ADL-Friedkin, non c'è partita: il presidente azzurro è autosufficiente, la proprietà americana no
Non è soltanto una sfida da Champions quella che va in scena stasera al Maradona. Napoli-Roma rappresenta anche il confronto tra due filosofie societarie profondamente diverse, come sottolinea l’analisi di Marco Iaria su La Gazzetta dello Sport. Da una parte Aurelio De Laurentiis, pioniere di un modello improntato all’autosufficienza economica; dall’altra la proprietà americana della Roma guidata da Dan Friedkin, fondata su massicce iniezioni di capitale.
Il Napoli, rilevato nel 2004 dalla curatela fallimentare, è cresciuto senza continui apporti dell’azionista. Dopo l’investimento iniziale e il rimborso del prestito bancario, il club ha imparato a camminare sulle proprie gambe, finanziando il mercato con utili e plusvalenze. Nonostante l’ultimo bilancio in rosso, il saldo complessivo dell’era De Laurentiis resta positivo.
Scenario opposto a Roma, dove in cinque stagioni Friedkin ha superato il miliardo di euro investito, accumulando però perdite rilevanti, seppur in progressiva riduzione. I risultati sportivi raccontano la differenza: due scudetti e numerosi trofei per il Napoli, contro piazzamenti costanti ma senza acuti in campionato per i giallorossi, con l’eccezione dei successi europei recenti. Una partita, dunque, che vale anche come manifesto di due visioni del calcio moderno.
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