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Leao vs Allegri, Pastore: “Succede da 10 anni con gli attaccanti. Di Maria, Chiesa, Ronaldo…”

Leao vs Allegri, Pastore: “Succede da 10 anni con gli attaccanti. Di Maria, Chiesa, Ronaldo…”
Oggi alle 18:00Radio Tutto Napoli
di Antonio Noto
Giuseppe Pastore a Radio Tutto Napoli: critica alle scelte conservatrici della Serie A, difesa di Italiano e riflessioni su Allegri, Leao e De Bruyne.

Giuseppe Pastore, giornalista, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video 

Massimiliano Allegri approda a Napoli, mentre Vincenzo Italiano sceglie il Besiktas. Come ti spieghi questa situazione?
"Mi pare un argomento che sta interessando molti. Italiano è un allenatore che magari non ha mai allenato una super big pur avendo vinto una Coppa Italia e, come hai detto tu, non ha mai sbagliato una stagione fin dalla Serie D: mai un esonero, mai un divorzio burrascoso, ha sempre raggiunto gli obiettivi. Anche quest'anno alla fine è arrivato ottavo e ha fatto i quarti di Europa League contro la squadra che ha dominato il torneo, cioè l'Aston Villa. Non lo so, guarda, è una cosa che in effetti non mi spiego bene. In questo momento il calcio italiano mi pare stia facendo, con quasi tutte le squadre, scelte all'indietro. Ci metto anche il Napoli, che ha fatto una scelta chiaramente rivolta al passato. Tant'è che uno dei motivi della narrazione su Allegri è che in Champions farà più strada di Conte, prendendo a modello le Champions di dieci anni fa che Allegri condusse fino alla finale. Dieci anni nel calcio di oggi sono un'era geologica. La Lazio è passata a Gattuso, un allenatore che ha fallito ripetutamente negli ultimi quattro-cinque anni. Il Milan si commenta da solo. Gli allenatori più giovani e brillanti, e ci metto anche quelli di maggior rendimento perché Italiano non è certo uno che si diverte e basta ma ottiene risultati, vanno in Turchia. Credo che ci siano anche motivi economici, perché Italiano non va lì a fare volontariato, però chiaramente è un'occasione persa. Mi viene da commentare che se una volta i nostri migliori allenatori partivano per la Premier League o per la Liga, penso a Capello, Ancelotti e Mancini, adesso vengono attratti dal campionato turco. E i primi responsabili di questo, secondo me, sono dirigenti, presidenti e direttori sportivi."

Molti allenatori italiani che propongono idee innovative vengono accolti con diffidenza. È un problema del sistema?
"Sapete quanto io sia poco interessato a quello che si scrive sui social. Sinceramente non ho mai incontrato nella realtà uno che tifava contro il Porto o che esultava ai gol dello Sporting contro il Porto. La paura, e qui torno serio, è che invece i social condizionino in maniera anche scriteriata molti giudizi e molte scelte da parte di società anche di alto livello. Sappiamo bene come, per esempio, il Milan sia una nave un po' alla deriva in questo momento e sia sensibile al giudizio di chi contesta, di chi fa petizioni e di chi prova a orientare le scelte. Qual è il comune denominatore? Ci sono società deboli, dirigenti poco convinti e proprietà che litigano. Emergono come società vincenti quelle che mantengono maggiore compattezza decisionale: l'Inter, il Como e, se vogliamo, anche il Bologna. Chi invece si lascia trascinare da pressioni esterne finisce per perdere lucidità. E allora fanno bene De Zerbi e Farioli a lavorare in contesti prestigiosi e ben pagati, portando avanti le proprie idee lontano dal veleno del nostro campionato. L'unico grande sconfitto di tutto questo è il calcio italiano."

