Comunale co-conduttore a Le Iene: "Proposto una cravatta azzurra, ma devo tenermi il bianconero"
Vincenzo Comunale, comico e conduttore televisivo, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "Faccio parte del cast de Le Iene come comico e co-conduttore del programma e sono molto contento. L'unica cosa negativa, per rimanere in tema calcistico, sono i colori bianco e nero. Su quelli purtroppo non possiamo fare niente. Ho anche proposto una cravatta azzurra, ma niente. Però porto sempre qualcosa del Napoli in tasca: sono i miei amuleti".
Passando al Napoli, ti aspettavi qualcosa in più da questo inizio di stagione oppure bisogna semplicemente concedere tempo ad Allegri?
"Secondo me sono vere entrambe le cose. È chiaro che noi tifosi ci aspettiamo sempre qualcosa in più, soprattutto gol e vittorie, però il campionato è lungo. Quando c'è un cambiamento importante come quello avvenuto in panchina serve tempo. Bisogna essere fiduciosi per il futuro. Non possiamo essere contenti e allegri al cento per cento, però speriamo per il meglio".
L'ambiente napoletano rischia di aumentare ulteriormente le difficoltà attraverso la pressione?
"Sì. Noi napoletani siamo belli, cari e abbiamo una tifoseria straordinaria, però nei momenti di difficoltà riusciamo quasi a peggiorare la situazione perché aumentiamo tantissimo la pressione. Io non vorrei mai fare l'allenatore del Napoli: è veramente difficile lavorare con tutta quella pressione addosso".
Lucca e Lang sono due dei calciatori maggiormente discussi. Quanto può incidere l'aspetto mentale sulle loro prestazioni?
"Secondo me tantissimo. Non è mai facile quando senti che intorno a te manca fiducia. L'aspetto mentale nel calcio e nello sport in generale è fondamentale. Le qualità tecniche naturalmente contano, però se non ti aiuta neanche la testa diventa tutto più difficile. Quando poi le prestazioni non arrivano e cominciano le critiche dei tifosi, si crea una sorta di effetto domino dal quale sembra impossibile uscire".
Quindi serve anche maggiore comprensione nei loro confronti?
"Io me lo auguro. Al di là di tutto sono professionisti, atleti, ma soprattutto ragazzi, anche più giovani di me. Spero che possano ritrovare stabilità e serenità, che sia a Napoli oppure eventualmente altrove. È vero che noi tifosi stiamo soffrendo guardando certe prestazioni, ma credo che neanche loro stiano vivendo bene questa situazione".
Lucca, in particolare, è diventato bersaglio di critiche e meme sui social. Bisogna concedergli ancora fiducia?
"Quando spendi tanti soldi per un calciatore crei inevitabilmente aspettative molto alte. Se fai un investimento importante, lo carichi anche di responsabilità. Credo che Lucca, nelle condizioni giuste, possa essere un attaccante buono e fare stagioni positive come quella vissuta a Udine. Però se lo paghi trenta o trentacinque milioni e poi le prestazioni non arrivano, è normale che la gente rimanga insoddisfatta".
Quando però le critiche diventano offensive si rischia di ottenere l'effetto opposto?
"Esatto. Si crea un circolo vizioso: le aspettative vengono deluse, nasce il malcontento e il malcontento porta a bersagliare il calciatore, qualche volta anche in maniera eccessiva o offensiva. E questo genera ancora più negatività. Anch'io da tifoso urlo e mi dispero quando vedo determinati errori, ma fallo a casa tua, non andare a urlarlo direttamente a Lucca".
Favasuli, invece, ha avuto un impatto completamente diverso. Cosa ti ha colpito di lui?
"Sono molto contento e vorrei vedere più spesso situazioni del genere. Mi hanno colpito anche le parole di De Bruyne sui giovani e su Vergara: in Inghilterra è normale vedere ragazzi ancora più giovani debuttare ad altissimo livello. Vergara è un calciatore che mi piace tantissimo e anche Favasuli ha mostrato subito cose importanti".
In Favasuli è soprattutto la mentalità ad averti impressionato?
"Sì. Al di là delle qualità tecniche, che possiede e sulle quali può ancora migliorare essendo molto giovane, secondo me la differenza l'ha fatta la mentalità. In alcune partite vedevi altri giocatori quasi rassegnati, un po' 'addurmute', per dirla alla nostra maniera. Lui invece entra con la voglia e la grinta di spaccare la partita. Questa cosa si nota immediatamente".
Il rischio adesso è caricare Favasuli e Vergara di troppe aspettative?
"Assolutamente. Non dobbiamo passare immediatamente a dire che Favasuli sia la soluzione di tutti i problemi e debba giocare sempre. Bisogna concedergli tempo. Questi sono ragazzi giovani e le pressioni possono essere pericolose sia quando sono negative, come sta succedendo con Lucca, sia quando sono positive, come potrebbe accadere con Vergara e Favasuli. Lo ha detto anche Allegri: bisogna permettere loro di crescere all'interno della squadra".
Da comico e tifoso, quale slogan daresti allora al Napoli di questa stagione?
"In questo momento l'unico può essere: 'Allegri... speriamo'. Perché oggi, diciamo la verità, allegri non lo siamo ancora. Speriamo di poterlo diventare con il tempo. Dobbiamo guardare avanti, sperare e magari pregare tutti i santi del mondo".
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