoli |
Editore TC&C srl - Testata giornalistica
aut. Tribunale Napoli n. 4 del 12/02/2020
Iscritto al Registro Operatori
di Comunicazione al n. 18246
Direttore editoriale: Antonio Gaito
Direttore responsabile: Francesco Molaro




