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Esonero Allegri? Mignano: “Costa tanto, ADL non può pagargli triennale e prenderne un altro”

Esonero Allegri? Mignano: “Costa tanto, ADL non può pagargli triennale e prenderne un altro”
Oggi alle 14:00Radio Tutto Napoli
di Francesco Carbone
Raffaele Mignano analizza le difficoltà del Napoli, le responsabilità tecniche e societarie e la necessità di ritrovare serenità.

Il Napoli è in crisi e la sconfitta di Venezia aggrava una situazione sempre più preoccupante. La squadra di Massimiliano Allegri è arrivata alla quinta battuta d'arresto stagionale in nove partite, tra difficoltà di gioco, risultati deludenti e interrogativi sulla costruzione della rosa e sulle scelte societarie. Ne abbiamo parlato con il giornalista Raffaele Mignano, intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, che ha analizzato le responsabilità dell'allenatore, le criticità della programmazione e la necessità di ritrovare un rapporto più forte tra squadra, società e tifoseria.

Che cosa ci ha raccontato Venezia-Napoli? E, soprattutto, che momento è questo per il Napoli, arrivato alla quinta sconfitta stagionale in nove uscite sotto la guida di Allegri? “Credo che il problema non sia soltanto l'immediato. Ho dato uno sguardo velocissimo agli impegni da qui alla fine di novembre e, se la situazione dovesse rimanere questa, il calendario è davvero da brividi. Ci sono il Bodø/Glimt, la Roma e il Monza, poi, una dopo l'altra, Juventus, Porto, Lazio, Torino e Manchester City. In un momento così triste e negativo, è difficile immaginare una rinascita del Napoli, anche se naturalmente questo è l'auspicio di tutti. Mi chiedo, però, se non sia arrivato il momento di cercare soluzioni nuove e dare un segnale. Avevo proposto e invocato un ritiro, non punitivo, ma conoscitivo, perché resto convinto che tra Allegri e la squadra non ci sia la giusta empatia. L'allenatore non è riuscito a entrare nella testa dei giocatori, che appaiono svogliati. Non credo che calciatori di questa caratura possano aver subito un'involuzione così netta rispetto a pochi mesi fa senza che ci sia qualcosa da ricostruire. Mi sono fatto anche un'altra riflessione: contro il Frosinone sono arrivati gli applausi e la vittoria; contro il Villarreal, un primo tempo sulla falsariga della gara precedente e poi un secondo tempo in cui è difficile capire che cosa sia accaduto negli spogliatoi. Il Napoli è stato inesistente, proprio come a Venezia. Uno più uno fa due: lascio le conclusioni a chi ci ascolta”.

A proposito di Allegri, ti chiedo: al netto della tua esperienza, dove nascono le sue responsabilità in questo momento? “Penso che Allegri paghi innanzitutto il fatto di aver accettato la proposta del Napoli e tutte le condizioni presentate dalla società, a cominciare da Aurelio De Laurentiis. Prima di lui erano stati contattati altri allenatori, ma evidentemente alcuni hanno declinato l'invito quando hanno capito che non ci sarebbe stata una vera campagna acquisti. Probabilmente avevano compreso che, con il materiale a disposizione, sarebbe stato necessario entrare subito in sintonia con la squadra per riuscire a ottenere risultati. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che Allegri durante l'estate era impegnato anche nella vicenda legata al Milan. A mio avviso, ancora oggi non conosce bene il gruppo che ha a disposizione. Si affida alla propria esperienza e alle proprie idee tattiche, cercando di applicarle in campo, ma si trova a lavorare con giocatori che non conosce perfettamente e che non sempre si adattano alle sue scelte. La situazione è complicata perché l'allenatore è ancora in una fase di conoscenza della squadra, proprio mentre la stagione entra nel vivo. Non parlerei necessariamente di colpe, ma di una questione oggettiva: Allegri non conosce ancora fino in fondo i suoi calciatori e le sue idee tattiche non sembrano sposarsi perfettamente con le caratteristiche di una rosa costruita, fino alla scorsa stagione, per il calcio di Antonio Conte. Si parla già di esonero, ma mi chiedo come si possa pensare di mandare via un allenatore dopo poche giornate, per quanto disastroso sia stato l'avvio. Allegri ha un costo importante e, in un momento di difficoltà economica per il Napoli, immaginare di pagargli il contratto triennale senza più utilizzarlo e di ingaggiare un altro tecnico mi sembra, al momento, improponibile per la società”.

Se quest'anno il Napoli non si dovesse qualificare alla Champions League, la situazione diventerebbe ancora più complicata? “Non è soltanto una questione di Allegri. Ci stanno scrivendo tanti ascoltatori, alcuni tornano a parlare degli allenatori, ma la situazione è più complessa: ci sono tanti problemi, a più livelli. È una questione di programmazione. I conti non tornano e, sull'onda dell'entusiasmo delle ultime due stagioni, evidentemente sono state fatte determinate valutazioni che oggi mostrano tutti i loro limiti. L'obiettivo dichiarato da De Laurentiis per l'anno del centenario, che al momento non sembra produrre gli effetti sperati, era quello di fare qualcosa di importante in Europa. Del resto, il presidente ha più volte dichiarato che questo è uno dei traguardi che ancora gli mancano alla guida del Napoli.

Dopo aver contattato altri allenatori, De Laurentiis ha scelto Allegri perché, come ha dichiarato pubblicamente, lo considera una propria scommessa vincente. Mi auguro che riesca a vincerla, ma per il momento questa scommessa non sta dando i risultati sperati. Poi ci sono tutti gli altri aspetti: la gestione dei rinnovi, le richieste economiche dei calciatori, le trattative ancora in sospeso e le incertezze sul futuro. A questo si aggiungono le questioni legate allo stadio, ai centri sportivi e alle iniziative societarie, oltre alle voci che periodicamente tornano a circolare sulla cessione del club. Come si può pensare che un gruppo lavori serenamente se tutte queste questioni si accavallano continuamente? I calciatori finiscono per sentirsi in bilico. Se vengono messi in discussione De Bruyne, i leader della squadra e persino Di Lorenzo, che appare logorato, diventa davvero difficile trovare serenità. Al Napoli mancano anche alcune figure all'interno della struttura societaria. Penso, per esempio, a un club manager capace di fare da collegamento tra la squadra, la società e il mondo esterno. C'è poco dialogo e manca un rapporto sufficientemente solido con l'ambiente. Non dimentichiamo, da giornalisti, le difficoltà incontrate la scorsa stagione anche nel reperire informazioni sui convocati e nel seguire le conferenze stampa. Con Conte c'era un silenzio quasi assoluto: dovevamo immaginare le sue parole e persino chi sarebbe stato convocato. Sono aspetti che non fanno bene e che rappresentano, a mio avviso, un caso piuttosto singolare in Serie A”.