Dazn, Sechi: "Allegri può rilanciare De Bruyne. Su Lukaku peseranno due cose"
Nicola Sechi, giornalista di Dazn, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB: "Lukaku ha dato sensazioni completamente differenti nelle prime due partite del Mondiale. Nella gara d'esordio, trascinato dall'entusiasmo di aiutare la squadra, ha avuto un impatto importante: già la sua sola presenza ha fatto la differenza e ha propiziato anche il gol del Belgio, pur essendo poi un'autorete. È stato il Lukaku che conoscevamo. Nella seconda partita, invece, per me è stato abbastanza deludente, anche se lui si è detto soddisfatto della prestazione. Per questo oggi faccio fatica a inquadrarlo: molto dipenderà da Allegri e soprattutto dalle sue condizioni fisiche. Su De Bruyne il discorso è diverso. Il Belgio mi sembra una squadra in grande difficoltà, quasi una polveriera, e in questo contesto è complicato giudicare i singoli. Mi hanno lasciato un po' perplesso anche alcune sue dichiarazioni dal ritiro della Nazionale. Però penso che per il calcio di Allegri un giocatore come lui possa essere fondamentale: è uno che dal nulla inventa la giocata che ti cambia la partita. Se guardiamo alle caratteristiche del gioco di Allegri, avere un calciatore così è un valore enorme."
Pensi che Allegri possa convincere De Bruyne a restare?
"Assolutamente sì. Allegri ha sempre avuto un ottimo rapporto con i grandi campioni. Basti pensare alle parole di Luka Modric, che lo ha definito uno dei migliori allenatori con cui abbia mai lavorato. Se fossi De Bruyne, ascolterei anche questo tipo di testimonianze e una chiacchierata con Allegri la farei sicuramente. Credo che Allegri farà di tutto per trattenerlo. In molte partite, soprattutto contro le squadre che si chiudono, uno come De Bruyne può diventare la luce della squadra."
E invece Lukaku può ancora avere un futuro in azzurro?
"Qui il discorso è più complesso. Il Napoli ha investito tanto su di lui e ha un ingaggio molto importante. Se dovesse partire, non sarebbe semplice trovare una soluzione soddisfacente. Bisogna capire se arriverà un'offerta, magari dall'Arabia Saudita, oppure se lui vorrà restare nel calcio europeo. Molto dipenderà anche dal sistema di gioco di Allegri. Io immagino un Napoli piuttosto flessibile, tra 4-3-3 e 3-5-2. Se si giocherà con gli esterni offensivi, è chiaro che Alisson Santos e Neres dovranno avere spazio. Se invece si passerà a due punte, allora bisognerà capire come Allegri immagina la convivenza tra Lukaku e Hojlund. Personalmente ho qualche dubbio sulla loro compatibilità: entrambi amano venire incontro e poi attaccare la profondità. Inoltre Lukaku, per caratteristiche fisiche, ha bisogno di tempo per entrare in partita e non è il classico attaccante che rende al massimo entrando negli ultimi quindici minuti. Per questo credo che si dovrà fare una valutazione molto attenta. Se il progetto sarà costruito attorno a Hojlund, forse sarà meglio trovare una soluzione per Lukaku e prendere un attaccante disposto ad accettare il ruolo di alternativa."
Tu hai intervistato Antonio Conte poche giornate prima della fine del campionato. Avevi già percepito che sarebbe andato via?
"Mi sono fatto tante domande dopo quell'intervista. La frase che mi fece scattare un campanello d'allarme fu: 'Quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto e il presidente lo sa'. In quel momento ho pensato che stesse semplicemente alzando la posta, quasi a dire: 'Resto, ma a determinate condizioni'. Poi, però, la conferenza stampa con De Laurentiis mi ha dato la sensazione di un Conte arrivato a fine ciclo, completamente spremuto. D'altronde la sua carriera parla chiaro: dopo due anni i suoi metodi diventano molto pesanti da sostenere. Lo stesso Rrahmani, quando gli chiesi quanto volesse continuare con Conte, si mise a sorridere dicendo che con il mister ci si abitua, ma è davvero molto faticoso. I giocatori, dopo due stagioni con Conte, arrivano mentalmente e fisicamente al limite. Non è un'opinione, è la storia della sua carriera. Per questo credo che cambiare aria abbia fatto bene sia ai calciatori sia allo stesso Conte."
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