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Bucciantini: "Fare player trading è stata la forza del Napoli negli ultimi 20 anni"

Bucciantini: "Fare player trading è stata la forza del Napoli negli ultimi 20 anni"TuttoNapoli.net
Oggi alle 20:40Radio Tutto Napoli
di Francesco Carbone

Marco Bucciantini, giornalista e scrittore, è intervenuto a 'Napoli Talk' su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi seguire sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o per Android), qui sul sito anche in video

Il Napoli deve tornare alla filosofia del player trading oppure continuare con il progetto “contiano”?
"Bisogna distinguere tra quello che il Napoli vuole fare e quello che deve fare. Sicuramente bisognerà rimodellare il monte ingaggi, perché ci sono calciatori sopra i trent’anni e con stipendi pesanti. Qualcosa andrà cambiato. Però il Napoli, quando ha fatto player trading, è sempre ripartito più forte".

In che senso?
"Penso alle grandi cessioni del passato: prima Cavani, poi Higuain. E anche dopo Osimhen e Kvaratskhelia il Napoli è riuscito a vincere. La società ha sempre saputo vendere al massimo e comprare bene. Questa è stata la forza del club negli ultimi vent’anni".

Quindi lei non crede troppo nella figura dell’allenatore-manager?
"Io penso che le società debbano fare le società e gli allenatori debbano allenare. La figura dell’allenatore-manager è un concetto molto inglese, legato a esperienze straordinarie come Ferguson o Guardiola. In Italia dopo quattro sconfitte ti mandano via. I bilanci restano alla società, non all’allenatore. Per questo credo che serva equilibrio".

Quanto crede alla permanenza di Antonio Conte?
"Con Conte non lo sai mai. Fa parte del suo modo di vivere il calcio. Un giorno dice che ha tre anni di contratto, un altro apre a nuove possibilità. È una persona che vive tutto in maniera totalizzante. Per questo oggi credo che nemmeno loro sappiano davvero come andrà a finire".

Ma se restasse?
"Se Conte resta significa che il Napoli vuole essere estremamente competitivo. La sua storia parla chiaro. Però bisogna stare bene insieme. Se non c’è più quella pienezza, quella forza condivisa, allora diventa difficile andare avanti".

Per competere meglio in Europa servirà una rosa più forte?
"No, su questo sono categorico. Il problema non è la rosa. Una squadra che vince un campionato non può arrivare trentesima in Champions League. Il Napoli due anni fa, con una rosa simile, arrivò ai quarti giocando una grande Champions. È mancata l’identità europea, non i giocatori".

Cosa intende per identità europea?
"Serve una mentalità diversa, un calcio più aggressivo e offensivo. In Europa funzionano squadre che sanno attaccare bene: l’Inter, l’Atalanta, le squadre di Italiano. Il Napoli quest’anno non ha avuto quella cifra di gioco".

Conte dovrà migliorare qualcosa nella gestione?
"Assolutamente sì. Lui stesso ha detto di aver capito cose importanti sulla gestione della rosa. Ma non solo sui minutaggi: anche sul modo di affrontare le partite europee. In Champions si gioca in maniera diversa".

Che giudizio dà invece su Giovanni Manna?
"A me piace molto. Mi piace il tono, il modo di stare dentro le cose. Il Napoli aveva obiettivi di mercato e bene o male li ha raggiunti tutti. E poi De Laurentiis quando sceglie un direttore sportivo tende a crederci davvero". 

Anche la scelta di Alisson Santos sembra aver dato ragione a Manna.
"Sì, anche se Alisson non era ancora un titolare del calcio europeo. Era un giocatore di prospettiva, uno che spaccava le partite nel secondo tempo. Conte ci mette sempre un po’ a fidarsi completamente dei giocatori nuovi, ma poi ha capito che era uno dei pochi che dava profondità e imprevedibilità".

Hojlund invece non tira praticamente mai in porta. È un problema?
"Sì, perché secondo me i gol li ha. Però nell’ultima partita, pur senza tirare, è stato determinante in entrambi i gol del Napoli. È migliorato tantissimo nel gioco spalle alla porta e nei duelli fisici. Ma adesso bisogna esaltarlo per quello che è davvero: un attaccante forte di testa, nell’allungo e nel tiro. Deve arrivare a 15-20 gol in Serie A".