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Kickest, Zito: "Vi spiego perché Gila è il tassello giusto per il Napoli"

Kickest, Zito: "Vi spiego perché Gila è il tassello giusto per il Napoli"
Oggi alle 19:10Radio Tutto Napoli
di Pierpaolo Matrone
Francesco Zito, analista di Kickest, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live

Francesco Zito, analista di Kickest, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video: "Il potere economico della Premier League è ormai imparagonabile a quello della Serie A e delle altre leghe europee. Già mi aveva sorpreso la disponibilità dell'Inter a investire certe cifre per Palestra, poi è arrivato il Chelsea e in pochissimo tempo ha ribaltato completamente la trattativa. La Serie A deve necessariamente lavorare su parametri economici differenti. Per questo operazioni come quella di Mario Gila rappresentano un'opportunità importante: parliamo di un giocatore che può completare un reparto già competitivo senza obbligare il club a investimenti fuori portata."

Quando si valuta un giocatore come Gila bisogna sempre rapportarlo al livello della Serie A?

"È un ragionamento corretto, ma bisogna anche considerare il contesto tattico in cui i giocatori rendono. Penso a McTominay con Conte o a Malen con Gasperini: sono calciatori inseriti in sistemi che valorizzano al massimo le loro caratteristiche. Quando poi li osserviamo in una competizione come il Mondiale, dove il livello si alza e anche le nazionali meno quotate sono organizzate tatticamente, tutto diventa più complicato. Non credo però che questo svaluti il livello della Serie A: semplicemente oggi il nostro campionato rappresenta una tappa di crescita prima dell'approdo nei top club di Premier League o Liga."

Che Mondiale stai vedendo? Ti stanno sorprendendo le cosiddette outsider?

"È un Mondiale molto interessante. I grandi campioni hanno risposto subito presente: Messi, Mbappé, Haaland, Cristiano Ronaldo, Vinicius, Kane. Allo stesso tempo ci sono state tante sorprese. Capo Verde ha ottenuto due pareggi prestigiosi e si giocherà la qualificazione, l'Egitto è vicino al passaggio del turno, l'Iran ha fermato il Belgio, Curaçao è ancora in corsa. Le nazionali africane stanno disputando un torneo straordinario e dimostrano che il divario con l'Europa si è ridotto molto. Mi hanno invece deluso la Turchia, che aveva tantissimo talento offensivo e ha disputato due gare davvero negative, mentre mi hanno impressionato gli Stati Uniti: non mi aspettavo una squadra così organizzata, verticale e intensa. Anche il Giappone conferma la crescita del proprio progetto calcistico, mentre il Messico, pur in un girone non irresistibile, ha fatto percorso netto senza subire gol."

L'allargamento a 48 squadre ti convince?

"Dal punto di vista culturale sì, perché ci permette di conoscere realtà che prima restavano escluse. Personalmente, però, non mi convince il fatto che passino ben 32 squadre su 48. Così il girone perde un po' di valore competitivo. Forse andrebbe rivisto il criterio di qualificazione alla fase a eliminazione diretta."

Come stai vedendo De Bruyne e Lukaku con il Belgio?

"Mi sembrano gli stessi giocatori che hanno chiuso la stagione con il Napoli. Il Belgio, tatticamente, non li mette nelle condizioni migliori e alcune scelte del commissario tecnico continuano a lasciarmi perplesso. Ci sono giocatori arrivati a fine ciclo, mentre altri come De Cuyper hanno dimostrato subito di poter dare qualcosa in più. Senza Doku, poi, tutto diventa ancora più complicato. De Bruyne non è mai stato un leader carismatico nel senso tradizionale del termine: trascina la squadra con le giocate, con gli assist, con le intuizioni. È uno dei giocatori che corre di più in campo, ma oggi lo vedo inevitabilmente meno brillante rispetto ai suoi anni migliori. Lo stesso discorso vale per Lukaku. Ha giocato pochissimo nell'ultima stagione e questa mancanza di continuità si vede. Ha lavorato tanto per arrivare al Mondiale, ma non è ancora il Lukaku devastante che conoscevamo. Per questa generazione belga l'ultima partita contro la Nuova Zelanda sarà uno spartiacque importante."