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Flop Hojlund? Zito: "No, il problema è che non ha rifornimenti! Può fare 15 gol in scioltezza"

Flop Hojlund? Zito: "No, il problema è che non ha rifornimenti! Può fare 15 gol in scioltezza"
Oggi alle 19:20Radio Tutto Napoli
di Pierpaolo Matrone
Francesco Zito analizza attraverso i dati il momento del Napoli: "Hojlund ha toccato appena 14 palloni in area nelle prime cinque giornate".

Francesco Zito, analista di Kickest, è stato ospite della nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "Il Napoli non ha bisogno di un altro attaccante, ha bisogno di supportare quello che possiede. Hojlund è molto valido e ha tutte le caratteristiche per fare reparto da solo, ma una cosa è fare reparto da solo e un'altra è essere lasciato completamente solo. A Firenze, così come in generale in questo avvio di campionato, è stato pressoché abbandonato a se stesso".

Quanto sono significativi i suoi numeri contro la Fiorentina?
"Al Franchi ha toccato appena 12 palloni in totale, dei quali soltanto due all'interno dell'area avversaria. Non è stata sicuramente la sua partita più brillante, ma se lo lasci a battagliare tra due centrali a cinquanta metri dalla porta e sempre spalle alla porta non agevoli certamente il suo gioco. Nell'unica situazione nella quale ha potuto puntare la porta frontalmente è servito un recupero eccezionale di Dragusin per fermarlo".

Il dato complessivo sui tocchi in area conferma quindi le difficoltà del centravanti?
"Sì. Nelle prime cinque giornate Hojlund ha toccato soltanto 14 palloni nell'area avversaria. Ci sono attaccanti che arrivano quasi a quei numeri in una singola partita. Eppure i suoi gol finora se li è praticamente costruiti da solo. Ha accumulato appena 0,76 expected goals ed è già andato oltre ciò che i numeri suggerivano. Il contesto non lo sta aiutando per niente".

Quindi non ritieni necessario acquistare un nuovo centravanti a gennaio?
"No. Hojlund ha tutto per segnare tranquillamente quindici gol, ma deve ricevere maggiore supporto alle proprie spalle. Il problema non è trovare un altro attaccante, ma riuscire a mettere quello che hai nelle condizioni di incidere".

Passando alla difesa, i numeri mostrano qualche miglioramento rispetto alle partite contro Como e Inter?
"Credo che il Napoli non abbia propriamente un problema difensivo o, quantomeno, abbia trovato una maggiore quadratura rispetto alle precedenti uscite. Nel primo tempo contro la Fiorentina ho apprezzato molto l'utilizzo del doppio play: il Napoli riusciva a ripulire meglio il pallone in costruzione, commetteva meno errori, trovava più facilmente gli uomini tra le linee e aveva una manovra più fluida".

Il possesso può essere la migliore arma difensiva per questo Napoli?
"Secondo me sì. Questa squadra con il 4-2-3-1 può difendersi soprattutto attraverso il possesso del pallone. Il problema è nato quando è passata in vantaggio e, seguendo la filosofia di Allegri, ha deciso di abbassare il baricentro. Da quel momento il Napoli si è abbassato di una decina di metri e alla fine ha preso gol".

Quindi il pareggio della Fiorentina non nasce principalmente da un errore individuale?
"No. Il Napoli era schiacciato dentro la propria area, non è riuscito a liberare il pallone e poi una deviazione sfortunata ha trasformato un tiro in gol. Nel complesso la squadra si è mossa meglio rispetto ad altre partite e non ha corso grandissimi pericoli. Il problema torna quando decide di abbassarsi eccessivamente".

La narrazione sugli episodi e sulla necessità di essere più cinici rischia di nascondere il vero problema?
"Assolutamente. I numeri dicono che il Napoli ha raccolto quanto ha prodotto. I punti sono quelli e, in questo momento, il Napoli è questo. L'episodio fa sempre parte del calcio, ma qui parliamo soprattutto di un atteggiamento di fondo. Non siamo davanti a una squadra che crea tantissimo e spreca occasioni clamorose".

Quindi chiedere maggiore concretezza non basta?
"Il tema non può essere soltanto la pulizia tecnica, la scelta o il singolo episodio. Bisogna riflettere sull'identità e sul coraggio con cui viene affrontata la partita. Una grande squadra come il Napoli, con un organico di tutto rispetto, non può nascondersi dietro tre episodi".

Le responsabilità sono però tutte di Allegri?
"No, ed è giusto allargare il quadro. Allegri in questo momento fa un po' da parafulmine. È un allenatore che tende ad accontentarsi del materiale a disposizione e prova a ricavarne il massimo secondo le proprie idee. La sua comunicazione è sempre la stessa: parla di episodi, scelte e pulizia tecnica e tende a semplificare. Ma alle sue spalle c'è una situazione più complessa. Bisogna anche chiedersi da dove nascano i problemi e perché il Napoli abbia scelto Allegri dopo una delle stagioni più difficili della sua carriera".

Come giudichi invece l'inizio di stagione di De Bruyne?
"Non è stato il fattore che ci aspettavamo. Si fa spesso il paragone con ciò che Modric è riuscito a dare al Milan e De Bruyne finora non ha avuto lo stesso impatto sul Napoli. È il giocatore dal quale ti aspetti la giocata illuminante tra le linee, ma quella giocata sta mancando".

I dati salvano almeno in parte il rendimento di Kevin?
"Sì, perché resta tra i migliori della Serie A per passaggi filtranti e per le cosiddette through balls, cioè quei palloni capaci di tagliare le linee e innescare gli attaccanti. Qualche volta questi passaggi non sono stati sfruttati bene dai compagni. Resta però un dato di fatto che De Bruyne non stia dando l'apporto tecnico che era lecito aspettarsi, anche perché gli è spesso mancata brillantezza nelle varie fasi della partita".

Il Napoli può fare a meno di De Bruyne in questo momento?
"Credo che il Napoli non possa prescindere dalla sua qualità sulla trequarti. Allo stesso tempo bisogna essere chiari: siamo ancora lontani dal miglior Kevin De Bruyne".

Guardando oltre i risultati immediati, quante squadre vedi più avanti del Napoli a livello di progetto?
"Qui la domanda diventa: qual è oggi il progetto del Napoli? Non è stato fatto un grande mercato, diversi giocatori sono avanti con gli anni, ci sono contratti importanti in scadenza e i giovani inseriti realmente nelle seconde linee sono pochi. L'Inter è sicuramente avanti, il Como sta facendo passi da gigante, la Roma continua a rinforzarsi, il Milan sembra aver aperto un ciclo promettente e la Fiorentina ha rifondato. Ci sono anche realtà più piccole che hanno costruito un'identità molto precisa".

È questo l'aspetto che deve preoccupare maggiormente per il futuro?
"Sì. Se dovessi valutare esclusivamente la progettualità, oggi collocherei il Napoli molto più indietro rispetto alle sue ambizioni, perché in estate è stata compiuta una scelta precisa: mantenere sostanzialmente lo status quo e contenere i costi. Considerando l'età di diversi giocatori e la necessità di iniziare un nuovo ciclo, credo che un campanello d'allarme debba suonare".