Che giudizio dai sui calendari della Serie A e sui possibili miglioramenti introdotti dalla Lega?
"Intanto sono favorevole all'idea, già adottata da qualche anno, di pubblicare i calendari a giugno e non ad agosto. È un modo per programmare. Magari non conosciamo ancora le date precise, ma sappiamo già quando cadranno certe partite importanti. Mi pare che abbiano ammesso due errori dell'ultima stagione. Hanno reintrodotto il divieto dei derby all'ultima giornata, che aveva creato situazioni complicate, e sono curioso di vedere quali partite saranno collocate nel weekend della finale degli Internazionali di Roma. Gli errori ci sono stati e sono stati ammessi, anche se a mezza bocca. Però la cosa che mi interessa davvero è che vengano previsti degli slot liberi in primavera per eventuali emergenze. Ogni anno arriviamo a marzo con il problema di capire quando recuperare le partite rinviate. Anche per questo, in prospettiva, si parla sempre più spesso di un campionato a 18 squadre."

Leao ha criticato Allegri e De Bruyne aveva fatto lo stesso con Conte. Vedi delle analogie tra le due situazioni?
"Non mi sorprende che un attaccante non sia contento del modo in cui gioca Allegri, perché sono dieci anni che succede. Ricordo Cristiano Ronaldo uscire dal campo in una Juventus-Ajax facendo gesti eloquenti verso Allegri. Così come tanti giocatori, da Di Maria a Chiesa, nella seconda esperienza juventina sono stati penalizzati. Lo stesso Vlahovic. A me fa un po' sorridere sentire che Vlahovic non vedrebbe l'ora di tornare con Allegri. Probabilmente si stanno simpatici, ma il gioco della Juventus di Allegri non era certo un paradiso per lui, che spesso era costretto a fare cinquanta metri da solo. È quello che è capitato anche a Leao o a Jimenez. Allegri è questo, lo conosciamo da quindici anni. Non penso che cambierà radicalmente. Se avrà una rosa come quella della Juventus del 2015-2017, che gli consentirà di giocare più alto, è un altro discorso. Su Leao però aggiungo una cosa, e posso allargare il ragionamento anche a De Bruyne. De Bruyne è un fuoriclasse, Leao no. Non lo è mai stato e credo non lo sarà mai. È troppo comodo andare in nazionale e da tremila chilometri di distanza alzare il dito e dire che l'allenatore ti fa giocare fuori ruolo o che la squadra gioca male. Sono giocatori di livello e di stipendio molto alto. Mi piacerebbe che si assumessero una parte delle responsabilità per quello che non è andato. Tutti e due hanno avuto problemi fisici, li abbiamo giustificati ampiamente durante la stagione, ma non è sempre colpa degli altri. Leao, dicendo certe cose, manda anche un messaggio poco utile al mercato: sostanzialmente dice che sa giocare soltanto da esterno sinistro e che la sua esplosività, fondamentale per quel ruolo, non sarà più quella di quando aveva ventun anni. Non credo che gli faccia un grande servizio."

Che peso hanno avuto le parole di De Laurentiis su De Bruyne e Lukaku?
"Evidentemente De Laurentiis, al netto della forma che non è mai stata il suo forte, ha intuito che questi due giocatori dal primo punto della stagione hanno iniziato a guardare più verso giugno che verso marzo o aprile. Adesso si sono rimessi in forma e vedremo in che condizioni saranno all'ultimo Mondiale della loro carriera. È un obiettivo legittimo, lo capisco. Quando sai che stai per giocare l'ultima occasione mondiale, qualcosa che non hai mai vinto e nella quale non hai mai brillato particolarmente, è normale che diventi una priorità. Però capisco anche De Laurentiis. Se sono due dei giocatori più pagati della rosa e raccolgono meno di quanto ci si aspettasse, è comprensibile che il presidente utilizzi toni freddi e anche un po' sprezzanti. Quelle parole fanno capire che non abbia gradito il loro comportamento negli ultimi tre o quattro mesi. Inoltre avranno una grande vetrina ai Mondiali e quindi bisogna fare attenzione anche alle eventuali offerte che potrebbero arrivare."