Il punto del Direttore: “Infortuni, rotazioni, gioco, mercato: 2° posto foglia di fico..."
Il direttore di Tutto Napoli Antonio Gaito è intervenuto nel corso di 'Napoli Talk' su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.
Borja Valero ha collegato gli infortuni ad Antonio Conte, parlando dei carichi di lavoro molto pesanti. “Sì, è un po’ quello che abbiamo raccontato durante tutta la stagione. A parte qualcuno che evidentemente vuole ancora nascondere la polvere sotto il tappeto, è chiaro che quando arrivi a circa 40 infortuni stagionali qualcosa devi aver sbagliato. Parliamo della gestione dei carichi, della fatica, delle rotazioni che spesso non venivano fatte ogni tre giorni. Le alternative trovavano spazio solo dopo gli infortuni dei titolari, quindi non c’era una vera alternanza virtuosa. Anche giocatori forti come Neres finivano per giocare solo quando mancava qualcun altro, ora ancora Gilmour per esempio. Borja Valero conosce bene Conte perché è stato allenato da lui, e sa che con un certo tipo di metodologia aumenta il rischio di infortuni muscolari. Ovviamente non tutti gli infortuni dipendono dagli allenamenti, altrimenti basterebbe allenarsi blandamente per evitarli. Però, se metti insieme il sovrautilizzo continuo dei giocatori, le tante partite consecutive e una metodologia molto dura - come raccontano tutti gli ex di Conte - il rischio cresce inevitabilmente. Questa preparazione può anche darti qualcosa dal punto di vista atletico, perché molti ex giocatori dicono che poi in campo andavano più forte. Però il rischio infortuni c’è. E sinceramente, salvo un breve periodo - forse quello della Supercoppa - io non ho visto un Napoli così intenso o dominante fisicamente. Anzi, stiamo vedendo una squadra che si trascina, nonostante sia uscita presto dalla Champions. Per questo mi chiedo se il gioco valga davvero la candela. Forse questa metodologia funzionava meglio anni fa, ma oggi il calcio va in un’altra direzione, non solo tatticamente ma anche nella preparazione atletica. Ci sono allenatori che arrivano perfino a concedere il giorno libero alla vigilia delle partite, perché con così tanti impegni bisogna gestire bene il lato fisico e mentale. Le parole di Borja Valero, quindi, non mi sorprendono. Lo avevamo già capito, a meno che qualcuno non voglia considerare Conte infallibile. Conte è un allenatore straordinario, ma come tutti ha anche dei limiti”.
Contro il Bologna hai visto un atteggiamento che non ti è piaciuto. De Laurentiis dovrebbe parlare prima con i giocatori o con Conte? “Non lo so, qui entriamo in dinamiche interne che non conosciamo davvero. Io, sinceramente, non credo mai troppo al discorso del disimpegno volontario. I calciatori sono aziende di se stessi: giocano per il contratto, per la visibilità, per la carriera. Farebbero male prima di tutto a loro stessi. Piuttosto, credo che emergano dei limiti. Però c’è un aspetto umano che posso comprendere: quando non credi più pienamente in quello che stai facendo, inconsciamente tendi a renderlo peggio. Faccio un esempio: se a Radio TuttoNapoli vedeste un progetto senza futuro, probabilmente anche voi finireste per lavorare con meno entusiasmo. Se invece credi nel progetto, negli sforzi fatti e in una prospettiva concreta, allora dai qualcosa in più. Questo ragionamento lo accetto. E devo dire che già da diverse partite vedo una squadra che forse non crede più in ciò che fa, o quantomeno non si diverte più a fare questo tipo di calcio, molto dispendioso e basato sui duelli. Quando capisci che il grande obiettivo è sfumato, fare tutta questa fatica per arrivare secondi diventa mentalmente più difficile. Ti viene quello che nel tennis chiamano il braccino”.
Il Pisa può davvero essere una partita pericolosa per il Napoli? “Sì, assolutamente. In questo momento non me la sento di escludere nulla. Non metto le mani sul fuoco su questo Napoli, e questo dice molto sulla fiducia che c’è oggi nella squadra e nel progetto tecnico. È chiaro che, se mi fai questa domanda, significa che c’è timore perfino del Pisa, una delle squadre peggiori viste in Serie A quest’anno. Con Gilardino almeno aveva intensità e aggressività nei duelli, anche se poi perdeva quasi sempre per limiti tecnici evidenti. Dopo il cambio di allenatore la situazione è peggiorata ulteriormente, e la retrocessione ha inciso anche mentalmente. In questo momento il Napoli deve ringraziare il calendario. L’avevo detto anche prima della partita col Bologna: se il Napoli offre prestazioni del genere, il problema non è l’avversario. È una squadra che fatica ad arrivare in area e prende gol a ogni distrazione. Con questo livello di prestazioni, diventa difficile contro chiunque, anche contro il Pisa. Certo, il calendario proponeva due partite teoricamente ideali: Bologna e Pisa erano probabilmente le avversarie che avrei scelto. Eppure il Napoli ha fatto sembrare il Bologna il Real Madrid dei tempi d’oro. Adesso bisogna portare a casa questi tre punti in qualsiasi modo. Però poi servirà fare analisi profonde. Il secondo posto rischia di diventare una foglia di fico che copre tutto. Abbiamo parlato degli infortuni, delle rotazioni, del gioco, del mercato fortemente indirizzato da Conte e che, secondo me, è stato totalmente sbagliato. Non ha portato crescita tecnica, ma solo un enorme dispendio economico che il Napoli dovrà gestire anche nei prossimi anni, perché alcuni giocatori rientreranno dai prestiti e sarà difficile piazzarli. La società ha fatto uno sforzo importante, ma ritrovarsi così lontani dall’Inter, con 30 gol di differenza e una Champions mortificante, impone delle riflessioni. Possiamo anche aggrapparci alla Supercoppa, che ha dato gioia ai tifosi, ma non può cancellare tutti i problemi. Per questo oggi ci ritroviamo a preoccuparci anche del Pisa. E il problema non è il Pisa: il problema è il Napoli”.
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