Calciomercato Napoli, Giordano: “Ho una sensazione sul futuro di Lukaku e De Bruyne”
Antonio Giordano, giornalista de La Gazzetta dello Sport, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
Che tipo di stagione dobbiamo aspettarci dal Napoli del Centenario? E, relativamente al ritiro di Castel di Sangro, quali indicazioni specifiche potrebbero emergere? “Partiamo dal Centenario. Al momento non sappiamo ancora molto, perché tutto è in fase di definizione. È certo però che il Napoli non farà acquisti prima di aver ceduto alcuni calciatori, anche perché negli ultimi tre anni i mercati sono stati molto dispendiosi. Nel frattempo le altre squadre si stanno muovendo: il Milan ha acquistato, il Como ha fatto operazioni importanti, così come la Fiorentina. Due grandi realtà come Milan e Juventus hanno aggiunto qualcosa alle proprie rose. Anche la Roma ha ufficializzato l’arrivo di Santiago Castro per una cifra vicina ai 35 milioni: un grande colpo, soprattutto considerando la capacità di Gasperini di valorizzare e migliorare i giocatori. Non possiamo ancora fare previsioni definitive, ma è certo che ci aspettiamo un Napoli protagonista. Centenario o meno, il ruolo del Napoli ormai deve essere quello di una squadra di vertice. Vedremo se arriveranno nuovi innesti, anche perché in difesa potrebbero esserci delle difficoltà, considerando l’assenza di un pilastro come Buongiorno”.
Quali indicazioni potranno arrivare dal ritiro di Castel di Sangro? Ci saranno scelte definitive, considerando che tra la fine del ritiro e l’inizio della stagione mancheranno meno di dieci giorni? “Credo che il Napoli interverrà ancora sul mercato con un difensore, un esterno e probabilmente un portiere. Non penso che ci saranno altri movimenti importanti. Credo che De Bruyne resterà, mentre ho qualche dubbio in più su Lukaku. Per quanto riguarda Lucca, penso possa rimanere, a meno che non si muova qualcosa intorno a lui. Non è semplice, però, orientarsi verso un’operazione di mercato che potrebbe diventare economicamente molto pesante e rischiosa”.
Al di là dei singoli uomini, il ritiro servirà anche a dare ulteriori certezze sulla scelta tattica di Allegri, che sembra orientato verso il 4-3-3? “Credo che il ritiro serva proprio a questo: capire, studiare, analizzare e conoscere meglio i giocatori. Allegri ha visto molti calciatori da lontano, li conosce, ma in realtà deve ancora entrare in sintonia con loro, non solo dal punto di vista tecnico ma anche umano. Ho grande fiducia in Allegri, tanta. Il suo vissuto conta e dice molto. A lui questa squadra piace e quindi bisogna dargli fiducia”.
Seguendo il Napoli a Dimaro sono emersi due elementi di discontinuità rispetto alla gestione Conte: più lavoro con il pallone e un clima apparentemente più disteso. Pensi possano essere punti di forza o rischiano di diventare elementi di debolezza? “Sono elementi di diversità. Sarà il campo a dire se saranno punti di forza o meno. Sappiamo bene che, se la squadra farà bene e sarà protagonista, chi oggi guarda con un pizzico di pregiudizio finirà per cambiare opinione. Se invece dovesse andare diversamente, quelle stesse persone alimenteranno le proprie teorie. Il calcio non lo cambiamo noi: ognuno ha le proprie simpatie, preferenze e idee. Credo però che questa leggerezza possa aiutare il Napoli, perché probabilmente ce n’era bisogno. Allo stesso modo, credo che un calcio basato maggiormente sul lavoro tecnico e tecnico-atletico con il pallone sia una strada che negli ultimi decenni ha dato grandi risultati. Anche il metodo Conte ha pagato, soprattutto a Napoli, ma alla fine tutto dipende dai risultati”.
A proposito di commissari tecnici, come giudichi quanto accaduto con Paolo Maldini e Leonardo, l’investitura iniziale di Andrea Pirlo e poi la scelta finale con Roberto Mancini commissario tecnico e Claudio Ranieri direttore tecnico? “Bisogna intendersi su tante cose. Sicuramente è stato un periodo di circa venti giorni terrificante per il calcio italiano e per la programmazione, questo mi sembra evidente. Sono caduti alcuni capisaldi, anche un po’ retorici, legati all’idealizzazione di figure simbolo del calcio. Pensavamo che Malagò fosse l’uomo perfetto per una riconversione del sistema, invece qualche imperfezione è emersa. Bisogna capire cosa significhi prendere un responsabile dell’area tecnica come Maldini al proprio fianco e poi non garantirgli l’autonomia e la credibilità che gli erano state riconosciute”.
Secondo te ci sono state anche pressioni esterne o politiche nella scelta di non puntare su Pirlo? “Premesso che Pirlo non sarebbe stato il mio commissario tecnico, anche se l’ho amato come giocatore più di pochi altri, il punto non è questo. Se esistono dei principi etici, devono essere rispettati. Non possiamo dimenticare quello che è successo nell’estate del 2023, quando Mancini lasciò la Nazionale e spaccò il calcio italiano. Successivamente ci fu una scelta ideologica che purtroppo non ha portato i risultati sperati, perché Spalletti era, a mio avviso, uno degli allenatori più preparati dal punto di vista tecnico e tattico. C’è poi il tema del rapporto commerciale di Pirlo con una società di betting e con la Russia. Bisognerebbe interrogarsi anche su quanti grandi aziende italiane e sponsor abbiano rapporti con quel Paese. Da anni la Russia è diventata un tema molto delicato per l’Europa, ma allo stesso tempo abbiamo accettato situazioni molto discutibili nel calcio internazionale. Ci facciamo passare tutto e poi, quando una cosa non va bene, decidiamo dall’alto se accettarla o demolirla. Non è così che dovrebbe funzionare. Detto questo, ho grandissimo rispetto per Claudio Ranieri, una delle persone più belle del calcio”.
La gestione della vicenda Maldini e Leonardo ti ha convinto? “Ranieri ha avuto anche momenti difficili nella sua esperienza da dirigente alla Roma, soprattutto nel rapporto con Gasperini, ma nella gestione di questa vicenda credo abbia avuto un comportamento corretto. Se Malagò aveva già deciso che il commissario tecnico sarebbe stato Mancini, allora era inutile coinvolgere Maldini e Leonardo in un percorso diverso. Bastava dire loro: “Voi rappresentate l’architrave di un nuovo progetto, ma l’allenatore lo scelgo io”. A quel punto avrebbero potuto accettare o meno. Credo che a Maldini e Leonardo si possa imputare soltanto una certa leggerezza nella gestione della situazione. Se una scelta non viene condivisa, è giusto farsi da parte. Non avendo vissuto quelle stanze, però, mi sento di assolvere entrambi. Resta il fatto che qualcosa poteva essere fatto meglio. Ci sono stati errori di comunicazione: un giornalista può scrivere di aver contattato Guardiola o Ancelotti, ma non puoi poi sostenere in conferenza stampa di aver parlato con loro e successivamente presentarti con un allenatore esordiente. Gli errori li abbiamo commessi tutti, anche noi giornalisti, nell’accogliere con troppo entusiasmo un cambiamento che forse non era davvero tale”.
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