Pistocchi: "Allegri, abbi il coraggio di osare di più! Scudetto? Ecco dove vedo il Napoli"
Maurizio Pistocchi, giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "Il Napoli l'anno scorso è arrivato a undici punti dall'Inter e secondo me i nerazzurri si sono rinforzati notevolmente. Hanno preso un portiere affidabile, un esterno molto forte come Spence, un centrocampista di sicuro valore come Stankovic e hanno diversi giovani molto interessanti. Considerando anche il mercato fatto finora dal Napoli, credo che il gap non si sia attenuato: vedo ancora una notevole differenza tra Inter e Napoli. Gli azzurri devono soprattutto ritrovare un'identità di gioco."
Chi può contendere lo Scudetto all'Inter?
"Attenzione al Como. L'ho visto giocare contro l'Arsenal e ha disputato una partita magnifica. Per me è già pronto per lottare al vertice. Dopo Inter e Como vedo invece una grande bagarre per i posti Champions. L'Atalanta con Sarri ha una rosa forte e un ottimo allenatore, la Juventus ha investito molto e non può fallire ancora la Champions. Il Milan mi ha dato buone sensazioni, mentre Roma e Fiorentina si sono rinforzate. Napoli, Milan, Juventus, Roma e Fiorentina possono giocarsi quelle posizioni."
Quale sistema sarebbe ideale per questo Napoli?
"Mi auguro che Allegri torni intelligentemente al 4-3-3, perché credo che questa squadra sia stata costruita per giocare così e che molti calciatori riescano a esaltarsi maggiormente in quel sistema. Naturalmente il modulo è soltanto una parte del discorso: quello che conta davvero è recuperare un'identità precisa."
Quale identità si aspetta dal Napoli di Allegri?
"Allegri ha sempre praticato un calcio prevalentemente conservativo. Non è un allenatore che abbia nella propria indole un calcio particolarmente creativo. Lo faceva anche quando vinceva con la Juventus, dove però aveva ereditato da Conte giocatori come Barzagli, Bonucci, Chiellini e Buffon. Mi auguro che quest'anno abbia il coraggio di osare qualcosa in più."
Quanto conta lo staff nella costruzione dell'identità di una squadra?
"Conta tantissimo e spesso trascuriamo questi particolari. Una grande squadra dovrebbe avere al proprio interno un'idea precisa del calcio che vuole proporre, indipendentemente dai singoli. Guardate cosa è successo in Spagna: l'arrivo di Cruyff al Barcellona ha portato un'identità differente e negli anni successivi tantissimi hanno seguito quella strada, partendo anche dai settori giovanili."
Quale dovrebbe essere, allora, il modello del Napoli?
"Un grande club come il Napoli dovrebbe avere sempre un'identità precisa. Il miglior calcio degli ultimi anni lo abbiamo visto con Sarri e anche con Spalletti. Quelle squadre avevano qualcosa in comune: dominavano il campo e il pallone, gestivano tecnicamente il possesso e negli ultimi venti metri riuscivano sempre a costruire occasioni. Un po' come fanno Barcellona e Manchester City. Secondo me il Napoli dovrebbe avere sempre in testa quell'idea: dominare il campo e il pallone."
Crede che i tifosi possano aspettarsi anche un Napoli spettacolare?
"Mi auguro che ci sia questa possibilità, ma le indicazioni del passato recente e remoto di Allegri non inducono a essere troppo ottimisti. Probabilmente nella scelta di De Laurentiis ha pesato molto il precedente della Juventus, quando Allegri subentrò a Conte ottenendo risultati eccezionali. Bisogna però ricordare che quella Juventus aveva calciatori che questo Napoli non possiede, soprattutto dal punto di vista dell'organizzazione difensiva."
La piazza di Napoli è ormai abituata a un certo tipo di calcio?
"Assolutamente. Negli ultimi anni a Napoli si è visto spesso un bel calcio. Io guardavo praticamente ogni domenica il Napoli perché mi divertiva e mi piaceva l'identità costruita dalla squadra. Mio padre diceva sempre: se abitui i figli a mangiare tagliatelle tutti i giorni, poi quando gli dai pasta e fagioli, che è comunque buona, non sono altrettanto contenti. Il concetto è questo: il pubblico paga tanto per abbonamenti e biglietti e vuole anche vedere uno spettacolo all'altezza."
Che idea si è fatto, invece, della situazione della Nazionale?
"Vedo poche idee e molta confusione. Credo che strutturalmente ai club di Serie A interessi poco della Nazionale: gli stage portano via giorni di lavoro, i giocatori possono tornare infortunati e gli impegni arrivano spesso tra partite importanti. Probabilmente il percorso pensato con Maldini e Leonardo avrebbe comportato una forte innovazione e un progetto differente."
Come giudica le polemiche intorno a Pirlo e al suo accordo commerciale con una società russa?
"Mi sembrano pretestuose. Ci sono tantissime aziende italiane che mantengono rapporti commerciali con la Russia e non ricordo dichiarazioni pubbliche di Pirlo a sostegno del governo Putin. Se quel contratto fosse stato considerato un problema, sarebbe bastato dirglielo e avrebbe potuto rinunciarvi. Ho visto invece una gestione che, complessivamente, mi lascia molto perplesso."
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